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Decolla tra le incertezze il bando “Turismo delle radici”

da | 26 Feb 2023 | Bandi e finanziamenti, Istituzioni, Soft Power italico, Turismo

Indubbiamente c’era un parterre de roi il 15 febbraio alla Farnesina per il lancio del Bando delle Idee Turismo delle Radici: Ministri, Sottosegretari, Ambasciatori, Amministratori Regionali e Sindaci, Associazioni ed Enti in qualche modo interessati al Turismo, con la strana eccezione del Touring Club Italiano, non invitato. E vasta era l’aspettativa da parte del variegato mondo del Turismo e delle numerose Entità che si occupano all’estero o in Italia degli 80 milioni di italo-discendenti sparsi nel mondo, cifra che cresce notevolmente se si presta attenzione ai tanti milioni di stranieri che sono comunque amanti della cultura italiana nelle sue più varie espressioni, fino al cibo, alla moda, al saper vivere. Finalmente uno stanziamento pubblico per far decollare iniziative e servizi a favore di una platea così vasta, ed a favore del turismo verso l’Italia, in particolare verso quelle località dell’interno, dove più autentiche e riconoscibili sono rimaste le tracce delle radici. Un Bando che rende disponibili ben 20 milioni, la cui gestione il MAECI ha affidato alla DGIT, la Direzione che si occupa degli Italiani all’Estero: una bella cifra, anche se un’inezia rispetto al maxi stanziamento di più di un miliardo dal quale provengono, e cioè l’investimento 2.1 “Attrattività dei Borghi”- Turismo e Cultura del PNRR. Quando nel maggio del 2021 si palesò la disponibilità di uno stanziamento pubblico, apparve naturale, anche perché la nuova Direzione per la Diplomazia Pubblica e Culturale era ancora agli albori, che fosse La DGIT ad occuparsene, coinvolgendo il c.d. Tavolo Tecnico sul Turismo delle Radici” un ambito informale ed al contempo istituzionale, partecipato dai rappresentanti delle Regioni, del CGIE- Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, da Docenti universitari e studiosi del settore, dalle Associazioni che in ogni regione italiana si occupano dei propri ex-migranti ed altre Entità pubbliche e private a vario titolo coinvolte. Fu pure naturale che alcune Associazioni iniziassero ad organizzarsi, coinvolgendo anche Università, esperti del settore, Regioni ed Enti locali, per essere pronti a svolgere, grazie all’annunciato arrivo di risorse economiche, azioni di comunicazione e sensibilizzazione delle comunità di italo-discendenti residenti all’estero, per incentivare e rafforzare il già promettente flusso verso la nostra Penisola, di turisti c.d. di ritorno.

20 milioni per 20 regioni e 16 “Esperti- Coordinatori Regionali”

Una più attenta riflessione da parte del MIC e del MAECI, maturata in occasione della firma dell’accordo interministeriale per la formale destinazione dei 20 milioni, deve evidentemente aver riportato come centrali nelle iniziative da finanziare, i “Borghi storici” destinatari del maxi-stanziamento PNRR, da cui i 20 provengono: il testo del Bando gestito dalla DGIT ha preso così altra forma, con ovvia delusione di chi si era già organizzato e degli “esperti” che all’iniziativa avevano dedicato tempo. Forse anche per questo, per tacitare un po’ di malcontento, si è voluto procedere a designare, con apposita procedura di selezione, 16 “Esperti- Coordinatori Regionali”, del tutto inutili, come QA ha evidenziato con articoli del 1 e 3 agosto, e del tutto ad oggi inoperanti pur se ufficialmente in servizio, quando sarebbe stato più produttivo creare un raccordo operativo con gli Assessorati Regionali al Turismo, risparmiando anche 1 milione. In ogni caso ora il testo dell’ Avviso Pubblico Bando delle Idee Turismo delle Radici è ufficiale dal 6 febbraio e di quello occorre tenere conto.

Il bando. Non ci sono differenze tra i territori!

La prima cosa che colpisce l’attenzione, nel prendere visione del testo dell’Avviso, è la scelta operata dal MAECI di suddividere banalmente per 20, quante sono le Regioni italiane, la cifra destinata alla “attività di sensibilizzazione delle comunità locali e di formazione degli operatori”, ed in particolare 4 milioni per la “costituzione di Associazioni temporanee di scopo, con natura di Enti del Terzo Settore”, cui andranno quindi 200 mila € l’una. Come se non ci fosse differenza di popolazione, territorio, condizioni socio-economiche tra Lombardia, Veneto, Lazio, Campania da una parte, e Umbria, Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige, Basilicata, dall’altra. Del resto, molto altro ci sarebbe da dire sul piano di spesa deciso per l’utilizzo dei famosi 20 milioni: ci limiteremo a segnalare i 2 milioni destinati a: ”digitalizzazione e indicizzazione dei documenti utili alla realizzazione di ricerche genealogiche”, altri 2 milioni per il “sostegno in Italia alle attività connesse alle esperienze di working holidays”, 3 milioni per la “campagna di comunicazione con eventi da realizzare all’estero e con coinvolgimento di testimonials”, 3 milioni e rotti per la “istituzione e promozione del 2024 come anno delle radici italiane nel mondo”, 1 milione e rotti per la “creazione di una rete di Università italiane, piattaforma informatica e borse di studio”. Su ognuna di queste voci ci sarebbero da fare abbondanti considerazioni, ma ci limiteremo per ora solo a segnalare al MAECI che esiste ed opera una rete tra le Università italiane a livello nazionale e regionale, che si chiama CRUI, ed esiste un Ente pubblico di diritto privato che raggruppa 69 Università italiane, alle quali fornisce supporto per progettazione e gestione tecnologica, che si chiama CINECA.

Tornando al nostro Avviso: ad ogni Regione andranno 200 mila €, ed una sola proposta progettuale, che dovrà riguardare l’intera Regione, sarà assegnataria del contributo a fondo perduto. Viene da chiedersi se gli estensori del Bando abbiano mai girato per l’Italia, altrimenti avrebbero notato quanto poco siano omologabili e raggruppabili i territori, per fare degli esempi, di Verona con quelli di Padova o Venezia o delle montagne bellunesi, oppure del versante marino dell’Abruzzo con quello delle montagne, oppure della parte nord del Lazio (Tuscia e Sabina) con quella sud (Ciociaria e Latina) e con l’Area metropolitana di Roma; ed a ciò dobbiamo aggiungere che proprio poiché si tratta di Turismo delle Radici, fatalmente verranno esaltate le differenze e le particolarità locali, con le ovvie difficoltà di mettere in piedi Proposte capaci di rappresentare l’intero territorio regionale, verso un target molto frammentato e più gestibile da parte di operatori turistici “boutique” anziché da grandi tour operator, quale quello dei Turisti delle Radici, per i quali non a caso si prevedono strumenti di sostegno quali le ricerche genealogiche, i noleggiatori di auto, gli itinerari specifici e così via. Sarebbe stato più logico ed utile prevedere una grande campagna di comunicazione concepita in varie versioni bilingue e rivolta a tutti gli italo-discendenti nel mondo, e poi un grande programma di formazione per tutti gli operatori turistici italiani, anche piccoli e locali, con apposite iniziative per suscitare la nascita di nuovi giovani operatori turistici, che li potesse dotare delle competenze e degli strumenti adatti ad accogliere quel segmento prezioso di turisti, attenti al rispetto della natura e dei beni culturali, all’apprezzamento dei prodotti tipici e di qualità, alla riscoperta degli usi e costumi e dei legami antichi, quali sono i Turisti delle Radici. Magari stimolando anche, attraverso incentivi, il formarsi di “reti di aggregazione” tra singoli Borghi storici, i loro artigiani, piccoli imprenditori ed addetti al turismo, le loro associazioni di volontariato soprattutto giovanile: elemento innovativo che purtroppo non è stato sufficientemente adottato e sostenuto neppure in occasione dei Bandi a valere sul maxi-finanziamento del Piano Borghi del MIC.

La lettera del ministro Tajani

Sono tante quindi le ragioni serie, assieme a risentimenti ed insoddisfazioni personali, che hanno prodotto in queste giornate seguite alla solenne ed affollata mattinata del 15 febbraio alla Farnesina, un diffuso malessere tra chi più da vicino segue la tematica del Turismo delle Radici ed in generale dell’emigrazione italiana all’estero, e certo non basterà a rimuoverlo, la decisione del Ministro degli Esteri onorevole Taiani di inviare ai Sindaci dei tanti Borghi italiani, una lettera di stimolo ad attivarsi con iniziative a favore del Turismo delle Radici, ad aderire ad una “rete” di Comuni convenzionati con il MAECI (ma non bastava l’ANCI?), a mettersi in contatto con i due Sindaci da lui nominati membri della “cabina di regia del Tavolo Tecnico”: il sindaco di Numana (AN) Gianluigi Tombolini e quello di Sgurgola (FR) Antonio Corsi.

Noi ci auguriamo che, per il bene delle Turismo delle Radici e del futuro dei Borghi storici italiani, se i tempi del PNRR lo consentono, vengano presto risolti i malintesi e riassorbite le insofferenze, magari correggendo gli errori e le stranezze presenti nel Bando. Ne segnaliamo una per tutte, perché davvero bizzarra: le Proposte progettuali, recita il Bando, andranno presentate da “Gruppi informali” di minimo 6 e massimo 15 persone fisiche che dovranno costituirsi in un nuovo soggetto giuridico qualificato come Ente del Terzo Settore se i progetti presentati saranno ritenuti idonei e finanziati. Tra gli elementi oggetto di valutazione in base ai quali assegnare i punteggi, viene previsto il seguente: “Presenza nel gruppo informale di giovani tra i 18 ed i 36 anni, in percentuale superiore al 25% (1 punto e per ogni ulteriore 5% aggiuntivo fino ad un massimo di 5punti)”. Ora, se ipotizziamo una compagine fatta di 10 persone, per fare l’esempio più semplice, si avrà l’obbligo della presenza di 2,5 giovani, ai quali si dovrà aggiungere, per ottenere un punto, mezzo giovane (!), e per ottenere i 5 punti bisognerà aggiungere 2 giovani e mezzo. Decisamente un Bando che è modello di scalabilità, trasferibilità e buona pratica.

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