La casa in cui lavorò Giacomo Balla, maestro del Futurismo, è stata acquisita dal Ministero della Cultura per una cifra di sei/sette milioni. L’appartamento si trova in via Oslavia a Roma.
Finalmente Casa Balla diventa patrimonio pubblico per la collettività: il Ministero della Cultura ha acquisito l’immobile per una cifra pari a sei/sette milioni. Il ministro Giuli ha metaforicamente celebrato l’acquisto tanto agognato, non a caso a pochi giorni dall’apertura della discussa mostra sul Futurismo che inaugurerà alla GNAM (o dovremmo dire GNAMC?) il prossimo 2 dicembre. La casa rappresenta quel luogo in cui lavorò Giacomo Balla, figura di spicco della corrente artistica del Futurismo e firmatario del Manifesto Ricostruzione futurista dell’universo che inaugurò la seconda fase del movimento nato in Italia nel 1909, con la pubblicazione del Manifesto del Futurismo firmato Filippo Tommaso Marinetti. Essa consiste in un appartamento sito al quarto piano di un palazzo di via Oslavia a Roma, sulla sponda sinistra del Tevere, dal 2004 sotto la tutela della Soprintendenza speciale di Roma per il suo grande interesse culturale. Aperto temporaneamente dal 2021 al 2023 grazie all’interessamento del MAXXI, Museo delle Arti del XXI secolo, presto la Casa Museo Balla sarà dunque visitabile in maniera permanente, pertanto questa operazione dello Stato permetterà di salvare parte delle opere non già sparite e vendute nel corso dei decenni intercorsi dalla morte di Balla al sopraggiungere del vincolo da parte dello Stato. La compravendita chiude le polemiche sul ritardo dello Stato che vincolò l’appartamento mezzo secolo dopo la morte dell’artista quando tante opere erano già sparite e vendute. Due importanti nuclei dei lavori di Balla, 35 di quelli conservati in via Oslavia, furono donati allo Stato, nel 1984 e nel 1994, dalle due figlie dell’artista, Luce ed Elica: alcune di queste opere sono di proprietà della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma.
Cosa visitare nell’appartamento
L’appartamento è ricco di opere dell’artista (a partire dalle pareti futuristicamente decorate), il quale vi lavorò dal 1929 fino al 1958, anno della sua scomparsa e si manifesta come un’opera d’arte totale che trasforma un normale appartamento borghese in uno spazio di immaginazione infinita. Esso comprende elementi di arredo progettati da Balla e sculture, disegni, schizzi, bozzetti e manifesti; inoltre, insieme alle figlie, aveva decorato le armadiature a muro che corrono lungo il corridoio di ingresso con pattern coloratissimi, esposto serie di quadri lungo la cornice alta delle pareti dalle fantasie cromatiche che appaiono, nel periodo a cavallo tra le due guerre, un esperimento vitalistico, quasi lisergico. Tutti gli oggetti, comprese scarpe, stoviglie, grucce, piastrelle e abiti, sono ancora stipati intatti nelle stanze. Infatti della sua casa-laboratorio-studio, dove visse fino alla morte, Balla progettò ogni oggetto, dalle sedie ai tavoli, dalle bottiglie alle tovaglie ai tovaglioli alle lampade, dai mobili agli abiti, moti realizzati con materiali di recupero, coinvolgendo tutta la famiglia nel processo creativo. Mura a parte, la vendita appena conclusa riguarda tutto ciò che si trova oggi nell’appartamento (e dal 2004, quando è iniziata la tutela della Soprintendenza speciale di Roma), compresi 62 disegni, progetti, bozzetti e 23 manifesti: tutto quello che si è salvato dalle vendite nel corso del tempo.
Il ministro Giuli ha commentato l’acquisizione da parte del MiC di Casa Balla come un’importante iniziativa per la conservazione del patrimonio culturale italiano, sottolineando come questo luogo rappresenti un simbolo non solo per la storia dell’arte, ma anche per la memoria collettiva del Novecento italiano. Ha apprezzato il fatto che l’acquisizione dell’appartamento da parte dello Stato sia un segnale di attenzione verso la cultura e la memoria storica, in un periodo in cui spesso il patrimonio artistico rischia di essere trascurato o messo in secondo piano, e ha enfatizzato l’importanza di preservare luoghi come questo, che non sono solo custodi di opere e documenti, ma anche testimonianze vitali di un’epoca culturale fondamentale. L’obiettivo, secondo Giuli, è quello di fare di Casa Balla un punto di riferimento per la cultura contemporanea, ma anche un’opportunità di valorizzazione e fruizione della storia del movimento futurista.











