Himera, archeologia svelata dai cantieri ferroviari

da | 13 Giu 2025 | Archeologia, Arte e Cultura, Mostre ed Eventi, Promozione e valorizzazione

Inaugurata la mostra ‘Himera dagli alti dirupi. Un viaggio nella necropoli svelata dal raddoppio ferroviario’

Himera, un viaggio nell’archeologia svelata dai cantieri ferroviari. I reperti sono emersi durante i lavori di raddoppio sulla linea Palermo-Messina. Inaugurata la mostra ‘Himera dagli alti dirupi. Un viaggio nella necropoli svelata dal raddoppio ferroviario’, aperta fino al 10 novembre alla stazione di Palermo Centrale.

Necropoli di Himera riemersa dai cantieri ferroviari

La necropoli di Himera, centro strategico della Sicilia antica, fondata nel 648 a.C. da coloni greci, è stata riportata alla luce durante i lavori di raddoppio della tratta Fiumetorto-Ogliastrillo, entrata in esercizio a dicembre del 2017 e parte del potenziamento della linea ferroviaria Palermo – Messina. Un importante ritrovamento firmato da Italferr in sinergia con Rete Ferroviaria italiana, che tra il 2008 e il 2022 ha eseguito la Direzione Lavori e Supervisione delle attività archeologiche del sito.

Interventi per salvaguardare la necropoli

Le soluzioni adottate hanno previsto lo spostamento del vecchio tracciato ferroviario – che interferiva con i resti della città antica – e l’adozione di scelte progettuali volte a minimizzare l’impatto sulla necropoli. Gli interventi hanno garantito la completa esplorazione delle aree coinvolte e la conservazione dei reperti.

La mostra

La mostra ‘Himera dagli alti dirupi. Un viaggio nella necropoli svelata dal raddoppio ferroviario’, è stata inaugurata lo scorso10 giugno, nella stazione di Palermo Centrale, alla presenza del Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, dall’Assessore dei beni culturali e dell’identità siciliana Regione Sicilia, Francesco Paolo Scarpinato, dall’Assessore Urbanistica e pianificazione strategica territoriale e costiera Comune di Palermo, Maurizio Carta, dal Presidente di RFI, Paola Firmi, dell’Amministratore Delegato di Italferr, Dario Lo Bosco, e del Direttore Investimenti di RFI, Lucio Menta. Fino al prossimo 10 novembre, nella Sala Reale e nella sala adiacente, sarà possibile visionare una selezione degli oltre 20mila reperti archeologici risalenti alle due battaglie di Himera del 480 e del 409 a.C., portati alla luce dalla necropoli e consegnati alla Soprintendenza Beni Culturali e Ambientali di Palermo. La mostra, nata da un’idea di Archeolog ETS, associazione del Gruppo FS, in collaborazione con il Parco di Himera, Solunto e Iato, permette di valorizzare uno dei più grandi scavi archeologici degli ultimi trent’anni in Italia.

Gli scavi a Himera

L’identificazione del sito della colonia risale al 1573, quando l’umanista Claudio Mario Arezzo indicò nei resti, sulle colline soprastanti la piana costiera di Buonfornello, l’antica colonia di Himera. Soltanto tra il 1927 e il 1929 iniziarono le indagini archeologiche con lo scavo nella necropoli orientale e nel tempio dorico della Vittoria. Dal 1962 a oggi gli scavi, proseguiti grazie all’impegno della Soprintendenza di Palermo e delle Università di Palermo e di Berna, hanno consentito di fissare i limiti della città, mettendo in luce ampie porzioni dell’abitato e di un grande quartiere portuale extraurbano, il grande santuario di Atena e tratti delle fortificazioni; sono state anche esplorate estese aree delle necropoli. I risultati conseguiti restituiscono un primo significativo quadro della topografia della grande colonia e del suo paesaggio periurbano.

Un tesoro ritrovato

L’area ha restituito un patrimonio eccezionale, con il rinvenimento di circa 9650 tombe nella necropoli occidentale, ritrovamenti funebri, caratterizzati da un’ampia varietà di sepolture e corredi, rappresentando oggi una fonte straordinaria per lo studio delle dinamiche sociali, economiche e demografiche della colonia greca. Un patrimonio culturale inedito che ha alimentato un dialogo virtuoso tra infrastrutture moderne e valorizzazione delle radici storiche. Alla campagna di scavi, avviata nel 2008 e conclusa a fine 2010, è seguita l’attività scientifica di catalogazione e restauro dei reperti, custoditi finora in 16 container all’interno del Real Albergo dei Poveri a Palermo. Alcuni dati: 5.200 schede antropologiche, 150mila fotografie digitali, 12.388 rilievi di scavo, circa 8mila reperti rinvenuti. L’investimento complessivo di RFI per la campagna archeologica, la catalogazione e gli interventi di restauro è stato di circa 17 milioni di euro.

I riti funerari

Il buono stato di conservazione delle tombe, localizzate mediamente a 3 metri di profondità dalla superficie, ha consentito di ricostruire significativi tratti del paesaggio esterno della necropoli e di individuare la tipologia dei segnacoli che indicavano in superficie la presenza in profondità delle tombe. Diversi sono i tipi, da una semplice pietra, a un elemento di terracotta o ancora tumuli circolari di pietre o di terra, fino a piccoli monumenti realizzati con blocchi di pietra. A Himera convivono il rito della cremazione e quello dell’inumazione: nel primo caso il cadavere veniva deposto con il corredo su una pira di legno e bruciato; al termine i resti delle ossa e delle ceneri venivano coperti di terra e solo in pochi casi deposti dentro un vaso (urna cineraria). Molto più frequente, circa l’88%, era il rito dell’inumazione, con tipologie diverse. Tra le più frequenti vi sono: le deposizioni in fossa semplice nella terra o dentro casse di legno; le tombe a cappuccina, nelle quali il cadavere veniva coperto da grandi tegoli piani deposti a guisa di spioventi; le casse di terracotta realizzate con diversi elementi; le deposizioni in grandi contenitori riservate ai bambini.

Uno scheletro ritrovato

Di grande interesse si è rivelata la presenza di un individuo con acondroplasia (comunemente nota come nanismo). La frequenza di questa condizione nell’antica Grecia è ben documentata nei dipinti vascolari, tuttavia lo scheletro rinvenuto a Himera costituisce al momento la più antica testimonianza archeologica nota alla scienza medica di questa particolare forma di sviluppo dello scheletro.

Gli oggetti della quotidianità e le anfore

I corredi funerari rinvenuti nelle tombe erano costituiti comunemente da oggetti legati ad attività domestiche, lavorative o commerciali: i tegoli e i coppi delle case, le diverse vaschette di terracotta utilizzate nella lavorazione di prodotti agricoli o in attività artigianali, i vasi di uso comune nella vita quotidiana e tanti reperti con valore artistico. Oltre 3.100 sono le anfore da trasporto rinvenute nella necropoli e utilizzate come involucri per le deposizioni infantili; la loro realizzazione però va collegata alla funzione primaria di recipiente per il trasporto nelle stive delle navi di prodotti alimentari, soprattutto vino, olio e salsa di pesce. La grande varietà delle anfore imeresi costituisce uno straordinario indicatore della vitalità dei commerci via mare di età arcaica e classica. Sono presenti anfore puniche (prodotte in Africa, Spagna, Sardegna e Sicilia), greco occidentali (da Marsiglia alle principali poleis dell’Italia meridionale e della Sicilia), della Grecia continentale (da Atene, Corinto e Sparta) e della Grecia dell’Est (da Samo, Mileto, Lesbo, Egeo del Nord).

Le necropoli di Himera

A Himera sono state scoperte tre grandi necropoli ubicate, come di consueto nelle città greche, all’esterno dell’abitato e lungo i principali percorsi in uscita dalla città. La necropoli occidentale, situata sulla Piana di Buonfornello, grazie agli scavi realizzati in collaborazione con il Gruppo FS, è oggi l’area cimiteriale di cui abbiamo maggiore conoscenza. La necropoli orientale si estende sulla Piana di Pestavecchia, oltre la foce del Fiume Imera; sono state scoperte oltre 3mila sepolture databili dal momento della fondazione della colonia alla metà del VII sec. a.C. fino alla sua distruzione nel 409 a.C. La necropoli meridionale è ubicata lungo la viabilità naturale di collegamento tra la città e il suo entroterra agricolo. In questa necropoli sono state esplorate solo una trentina di tombe databili nel V sec. a.C.

Scarpinato: “Risultato frutto di un lavoro sinergico”

Dichiara Francesco Paolo Scarpinato: “L’importante risultato ottenuto è frutto di un lavoro condiviso e sinergico. Ci auspichiamo di procedere sempre lungo questa rotta, offrendo e garantendo a viaggiatori, cittadini e pendolari infrastrutture adeguate e al tempo stesso scorci e testimonianze del passato, che hanno fatto grande la storia e la terra di Sicilia”.