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Il travaglio della riorganizzazione del Ministero della Cultura: ” facite ammuina! ”

da | 27 Nov 2023 | Arte e Cultura, Istituzioni

Nella Gazzetta Ufficiale del 22 novembre 2023, viene pubblicato il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, n° 167 recante: “Regolamento di organizzazione del Ministero della cultura di cui al DPCM 2 dicembre 2019, n° 169” giova ricordare che anche il DPCM 169/2019 trattata la stessa materia l’organizzazione del Ministero, allora per i beni e le attività culturali e il turismo.

Il DPCM del 22 novembre scorso va letto e coordinato con la LEGGE 137 del 9 ottobre 2023 di conversione in legge del DECRETO LEGGE 10 agosto 2023, n° 105 che, al Capo VII, articolo 10 reca “Disposizioni in materia di cultura e di organizzazione e di organizzazione del Ministero della cultura”

La prima novità:le aree funzionali di competenza statale–ve ne era bisogno?
La LEGGE 137 del 9 ottobre scorso, ha individuato le aree funzionali di competenza statale –ve ne era bisogno?- e, con un ritorno al passato prevede un nuovo modello organizzativo con un massimo di quattro Dipartimenti cui afferiranno le aree funzionali, individuate nel n° di nove, più, per quanto di competenza, quella della vigilanza sull’Istituto di Credito Sportivo e Culturale, istituto bancario pubblico nella forma di Società per Azioni, a cui partecipano vari soggetti pubblici e privati la cui quota maggioritaria è del Ministero dell’economia e delle finanze per l’80,438%.

La seconda novità: 4 dipartimenti, 14 dirigenti generali e 42 dirigenti non generali
Il nuovo regolamento previsto dal DPCM 167 del 22 novembre reca la sostituzione dell’articolo 33 del DPCM 169 del 2 dicembre 2019, ed è qui la seconda novità, dopo il ritorno al sistema dipartimentale, quella della individuazione quali uffici dirigenziali generali 14 Istituti a cui si aggiungono 46 Istituti dirigenziali non generali , Musei, Parchi archeologici, Istituti culturali e altri luoghi di cultura dotati di autonomia speciale.

Terza novità: per 5 regioni la direzione regionale musei è accorpata ad altri luoghi della cultura
A tutto ciò il DPCM 167 prevede come le Direzioni Regionali Musei non possono essere più di tredici, compresa la Direzione Musei della Città di Roma. Riesce non facile comprendere alcune ulteriori sottolineature, a parte la Regione Sicilia, la Regione Trentino-Alto Adige e la Valle d’Aosta, per evidenti riferimenti agli Statuti autonomi, viene previsto come nelle Regioni Friuli Venezia Giulia, Liguria, Marche, Molise e Umbria, le Direzioni Regionali Musei sono accorpate ai Musei ed altri luoghi della cultura.

Rispetto al sistema vigente i Dirigenti Generali o come si chiamano ora di prima fascia, passano da 27 a 32, mentre i i Dirigenti di seconda fascia passano da 192 a 198, in totale da 219 a 230, in questo complicato disegno i conti tornano ma le motivazioni sono di difficile comprensione, salvo il fatto che tutti gli incarichi dirigenziali generali e non decadono con il perfezionamento delle procedure di conferimento dei nuovi incarichi.

Le centinaia di Istituti, aree archeologiche e monumenti non costituenti Uffici dirigenziali, sono articolazioni delle Direzioni Regionali Musei, va sottolineato come si tratti di un ricco tessuto diffuso su tutto il territorio che poi è il vero valore aggiunto del patrimonio culturale del nostro Paese che verrà sacrificato sull’altare della valorizzazione e della scelta del profitto da trarre da quello che maldestramente a suo tempo fu chiamato “il petrolio d’Italia”.

Chi è riuscito a leggere queste poche righe, oltre ad un probabile momento confusionale, non può che trarre la conclusione che, parafrasando un antico adagio che ci ricorda come le tante leggi fanno il cattivo Stato, le tante riforme fanno il cattivo ministero, forse meglio un forte, forse involontario stato confusionale che ha attraversato gli ultimi 10/15 anni, situazione di non facile soluzione, che porterà a tempi e modalità attuative tutt’altro che semplici
A Roma si direbbe siamo stati capaci di mandarla in “Caciara”.

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