Rese note anche le dimissioni di Chiara Sbarigia, presidente di Cinecittà
Cinema, il Direttore generale Cinema e audiovisivo, Nicola Borrelli, rassegna le sue dimissioni. A confermarlo è una breve nota del Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, datata 3 luglio. Rese note anche le dimissioni di Chiara Sbarigia, presidente di Cinecittà.
Le dimissioni
Le dimissioni del Direttore generale Cinema e audiovisivo, Nicola Borrelli, sono arrivate dopo un periodo non certo facile per il settore cinema. E il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, diffonde un conciso comunicato dove prende atto delle dimissioni di Borrelli, “ringrazia e gli conferma la propria stima per il lavoro svolto fin qui”. Le motivazioni non sono rese note ma – come sottolineano diverse testate giornalistiche – la scelta potrebbe riguardare il decreto che ha firmato Borrelli e che ha riconosciuto 863.595,90 euro del tax credit per il film ‘Stelle della notte’, film mai prodotto del finto regista Rexal Ford, altro nome di Francis Kaufmann, l’uomo di Villa Pamphili, indagato per il possibile assassinio della compagna di origine russa, Anastasia Trofimova, e della loro bambina Andromeda.
Il decreto
La notizia è stata data da ‘Open’ in un articolo del 19 giugno 2025 a firma di Franco Bechis. La testata ha fornito numero e data del decreto, numero 2872 datato 27 novembre 2020. È dunque facilmente rintracciabile direttamente in rete. Si specifica nel decreto che si possono disporre controlli, che i soggetti beneficiari sono i soggetti beneficiari sono tenuti a comunicare la perdita dei requisiti di ammissibilità e che in caso di dichiarazioni mendaci, omesse o false oltre alla revoca del contributo concesso e alla sua intera restituzione, maggiorata di interessi è disposta l’esclusione dalle agevolazioni previste. Dunque, le misure di controllo erano presenti. Cosa può essere accaduto allora?
La vicenda
‘Open’ ha descritto la vicenda nel dettaglio: il progetto del film sarebbe stato presentato da una società di produzione internazionale di Malta, la Tintagel Films Llc, inventata da Kaufmann con la falsa identità di Rexal Ford. Al ministero sarebbero stati inviati tutti i documenti necessari: un progetto del film, la revisione dei costi, il passaporto americano – poi scoperto essere un falso – e la domanda di finanziamento. Secondo quanto riportato da ‘Open’, Kaufmann si sarebbe fatto assistere dalla società italiana, il cui titolare si è dichiarato a ‘Repubblica’ estraneo alla vicenda in un articolo dello scorso 21giugno a firma di Viola Giannoli, affermando “non pensavo di aver lavorato con un assassino”. ‘Open’ sottolinea che la domanda definitiva sarebbe stata presentata nel 2023, focalizzandosi sul fatto che le opere internazionali avevano accesso al tax credit senza l’obbligo di depositare copia delle scene girate.
Alessandro Giuli: “Al momento non mi risulta che la Direzione generale Cinema abbia intrattenuto rapporti di alcun tipo con Francis Kauffman”
Come riporta l’agenzia DiRE, il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, è intervenuto nei giorni scorsi al question time della Camera in risposta alla deputata Rita Dalla Chiesa (Fi), che chiedeva delucidazioni sui finanziamenti a Kaufmann: “Evidenzio che si tratta di un credito di imposta per l’attrazione di investimenti stranieri in Italia, un’agevolazione specifica per consentire lo svolgimento nel nostro paese di attività connesse alla realizzazione di opere internazionali da parte di un produttore esecutivo italiano, sul quale stiamo facendo chiarezza. Al momento non mi risulta che la Direzione generale Cinema abbia intrattenuto rapporti di alcun tipo con Francis Kauffman. Sulla specifica vicenda ci sono indagini in corso della magistratura sia contabile sia penale alla quale stiamo fornendo la massima collaborazione, come dimostra il fatto che ho personalmente accompagnato il personale di polizia giudiziaria nella sede della direzione generale cinema accertandomi della trasmissione dei documenti richiesti. Riteniamo assolutamente necessario e doveroso che le risorse disponibili siano allocate in modo trasparente così da premiare solo comportamenti virtuosi. Mai più film fantasma”.
Misure di rafforzamento
Ancora Giuli evidenzia: “La settimana scorsa sono entrate in vigore alcune delle principali misure adottate sotto il profilo tecnico-normativo. Il divieto di subappaltare a soggetti terzi, l’obbligo per i fornitori di servizi di esplicitare il personale coinvolto in ciascuna prestazione, l’inserimento del titolo dell’opera nei documenti di spesa pena l’ineleggibilità del costo, la possibilità per la direzione generale competente di effettuare valutazioni sulla congruità dei costi, l’inasprimento delle sanzioni per il revisore che effettua certificazioni del costo, l’estensione delle casistiche di esclusione per i successivi 5 anni in caso di dichiarazioni mendaci. Sono state adottate con decreti del 26 giugno 2025 altre misure di rafforzamento dei controlli prevedendo la piena tracciabilità dei flussi finanziari attraverso l’obbligatorietà di un conto corrente dedicato, nel caso di produzioni esecutive di opere straniere la consegna dell’intera opera realizzata. Abbiamo destinato ingenti risorse al rafforzamento delle attività di controllo”.
Le nuove misure correttive
Infatti, lo scorso 23 giugno sono stati resi noti i correttivi alla legge sul cinema. Giuli aveva dichiarato: “Stiamo intervenendo con decisione per garantire che ogni euro destinato al sostegno del cinema italiano sia realmente utilizzato per produrre cultura, lavoro e valore. Nessun film fantasma potrà più approfittare delle risorse pubbliche. Basta sprechi: i soldi dei contribuenti devono andare solo a chi fa davvero cinema”. Le principali novità riguardano il rafforzamento degli obblighi di tracciabilità dei flussi finanziari; l’obbligo di presentare, a opera realizzata, una copia completa come condizione per il riconoscimento definitivo del beneficio; l’obbligo di indicare chiaramente in fattura il titolo dell’opera cui si riferiscono i costi (se superiori a 1.000 euro); maggiori vincoli nella documentazione sull’assunzione del personale e sulla certificazione delle prestazioni di servizio rese da terzi. Tali misure si affiancano alle regole già vigenti per le opere di nazionalità italiana, che per ottenere il credito definitivo devono dimostrare l’avvenuta distribuzione nelle sale cinematografiche o la diffusione al pubblico tramite broadcaster nazionali o piattaforme online a pagamento soggette a obblighi di investimento. Inoltre, è stato siglato un protocollo con la Guardia di Finanza e sono stati stanziati 3 milioni di euro per aumentare il sistema di monitoraggio, sorveglianza, controllo, rendicontazione e certificazione alla fonte, investigando su casi pregressi sospetti.
La precisazione della Direzione generale Cinema e Audiovisivo del Ministero della Cultura
Il 19 giugno 2025 era uscito un comunicato da parte della Direzione generale Cinema e Audiovisivo del Ministero della Cultura dove si precisava che “il beneficio fiscale è stato ammesso non alla società statunitense, bensì al produttore esecutivo italiano, che ha presentato la domanda preventiva nel 2020 e la domanda a consuntivo nel 2023. Entrambe le domande erano e sono formalmente regolari; in particolare la domanda a consuntivo è completa della certificazione dei costi rilasciata da un revisore ufficiale dei conti. Fra l’altro il credito in questione risultava ceduto a un istituto bancario. La domanda a consuntivo era pertanto corredata di tutta la documentazione richiesta dalla normativa vigente. La Direzione generale Cinema e Audiovisivo si è immediatamente attivata per svolgere ulteriori e necessari approfondimenti. Se dal loro esito dovesse emergere un uso irregolare del credito d’imposta, oltre alla revoca immediata del beneficio concesso, il produttore verrebbe escluso dai benefici della legge Cinema per cinque anni e le fattispecie emerse verrebbero segnalate ai competenti organi giudiziari”.
La presa di posizione di Giuli
Lo stesso giorno, Giuli aveva dichiarato: “Il fatto che Francis Kaufmann, indagato per il terribile omicidio di una donna e di una bambina di 11 mesi, tramite una società su cui sono in corso accertamenti, abbia beneficiato indirettamente di 863mila euro di tax credit (per il titolo Stelle della notte nel 2020), raddoppia lo sgomento e la rabbia di fronte a un sistema di finanziamenti al cinema che ha consentito in passato leggerezze e sprechi. Si tratta di ‘distrazioni’ imperdonabili, un’eredità che i governi precedenti ci hanno lasciato rispetto al tax credit. Siamo già intervenuti e stiamo intervenendo con maggiore decisione per riformare una normativa nelle cui pieghe si sono arricchiti truffatori e forse persone addirittura peggiori. Tutto ciò a danno dei contribuenti italiani e dei numerosi operatori dello spettacolo che lavorano in piena legittimità. Non permetteremo più che questo accada, accerteremo ogni responsabilità e ci comporteremo di conseguenza: con rigore e discernimento, per tutelare l’onorabilità del Cinema italiano e debellare ogni sacca di parassitismo”.
Documenti in Procura
Le indagini da allora sono proseguite e il 27 giugno 2025, su richiesta del Procuratore Aggiunto Giuseppe Cascini e del Sostituto Procuratore Antonio Verdi, il Ministero della Cultura ha consegnato alla Procura della Repubblica di Roma, per il tramite degli ufficiali della Polizia Giudiziaria della Direzione Centrale Anticrimine, la documentazione in possesso della Direzione Generale Cinema ‘afferente al finanziamento denominato Credit tax’ concesso dal Ministero della Cultura ‘in favore di Rexal Ford, alias Charles Francis Kaufman’, per il progetto cinematografico Stelle della Notte. Il Ministro della Cultura Alessandro Giuli ha personalmente accompagnato il personale della Polizia Giudiziaria nella sede della Direzione Generale Cinema in Piazza Santa Croce in Gerusalemme, accertandosi della trasmissione dei documenti richiesti.
Biografia in pillole
Borrelli ha una carriera professionale lunga e proficua. Da marzo 2020 e dal 2009 al 2019 è stato Direttore generale Cinema e audiovisivo del Ministero della Cultura. Nel 2019 ha ricoperto l’incarico di Direttore generale Creatività contemporanea e Rigenerazione urbana, mentre nel 2015 è stato Direttore generale Spettacolo del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo. Tra il 2012 e il 2014 ha rivestito il ruolo di Amministratore Unico di Cinecittà Luce Spa e dal 2012 è stato Direttore Generale per Organizzazione, gli Affari Generali, l’Innovazione, il Bilancio ed il Personale del MiBAC. Da febbraio 2007 a giugno 2008 ha ricoperto il ruolo di Dirigente del Servizio II del Dipartimento per lo Spettacolo e lo Sport – Diritto d’Autore, Osservatorio dello Spettacolo, raccordo delle attività istituzionali, mentre dal 2006 al 2009 è stato componente dell’organismo di vigilanza sull’applicazione del decreto legislativo 231/2001 di Cinecittà Holding Spa. Fra le altre attività, tra il 2000 e il 2009 ha ricoperto incarichi dirigenziali di seconda fascia presso il Dipartimento per lo Spettacolo e lo Sport del Mibac ovvero presso la Direzione Generale cinema del medesimo Ministero, con riferimento ad Affari generali e bilancio, programmazione, risorse umane, revisione cinematografica.
Le reazioni
Come riporta Primaonline, dopo le dimissioni di Borrelli si è acceso il dibattito politico. Matteo Orfini (Pd) chiede “la riforma della governance del settore” e “nomine adeguate sia per Cinecittà che per il ministero”. La capogruppo dem in commissione Cultura alla Camera, Irene Manzi, si focalizza sull’intenzione di spostare la finale del premio Strega a Cinecittà, mentre Vincenza Aloisio (5Stelle) chiede che si metta “fine a questa sequenza di chiede che fallimenti e di crisi”. Alessandro Usai, presidente dell’ANICA – Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive e Digitali commenta: “Vogliamo rivolgere un sincero ringraziamento a Nicola Borrelli, che si è dimesso dalla direzione generale Cinema e Audiovisivo del Ministero della Cultura, per il lavoro svolto con competenza, dedizione e spirito di dialogo in tanti anni al servizio del settore. Auspichiamo che il lavoro fatto sinora possa proseguire celermente per la messa a terra delle misure attese da tempo. Da parte nostra c’è la volontà di continuare assieme il lavoro di riforma del settore come è stato fatto in questi anni”. In un’intervista a ‘La Stampa’, ripresa poi da Primaonline, Agostino Saccà, ex direttore generale Rai e ora produttore di cinema e fiction, spiega: “La presidente del Consiglio conosce il peso del settore ed è cosciente dell’impatto che ha la filiera industriale su Roma e sul Pil regionale. Tant’è che quando si è trattato di decidere sulle quote obbligatorie per gli acquisti di cinema italiano da parte dei grandi network internazionali – diversamente al parere del Consiglio di Stato e dell’Autority – ha fatto aumentare la quota italiana. Nicola Borrelli è un professionista serio, un civil servant di grande profilo”. Aggiunge per la questione del finanziamento: “quella, eventualmente, è una truffa. Cosa c’entrano le norme sul Tax credit? Non è un problema di ambiguità delle regole. È un reato come ce ne sono molti in altri settori nel nostro Paese che va denunciato e come tale perseguito. Ma non per questo si getta via il bambino con l’acqua sporca”.
Le dimissioni di Chiara Sbarigia
Le dimissioni di Borrelli non sono le uniche. Lo scorso 29 giugno sono state rese note anche quelle di Chiara Sbarigia, presidente di Cinecittà. Come riporta una nota sul sito di Cinecittà, la Sbarigia ha dichiarato: “Conclusosi con grande successo l’Italian Global Series Festival, che si è appena tenuto a Rimini e Riccione, in considerazione dei sempre crescenti impegni che implica la carica di Presidente dell’Associazione Produttori Audiovisivi in questo complesso momento storico di grandi trasformazioni, ho deciso di concentrare il mio impegno nella Presidenza di APA e di candidarmi alla Fondazione Maximo’, che stiamo costituendo con Agis e che guiderà il Festival, rappresentando per l’audiovisivo quello che i David di Donatello sono per il Cinema. Mi trovo quindi impossibilitata a proseguire nell’incarico di Presidente di Cinecittà e debbo dunque rassegnare le mie dimissioni irrevocabili. Nel farlo, desidero ringraziare sinceramente i Ministri Franceschini, Giorgetti, Sangiuliano, Giuli e Franco che mi hanno dato fiducia e soprattutto il Sottosegretario Lucia Borgonzoni. Ringrazio anche il Consiglio di Amministrazione e tutto il personale di Cinecittà e dell’Archivio Luce, con il quale ho collaborato proficuamente per quattro anni, organizzando e curando rassegne, mostre e convegni di cui sono molto fiera. Da oggi dedicherò dunque tutte le mie energie al mondo dell’audiovisivo italiano, affinché sia sempre più protagonista in Italia e nel mondo”.
Secondo ‘Il fatto quotidiano’, in un articolo del 29 giugno a firma di Thomas Mackinson, le dimissioni sarebbero legate alle tensioni dovute a un caso sollevato dalla testata giornalistica legato alla stampa. Anche qui una breve nota da parte del Ministero: “Nel ringraziare Chiara Sbarigia per il lavoro svolto a Cinecittà il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, rigetta qualsiasi ricostruzione tendenziosa e strumentale che colleghi l’ex presidente Sbarigia a presunti episodi scandalistici riconducibili alla governance di Cinecittà”.







