Siponto, dagli scavi emergono due chiese: una potrebbe risalire al V-VI secolo

da | 12 Ott 2026 | Archeologia

La campagna di scavi delle Università di Bari e di Foggia riporta alla luce un edificio paleocristiano, forse legato ai santi Agata e Stefano, poi inglobato in una chiesa medievale più grande. Nel complesso anche un cimitero, con la sepoltura di una donna che stringe un bambino tra le braccia.

A fine settembre, tra le sepolture di Siponto, gli archeologi si erano imbattuti in una donna con un bambino tra le braccia. La notizia aveva fatto il giro dei media nazionali. Ora quella tomba ha un contesto: due chiese, una dentro l’altra, e un cimitero nato intorno a loro. Lo ha comunicato l’ANSA il 10 ottobre, dando conto della campagna di scavi in corso nell’area archeologica di Siponto, nel territorio di Manfredonia, in provincia di Foggia.

Dal cimitero alle chiese

Quando era stata annunciata la sepoltura, Giuliano Volpe, docente dell’Università di Bari, aveva raccontato all’ANSA che gli scavi, ripartiti da poche settimane nella zona portuale, avevano intercettato una struttura muraria di circa trenta metri. Al suo interno c’era un cimitero con una trentina di individui deposti in fila, datato al XII-XIII secolo. Volpe aveva precisato che le ricerche sarebbero andate avanti anche per capire se lì vicino ci fosse un edificio di culto. Le scoperta delle chiese è arrivata poche settimane dopo.

La chiesa paleocristiana e il possibile legame con Agata e Stefano

Il più antico dei due edifici risalirebbe al V-VI secolo d.C. e parrebbe dedicato ai martiri Agata e Stefano. Secondo alcune fonti la datazione si basa sulle tecniche costruttive, che potrebbero collocare la chiesa in quel periodo, ma saranno necessari ulteriori approfondimenti prima di considerare la questione chiusa. L’ipotesi sulla dedicazione poggia su una fonte scritta, la Vita di Lorenzo. Il testo attribuisce a un vescovo sipontino, legato alla corte bizantina di Costantinopoli, la costruzione di una chiesa intitolata ai santi Agata e Stefano, vicino al porto e di fronte al golfo adriatico. Mettere in relazione quel racconto con l’edificio emerso dagli scavi è una suggestione forte, ma che al momento rimane solo un’ipotesi.

L’edificio medievale e il cimitero

La chiesa più antica non è rimasta sola. In età medievale fu inglobata in un edificio di culto più grande, individuato anch’esso durante i recenti scavi. Secondo l’ANSA, il complesso comprendeva diversi ambienti e un ampio cortile che ospitò un cimitero con numerose sepolture, tra cui quella della donna con il bambino.

Il quartiere portuale e l’anfiteatro

Le novità principali di questa campagna, riportano fonti locali, vengono dal quartiere portuale, dove si sono aperte nuove aree di scavo e sono stati ampliati settori già indagati negli anni scorsi. È lì che è emersa la chiesa paleocristiana. Risultati interessanti anche dall’area dell’anfiteatro, dove le indagini si sono concentrate sulle fasi di smantellamento dell’edificio per spettacoli. Si collocano in età tardoantica, quando l’area fu occupata anche da abitazioni e sepolture. Il sito fu poi abbandonato nel XIII secolo, quando la vita si spostò verso la nascente Manfredonia, come ricorda l’Università di Bari nella scheda dedicata al progetto.

Un cantiere tra i più grandi d’Italia

Gli scavi, condotti in modo sistematico dal 2021, sono diretti da Giovanni De Venuto e Giuliano Volpe per l’Università di Bari e da Roberto Goffredo e Maria Turchiano per l’Università di Foggia. Hanno la concessione del Ministero della Cultura, la collaborazione della Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Barletta, Andria, Trani e Foggia e della Direzione regionale Musei nazionali Puglia, e il sostegno del Comune di Manfredonia.

Nel cantiere lavorano circa 70 tra studenti, dottorandi e specializzandi delle due università pugliesi e di molti altri atenei italiani, oltre ad alcuni alunni del liceo Scacchi di Bari. «È motivo di grande soddisfazione», hanno dichiarato i direttori delle ricerche, «aver raggiunto nuovi rilevanti risultati scientifici in grado di scrivere pagine inedite della storia di Siponto». Il loro è uno dei cantieri più grandi attivi in Italia e, oltre alla ricerca e alla formazione, contribuisce alla futura valorizzazione del sito. L’équipe porta avanti anche attività di archeologia pubblica.

L’open day

Domenica 11 ottobre l’area archeologica è stata aperta al pubblico con l’open day, appuntamento che si ripete ogni anno, per visitare gli scavi e conoscere da vicino le novità delle nuove ricerche.