fbpx

Turismo delle Radici primo bando: solo 4 mln per 20 regioni. Eppure sembra “Il paltò di Napoleone”

da | 29 Mag 2023 | Bandi e finanziamenti, Istituzioni, Soft Power italico, Turismo

Il primo bando del Turismo delle radici ha messo a disposizione 4 milioni dei 20 stanziati per l’intero programma. 4 milioni da dividere tra 20 regioni; 200.000 euro a fondo perduto per il progetto che riguarda l’intera Regione.
Le risorse finanziarie impegnate ( 200mila euro e eventuali altri che potrebbero arrivare da soggetti pubblici o privati interessati al progetto, ndr) hanno la finalità di “:…. sensibilizzare le comunità locali sul tema dell’emigrazione italiana e dei viaggi delle radici e a creare sui territori un’offerta turistica mirata e integrata rivolta ai viaggiatori delle radici. L’obiettivo finale è favorire la nascita di nuove figure professionali specializzate nella progettazione e promozione dei servizi relativi al turismo delle radici.”.
Con quel poco a disposizioni i progetti assegnatari dovranno attivare ben 10 linee d’intervento per cogliere obiettivi straordinari:
–  attuare quanto previsto dai principi generali e trasversali previsti dalla normativa comunitaria e nazionale concernente il PNRR, con particolare riguardo al contributo all’obiettivo digitale (c.d. tagging) e di tutela dell’ambiente, al sostegno dell’uguaglianza fra i generi e della partecipazione di donne, alla promozione dell’occupazione giovanile ed alla riduzione dei divari territoriali;
–  favorire e sostenere nello specifico idee e iniziative capaci di creare nuove professionalità nell’ambito della programmazione e promozione del turismo, con particolare riferimento al turismo delle radici, rispetto alle sfide individuate come prioritarie per le comunità;
–  attenuare l’impatto della crisi sull’occupazione, anche mediante modalità di lavoro flessibili e sostegno attivo all’occupazione, in particolare nelle aree depresse del Paese caratterizzate da bassi tassi di crescita e nei territori caratterizzati da minori opportunità per i giovani;-  determinare il miglioramento delle competenze, comprese quelle digitali, anche rafforzando la didattica, ed il conseguente apprendimento, con modalità da remoto;
–  incentivare forme di turismo ecosostenibile e responsabile, valorizzando aree che si collocano fuori dai circuiti del turismo mainstream;
–  rafforzare il legame tra l’Italia e le comunità italiane all’estero e permettere agli italo-discendenti nel mondo di ricostruire la propria storia familiare e approfondire la conoscenza della cultura d’origine.

Sembra proprio di rivedere la scena del film “miseria e nobiltà” ( per chi volesse rivedere la scena: https://www.youtube.com/watch?v=PonaBLyh1Bw) dove con poco o niente (un paltò vecchio) si pensa di avere in cambio, molto anzi l’improbabile.
Invece sul piatto ci sono risorse modestissime per obiettivi ambiziosi, ma nonostante ciò si rileva un una forte fibrillazione tra i partecipanti e altri soggetti interessati, tutti alla rincorsa del “Turismo delle radici” termine fino a poco tempo fa sconosciuto ai più ed ora obiettivo di tanti. Tutti vocati al tema della riscoperta, anche tramite progetti di comunicazione, del legame degli italiani emigrati e delle loro generazioni successive, con il desiderio di riscoprire e rinsaldate, le proprie origini italiane. Nel mondo si calcola che ci sono 250 milioni di persone che hanno in origine il forte legame con l’Italia ovvero che vorrebbero essere come gli Italiani adeguando comportamenti, scelte e modo di vivere allo “Stile di vita italiano”.
L’ultima presa di posizione, che sottolinea il “fermento” che agita i soggetti interessati a questo primo bando, è dell’Associazioni dell’Emigrazione Lombarda. Con una nota del 15 maggio il presidente dell’associazione scrive al Segretario generale della Farnesina Ambasciatore Riccardo Guariglia per denunciare “il mancato coinvolgimento e partecipazione al Bando sul Turismo delle Radici, nonostante le stesse svolgano da anni un’intensa attività sul tema e abbiano sempre partecipato alle innumerevoli riunioni del “Tavolo tecnico sul Turismo delle Radici” del MAECI, peraltro, poco proficue, se non per alcuni partecipanti, che si sono proposti solo come promotori dei propri servizi . per campagne pubblicitarie o per analisi sociologiche.”. Da qui, prosegue la nota con una serie di evidenti perplessità, tra le altre: come retribuire regolarmente i partecipanti al progetto con una cifra, assolutamente insufficiente per svolgere un’attività seria nei territori; Il ruolo dei coordinatori regionali, privi di strutture operative, dovrebbe essere svolto in coordinamento con gli assessori regionali competenti; l’inopportunità dell’ inserimento nel Bando delle ricerche genealogiche, per ritrovare le proprie origini, in quanto tutti gli uffici di Stato Civile della Regione Lombardia sono già impegnati fortemente con le richieste di cittadinanza (ius sanguinis) e con tutti i problemi relativi nei rapporti con l’amministrazione pubblica. In conclusione, in mancanza di opportuni correttivi, si corre il rischio di produrre solo un grande spreco di risorse pubbliche: una delle tante iniziative promozionali che rischiano di essere soltanto di “testimonianza”, ma che non faranno sistema e non incideranno sull’aumento dei flussi turistici verso il nostro Paese.
La risposta, esempio di burocrazia, è del Direttore Generale per gli italiani all’estero Luigi Vignali. Tutti hanno avuto la possibilità di partecipare e l’ultimo tavolo tecnico è stato organizzato proprio in Regione Lombardia; 200.000 euro sembrano poche ma questo c’è; i musei regionali dell’emigrazione, saranno sicuramente valorizzati nelle attività di comunicazione e inseriti nei diversi itinerari; le ricerche genealogiche e storico-familiari, sono la base da cui partire per sviluppare gli itinerari delle radici per tutti coloro che vogliono ritrovare il legame con la terra d’origine e con la famiglia residente in Italia.
Quello che più colpisce nella risposta è la tranquilla certezza, tipica di alcuni vertici della burocrazia italiana, del proprio intoccabile ruolo, indipendentemente da ogni cambio di maggioranza governativa o parlamentare. Mai un dubbio o un ripensamento rispetto al proprio operato, nonostante le critiche espresse in varie sedi ed i ricorsi annunciati o arrivati.
Ma se tanto malumore è stato generato dalla erogazione dei primi 4 milioni, cosa succederà quando saranno spesi i 2 milioni destinati alla digitalizzazione di documenti d’archivio che pare digitalizzati lo siano già? O i 3 milioni destinati alla campagna di comunicazione all’estero ( una goccia d’acqua nel mare, ndr)? Ed i 3 milioni destinati alla istituzione e promozione dell’anno 2024 come anno del Turismo delle Radici? O i 2 milioni da assegnare a sostegno delle attività in Italia connesse alle esperienze di working holidays destinando “tale somma a soggetti che operano a vario titolo sui territori, selezionati dai coordinatori regionali”? O anche il milione destinato a creare una rete di università italiane ed assegnare borse di studio triennali?
Noi ovviamente, per spirito patrio, ed anche perché non auguriamo che la gestione di un capitolo di spesa tutto sommato piccolo rispetto alle enormi cifre del PNRR venga nei prossimi mesi passato sotto la lente impietosa degli Organi di controllo nazionali ed europei, confidiamo ancora nella capacità umana di prendere atto degli errori e correggerli .

Clicca sul banner per leggere Territori della Cultura