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Sgarbi e il quadro di Manetti, mozione dell’opposizione discussa alla Camera

da | 23 Gen 2024 | Arte e Cultura, Persone e Carriere

Rinuncia del legale del critico d’arte alla richiesta del dissequestro della tela

Prosegue il caso che riguarda il quadro del sottosegretario alla Cultura, Vittorio Sgarbi, nell’ambito dell’indagine della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Macerata relativa all’ipotesi del reato di riciclaggio. L’avvocato di Sgarbi, Giampaolo Cicconi, ha rinunciato al ricorso per il dissequestro della tela attribuita al Manetti, eseguito nei giorni scorsi dai Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale. Nel frattempo, lunedì 22 gennaio 2024 è iniziata la discussione alla Camera della mozione di sfiducia che chiede la revoca della nomina a sottosegretario depositata dall’opposizione: Partito democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra. Il seguito della discussione è previsto per martedì 23 gennaio 2024. La vicenda è già stata oggetto di stampa nazionale e internazionale. Anche il New York Times si è occupato della vicenda in un articolo del 20 gennaio.

Il quadro rubato
L’oggetto dell’indagine riguarda, si legge nella nota dei Carabinieri, “un quadro del 1600 di grosse dimensioni raffigurante un giudice che condanna un uomo dal viso venerando dal profilo di San Pietro”. La vicenda è stata sollevata dalla trasmissione ‘Report’ e dalla testata ‘Il fatto quotidiano’. Nel 2013 era stato trafugato un quadro da ignoti dal castello di Buriasco (Torino), di proprietà della signora Margherita Buzio. La tela era stata ritagliata con un taglierino e poi sostituita nella cornice con una fotografia. La denuncia era stata presentata il 14 febbraio 2013 ai carabinieri di Vigone (Torino).

La tela attribuita al Manetti
‘Report’ e ‘Il fatto quotidiano’ a dicembre 2023 hanno parlato di un’esposizione organizzata a Lucca nel 2021 e curata dal critico d’arte, nella quale è stata presentata anche un’opera di Sgarbi, ‘La cattura di San Pietro’, attribuita al pittore Rutilio Manetti. L’opera proverrebbe, secondo Sgarbi, da Villa Maidalchina, residenza nobiliare vicino a Viterbo e di proprietà del critico d’arte. I servizi della trasmissione e della testata giornalistica evidenziano che i due quadri, quello trafugato ormai oltre dieci anni fa e quello attribuito al Manetti siano molto simili. Sgarbi respinge ogni dubbio, ribadendo pubblicamente che le due opere sono diverse.

Il sequestro
È una candela che compare in alto a sinistra nell’opera la cui proprietà è rivendicata da Sgarbi a differenziare le due tele. Infatti, la torcia non compare nel dipinto rubato al castello anni fa. La Procura sta cercando di risolvere la questione. A gennaio 2024 è stato infatti disposto il sequestro probatorio della tela del Manetti, consegnato spontaneamente da Sgarbi. È anche stata consegnata ai Carabinieri la copia in 3D effettuata da un laboratorio di Correggio (Reggio Emilia), insieme ad altri dispositivi informatici e documentali. Un atto necessario per i rilievi scientifici necessari.

Le parole di Sgarbi sul sequestro
Vittorio Sgarbi, sulla sua pagina Facebook, aveva dichiarato in merito al sequestro: “Ho consegnato spontaneamente l’opera perché siano fatte tutte le verifiche del caso, a partire dalle misure del dipinto rispetto alla cornice di quello rubato. Sono assolutamente sereno. Il sequestro un atto dovuto. Non ho nulla da temere. Mi difenderò con ogni mezzo con chi specula sulla vicenda e chi se ne rende complice”.

La rinuncia alla richiesta di dissequestro
L’avvocato di Sgarbi, Giampaolo Cicconi, aveva chiesto nei giorni scorsi il dissequestro della tela. L’udienza per il riesame era prevista per lunedì 22 gennaio. In seguito però il legale di Sgarbi ha rinunciato al ricorso.

La mozione dell’opposizione
Intanto, lunedì 22 gennaio alla Camera è stata discussa la mozione che chiede la revoca della nomina a sottosegretario di Sgarbi. L’atto in realtà era stato già presentato dal Movimento 5 Stelle nei mesi scorsi, a prima firma Antonio Caso, in merito ad altre vicende. Il documento è stato poi aggiornato con la vicenda del quadro e a sottoscrivere la mozione sono stati anche il Partito democratico e l’Alleanza Verdi e Sinistra.

Citato anche il procedimento avviato dall’Antitrust
Il testo della mozione riassume alcune vicende già note alla stampa. Fra i casi citati dalla mozione compare anche un procedimento avviato dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, meglio nota come Antitrust, avviato alla fine di ottobre 2023 “per violazione dell’articolo 2, comma 1, lettera d) della legge 20 luglio 2004, n. 215, con riferimento alle attività professionali dallo stesso esercitate”, si legge nella delibera dell’Autorità. Ai sensi della legge, infatti, un titolare di carica del governo, nello svolgimento del proprio incarico, non può esercitare attività professionali o di lavoro autonomo in materie connesse con la carica di governo, di qualunque natura, anche se gratuite, a favore di soggetti pubblici o privati. A novembre 2023 il procedimento è stato ampliato “con riferimento alle attività di offerta al pubblico di prodotti editoriali”. Il tutto deve essere confermato e l’Autorità dovrebbe esprimersi a breve.

La richiesta di revoca
La mozione in ultimo si concentra sulla vicenda del quadro, riassumendola. I firmatari della mozione esprimono parole nette nel testo rivolte al sottosegretario: “La condotta getta una oscura e pesante ombra sulla sua attività governativa in un dicastero di così tale rilievo e delicatezza e, dunque, si pone in palese contrasto con l’articolo 54 della Costituzione”. Ancora: “Le condotte summenzionate, inoltre, lascerebbero trasparire in ogni caso una condotta grave”, per i firmatari “non compatibile con il decoro delle istituzioni repubblicane”. Si chiede dunque di “avviare immediatamente le procedure di revoca della nomina a Sottosegretario di Stato del professor Vittorio Sgarbi”.

La discussione in aula
La discussione sulla mozione è iniziata lunedì 22 gennaio, in un’aula colma di banchi vuoti. A prendere la parola per primo è stato Arnaldo Lomuti (Movimento 5 Stelle), che rimarca la questione politica: “Stiamo ponendo una questione di opportunismo, di salvaguardia dell’immagine del nostro Paese. Non vuole essere un giustizialismo anticipato”, ha detto tra le altre cose. In seguito, Irene Manzi (Partito democratico, Italia democratica e Progressista) ha posto l’attenzione sul silenzio da parte della maggioranza: “Mi auguro che il sottosegretario possa chiarire il prima possibile la propria personale posizione. Ma questa è una vicenda di opportunità politica, di esercizio delle proprie funzioni con disciplina e onore”. E conclude: “Con il silenzio che il Governo sta tenendo arrecate un grave danno alla credibilità e all’immagine del Paese”. In ultimo, Elisabetta Piccolotti (Alleanza Verdi e Sinistra) ha dichiarato: “Ci dispiace di vedere i banchi vuoti e che nessuno della maggioranza abbia chiesto la parola”. Anche la Piccolotti, dopo aver ripercorso in aula le vicende, ribadisce la richiesta di votare per la revoca di Sgarbi come sottosegretario, responsabile della sicurezza del patrimonio culturale. La maggioranza con probabilità interverrà martedì 23 gennaio, quando la discussione riprenderà dalle ore 11. Al termine della discussione si passerà alla votazione, che potrebbe già essere martedì 22 o mercoledì 23 gennaio.

Sgarbi respinge le parole della mozione al mittente
Vittorio Sgarbi respinge pubblicamente tutto al mittente e sui canali social commenta: “La mozione delle opposizioni è un atto strumentale costruito su insinuazioni e false ricostruzioni diffuse da un giornale, ‘Il Fatto’ e da una trasmissione, ‘Report’, che ha costruito un teorema di supposizioni con il chiaro intento di gettare discredito su di me. Una miserabile e inaudita campagna di delegittimazione”. Sgarbi scrive inoltre: “Il giornalismo deve raccontare i fatti, non manipolarli per colpire avversari politici. Le indagini della magistratura, alla quale ho garantito tutta la mia collaborazione, accerteranno la limpidezza del mio operato. La mia vita è stata dedicata alla difesa del patrimonio artistico. Per questo ritengo una violenza insopportabile essere trattato da colpevole, dando credito a mestatori e untori, in un rigurgito di bieco giustizialismo che ci riporta indietro negli anni”. E aggiunge: “Pensare di colpire gli avversari politici utilizzando le falsità di lettere anonime o le azioni della magistratura appositamente sollecitate con inchieste giornalistiche farlocche è una pratica degna dei più torvi giustizialisti. Sorprende che il Pd, partito che pure ha subito la gogna mediatica contro molti suoi illustri esponenti destinatari di semplici avvisi di garanzia, si renda oggi complice di questa squallida operazione di delegittimazione”.

La versione di Sgarbi
Sgarbi ribadisce quanto già ha ripetuto più volte: “L’opera rubata non era riferita a Rutilio Manetti, era giustamente ritenuta una ‘riproduzione’ e non era segnalata né notificata come opera d’arte dalla Soprintendenza, che pure aveva vincolato il Castello di Buriasco dove fu rubata un’opera anonima. Vengo accusato di aver fatto esistere, restaurato e attribuito un’opera che non esisteva e non era né registrata né catalogata né attribuita. L’opera nasce con me ed è riconosciuta da me che la presento a Lucca con la logica provenienza da Viterbo, nello Stato pontificio, non da un Castello in Piemonte pieno di copie e ‘riproduzioni’. Comprendo che le opposizioni debbano manifestare la propria esistenza in vita, ma farlo in nome di menzogne e diffamazioni, è una scelta che non rende loro onore”.

 

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