Il panorama architettonico italiano perde uno dei suoi punti di riferimento. Si è spento a 92 anni, nella sua casa di Calcata, in provincia di Viterbo, l’architetto Paolo Portoghesi.
Docente universitario, progettista di fama, teorico, Portoghesi è stato il principale esponente in Italia del Postmodernismo, con l’idea di stabilire un nuovo rapporto creativo con la storia e le tradizioni delle diverse civiltà. Straordinario studioso e cultore del Borromini.
Lucido fino alla fine e in piena attività, stava scrivendo un libro sulla bellezza e avrebbe dovuto tenere una lectio magistralis il prossimo 9 giugno a Roma, in occasione dell’iniziativa promossa dall’Ordine Architetti di Roma per la Giornata internazionale degli archivi e nell’ambito degli eventi organizzati nel centenario della legge che ha regolamentato la professione dell’architetto in Italia.
Una carriera straordinaria
Papà ingegnere, laureato in architettura nel 1957, primo direttore della Biennale Architettura a cui è legato un passaggio fondamentale della sua carriera, quello del lavoro condiviso con Aldo Rossi nel 1980 in occasione della prima Mostra di architettura, con la Strada Novissima e con il meraviglioso esperimento de Il teatro del mondo.
Una vita fino all’ultimo ricca di incarichi, idee, aspirazioni, e tanti, tantissimi riconoscimenti: Accademico Emerito della Classe di Architettura, Cavaliere di Gran Croce della Repubblica Italiana, Commandeur de l’Ordre des Arts et des Lettres della Repubblica Francese Ordre national de la Légion d’honneur della Repubblica Francese, socio nazionale dell’Accademia dei Lincei, laureato honoris causa dalle università di Ginevra, Losanna e La Plata, membro onorario dell’American Institute of Architecture.
Ma non solo, perché tanto tempo Portoghesi lo ha dedicato anche all’insegnamento (alla Sapienza e poi al Politecnico di Milano di cui è stato rettore dal 1967 al 1979), agli studi teorici e ai lavori sull’architettura moderna, la rilettura e la valorizzazione dell’opera di Mario Ridolfi, per esempio. Tutto materiale che dal 2016 è stato donato al Museo Maxxi di Roma.
I progetti
Portoghesi in tanti anni di carriera ha visto realizzati moltissimi dei suoi progetti, disegnando e costruendo davvero di tutto in Italia e all’estero.
L’elenco è lungo, dalla Casa Baldi, citata in tutte le storie dell’architettura per quella sua capacità di legare il progetto architettonico al luogo e alla storia, alla moschea di Roma, forse la sua opera più nota, passando per i complessi residenziali dell’Enel di Tarquinia, l’Accademia di Belle Arti dell’Aquila, il teatro di Catanzaro e la Sala delle Terme del Tettuccio a Montecatini. Suo anche il restauro della piazza del Teatro alla Scala di Milano e di Piazza San Silvestro a Roma.
Fra i lavori per l’estero non si possono non menzionare il Palazzo Reale di Ammann in Giordania (1973), la Torre del Respiro a Shanghai (2005), la Moschea di Strasburgo (2012), ma ci sono anche residenze (Berlino), giardini (Montpellier),alberghi e fast food (Mosca).
“Dovendo scegliere tre opere che mi rappresentano, indicherei la chiesa della Sacra famiglia a Salerno, la piccola chiesa di San Cornelio e Cipriano a Calcata e la moschea di Roma – spiegava lui qualche anno fa in una intervista all’ANSA- Ma i i progetti sono un po’ tutti figli, ogni tanto li vado a trovare”.
In tanti momenti, i progetti di Portoghesi hanno incrociato la fede e le fedi ma anche l’arte, il teatro, il cinema, come fu per Casa Papanice, costruita a Roma a metà degli anni ’60 e diventata poi un set per tanti titoli della commedia all’italiana, indimenticabile quello con Monica Vitti protagonista di Dramma della Gelosia di Scola.
I suoi ultimi pensieri, tuttavia, sono stati per il futuro della tenuta di Calcata, la grande immaginifica casa giardino nel borgo medievale alle porte di Roma dove da cinquant’anni insieme con la moglie Giovanna Massobrio, anche lei architetto, ha dato forma alla sua idea di architettura legata al genius loci. Il celebre progettista aveva, infatti, trovato nel termine “geoarchitettura” l’indicazione di una via militante, in coerenza con la sua didattica e la sua impostazione di vita, per una responsabilità civile nell’architettura, tesa a realizzare una condizione culturale nuova e legata anche alla presenza politica degli architetti nella società.
Il cordoglio delle istituzioni
“Oggi è un giorno di lutto per l’architettura italiana. La scomparsa di Portoghesi ci priva di una figura autorevole sia nel campo della progettazione che in quello della teoria. Egli nutriva un concetto globale dell’architettura, in cui l’armonia tra l’uomo e le forme del costruito e dell’abitato doveva essere compiuta”. Con queste parole, il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano esprime il suo cordoglio per la perdita del grande architetto. “Mi piace ricordarlo qui, soprattutto, come colui che volle e promosse alla Biennale di Venezia la prima Mostra Internazionale di Architettura La presenza del passato sotto la presidenza di Giuseppe Galasso, aprendo con la Strada Novissima per la prima volta al pubblico i meravigliosi spazi dell’Arsenale”, conclude Sangiuliano.
“Con Paolo Portoghesi l’Italia perde un impareggiabile maestro dell’architettura postmoderna. La sua arte, le sue intuizioni, il suo genio, rimarranno per sempre nel patrimonio di un’arte come l’architettura, vissuta e praticata non solo per creare il bello, ma anche per realizzare opere dalle caratteristiche peculiari e uniche”. Sottolinea il presidente del Veneto. “Di lui – prosegue Zaia – anche il Veneto conserva un ricordo concreto di una presenza prestigiosa: a cominciare dalla direzione del settore architettura della Biennale di Venezia cui fu chiamato nel 1979, fino alla costruzione del Teatro nel Mondo, che affidò a Aldo Rossi, su una barca ormeggiata nel bacino di San Marco, che poi navigherà fino a Dubrovnik. E poi Treviso, con il Quartiere Latino e Palazzo Bortolan. Alla sua famiglia, al mondo dell’arte architettonica e a tutti coloro che l’hanno conosciuto e stimato rivolgo – conclude – il mio più profondo cordoglio”.
“Un grande dolore, una grande perdita per l’Architettura ed il mondo della cultura: un amico, un Maestro e un intellettuale che ha contribuito a difendere la bellezza, sempre”. Dice il presidente dell’Ordine degli Architetti di Roma e provincia, Alessandro Panci. “Una grande perdita per il Paese e per Roma, la sua città. La sua lezione sull’architettura resterà un caposaldo per tutti noi: professionisti, cultori e cittadini” sottolinea il presidente Panci a nome di tutto l”Ordine di Roma e Provincia inviando “un messaggio di commozione e vicinanza alla famiglia”.







