Nella moderna sala del Cinema Caravaggio a Roma, a cura del “Cinecircolo Romano” che da oltre 60 anni è presente nel panorama cinematografico italiano con iniziative volte a far conoscere il meglio della produzione cinematografica mondiale accompagnato da presentazioni, incontri e dibattiti è stato presentato un film corto (25 minuti), girato nella splendida cornice del Borgo di Rocca di Mezzo (Aq), sede del Parco Velino-Sirente che racconta la Storia della “Gara del Solco”.
L’autore del film, Christian Marino Piccoli, nativo del Borgo di Rocca di Mezzo, è un giovane straordinario regista che, giovandosi di tecnologie moderne e di droni, ha reso visibile, realizzando un cortometraggio, una storia prima riservata ai soli partecipanti all’evento ed alla premiazione. Il film rende sullo schermo il senso profondo della manifestazione che proprio quest’anno compie 400 anni.
La storia della “Gara del Solco” è attestata per la prima volta negli “Atti Capitolari” della parrocchia nell’anno 1625. Un’antica leggenda narra che questa tradizione nacque come voto fatto alla Madonna della Neve perché liberasse il contado aquilano dalla pestilenza che vi imperversava, offrendole in cambio un solco tracciato in suo onore- La gara avviene di notte a cavallo tra l’ultimo sabato e domenica di agosto e si sviluppa nel tracciare un solco con un aratro, in passato trainato da Buoi e oggi da trattori. Partendo dalle pendici del Monte Rotondo, il tracciato, della lunghezza di circa 3 km, deve essere il più dritto possibile e in direzione di una luce accesa sul punto più alto del Borgo vicino al campanile della Chiesa della Madonna della Neve. La vittoria viene decretata al mattino seguente da un’apposita giuria che, posizionatasi sul punto esatto del faro, verifica quale squadra abbia tracciato il solco “più diritto”[1] tenendo conto sia della qualità dell’aratura che delle varie “riprese”. I vincitori ricevono in premio e conservano per un anno il Gonfalone del Comune, sul quale è raffigurato l’aratro tirato dai buoi e che viene solitamente portato in processione insieme alla statua della Madonna della Neve.
La tradizione, la plurisecolare storia e il forte senso di appartenenza, confermano, come in questo caso, la capacità dei Borgi italiani, vera spina dorsale del Paese, ne fanno un perno per la salvaguardia e valorizzazione di ricche testimonianze di civiltà, veri e propri beni culturali immateriali che nel nostro caso ben si pone come possibile candidato al riconoscimento dell’Unesco come è avvenuto, ad esempio per la processione della Madonna della Bruna a Matera.







