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La Dea Roma e l’Altare della Patria. La mostra per la conclusione dei restauri del fregio

da | 5 Nov 2023 | Arte e Cultura, Mostre ed Eventi

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    Vittoriano e Palazzo Venezia, allestimento mostra "La Dea Roma e l'Altare della Patria". Foto di Paolo Roberto Santo
La sala Zanardelli del Vittoriano, dopo “Bronzo e Oro” ospita fino a domenica 5 febbraio la mostra ”La Dea Roma e l’Altare della Patria. Angelo Zanelli e l’invenzione dei simboli dell’Italia unita”, curata da Valerio Terraroli. Promossa dal VIVE (Vittoriano e Palazzo Venezia) celebra la conclusione dei restauri del fregio dell’Altare della Patria, realizzato dal giovanissimo scultore lombardo Angelo Zanelli (1879 – 1942). Un’operazione di alto valore ideale che ha visto la presenza del ministro della Difesa Guido Crosetto e del ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano che ha definito l’Altare della Patria “una cattedrale civile e identitaria dove affondano le radici della Repubblica e del nostro essere comunità nazionale”.
L’esposizione di alto valore simbolico consente di ripercorrere per intero una vicenda che fu lunga e complessa, incrociando i dati delle ricerche d’archivio con le novità emerse dal restauro. Che va dal concorso del 1908 al referendum popolare nel 1911 in occasione dell’inaugurazione che portò alla vittoria di Zanelli, quindi i vari passaggi dell’esecuzione del fregio, l’inserimento della Tomba del Milite Ignoto nel 1921 e la collocazione della statua della Dea Roma infine nel 1926.
“Per molto tempo non solo Zanelli ma tutti gli scultori del Vittoriano sono rimasti vittime di una mancata comprensione critica – dichiara Edith Gabrielli direttrice dell’istituto autonomo VIVE che unisce Vittoriano e Palazzo Venezia – La mostra contribuisce a cambiare il senso delle cose: essa aiuta i visitatori e – perché no? – anche gl studiosi a conoscerli meglio. Ne emerge un quadro diverso e certamente positivo: possiamo così affermare che il grande fregio dell’Altare della Patria è definitivamente restituito al pubblico e alla critica”.
Che per molto tempo ha “snobbato” il Vittoriano, considerandolo ingombrante e retorico nel migliore dei casi.

L’ intervento di restauro

L’ intervento di restauro è durato parecchi mesi, da marzo a ottobre L’altare realizzato in marmo Botticino esposto alle intemperie e all’inquinamento del traffico di piazza Venezia era in uno stato di visibile degrado, ricoperto di uno spesso strato di depositi scuri che ne alteravano la visione. Da qui la necessità di un intervento che fosse in grado di ripristinare l’immagine originaria.
Il lavoro che è stato documentato passo passo, settimana dopo settimana con video e foto, consultabile sulla pagina web del VIVE, è stato eseguito da Susanna Sarmati che seguendo i principi del restauro tipicamente italiano ha consolidato la materia restituendo piena leggibilità al monumento nel suo insieme, ma senza cancellare i segni del passaggio del tempo. Un ‘operazione complessa che consente ora di apprezzare fin nei dettagli la qualità dell’opera, compresa la scelta da parte dell’artista di utilizzare non uno ma diversi materiali, non solo marmo botticino, per realizzare la Dea Roma. Dopo il restauro, ora appaiono ben visibili sia il mosaico di fondo della nicchia che l’argento della statuetta della Vittoria alata e della lancia. L’intervento non è finito qui, ma si è esteso anche alla Tomba del Milite Ignoto con la pulitura del marmo e il trattamento della corona in bronzo e dei bracieri con la fiamma perenne.
All’operazione di restauro del monumento più importante della storia unitaria, è seguito un secondo intervento che ha interessato da giugno a ottobre 44 gessi, bozzetti e modelli che fanno parte della cosiddetta Gipsoteca del Vittoriano, un patrimonio che conta 250 gessi conservati presso lo stesso Vittoriano e in parte nell’ex Mattatoio di Roma messo a disposizione dalla Soprintendenza speciale Archeologia Belle A rti e Paesaggio. Fra questi 44 gessi alcuni bozzetti che riguardano proprio l’altare della patria sono stati studiati e catalogati da Valerio Terraroli e restaurati da Luca Pantone. Sono i modelli per il fregio realizzati da Zanelli per il concorso del 1908 e da altri scultori come Ettore Ximenes e Adolfo Cozza. Anche in questo caso si è trattato di un’operazioni di consolidamento e di ricomposizione al fine di restituirne la leggibilità.

Storia del monumento a Vittorio Emanuele

E’ molto nota e piuttosto complessa la storia del monumento a Vittorio Emanuele, il Vittoriano, progettato da Giuseppe Sacconi che scomparve nel 1905. Il monumento venne inaugurato nel 1911, anno in cui si celebrava, anche a livello internazionale, il cinquantenario dell’Unità d’Italia. Un rito collettivo in cui la nazione si sarebbe riconosciuta nei propri simboli. “Nel progetto originario (1882) per il sottobasamento della statua equestre del Re, nonostante non fosse ancora stato previsto uno specifico ruolo per questo spazio che sarà poi denominato Altare della Patria, era già stata immaginata dall’architetto un’edicola centrale per ospitare una statua con la personificazione di Roma e due fregi a bassorilievo che si sarebbero dovuti sviluppare a destra e a sinistra…”, scrive in catalogo Valerio Terraroli. Nel 1908 fu bandito un concorso pubblico per la decorazione plastica dello spazio sottostante la statua equestre del Re firmato da Koch, Manfredi e Piacentini i tre architetti che gestivano i lavori dopo la morte dell’architetto Giuseppe Sacconi offrendo agli artisti partecipanti la possibilità di scegliere fra tre ipotesi. Tra i partecipanti spiccava l’invenzione “storicistica ed eclettica” del toscano Arturo Dazzi e quella “compiutamente simbolista e allegorica” del bresciano Angelo Zanelli che sarà quella prescelta. Il 4 giugno 1911 per l’inaugurazione del Vittoriano da parte di re Vittorio Emanuele III e della regina Elena per il disvelamento della statua equestre del Re verrà mostrato il fregio di Zanelli che spostava l’obiettivo da un racconto storico a un’invenzione allegorica senza tempo , appunto eterna. Ma entrambi i progetti verranno mostrati alla gente.

Angelo Zanelli, chi era costui? Un giovane scultore di talento che a soli 32 anni nel 1909 vinse il concorso nazionale per la decorazione del monumento più importante della storia dell’Italia unita. Il suo progetto venne preferito a quello di Arturo Dazzi. La vittoria gli procurò un successo internazionale strepitoso, ma di breve durata. Ben presto sarebbe finito nel dimenticatoio travolto dalle avanguardie. In quegli stessi anni si compiva a Roma un’altra impresa decorativa dal forte significato simbolico. Fra il 1908 e il 1912 Giulio Aristide Sartorio dipingeva ad encausto il fregio per l’aula di Montecitorio, chiamato dall’architetto progettista della Camera dei Deputati Ernesto Basile.
Vittoriano – Sala Zanardelli Orario: da lunedì a domenica dalle 9.30 alle 19.30 (ultimo ingresso 18,45). Fino al 25 febbraio 2024. Ingresso gratuito

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