“Pablo Neruda fu avvelenato”. Il nipote del poeta anticipa i risultati delle nuove analisi

da | 16 Feb 2023 | Arte e Cultura, Persone e Carriere

Pablo Neruda “è morto per avvelenamento”.  Lo scrive El Paìs sulla base di quanto annunciato dal nipote del poeta, Rodolfo Reyes, che ha deciso di anticipare i risultati delle ulteriori analisi effettuate sui resti del poeta cileno, la cui diffusione pubblica è prevista nelle prossime ore.
Nell’intervista rilanciata dalla stampa locale, Reyens assicura che il pool internazionale di esperti che ha analizzato il batterio Clostridium botulinum, trovato nel corpo di Neruda nel 2017, “ha stabilito che la sua origine era endogena”. La conclusione della perizia, pertanto, confermerebbe la tesi della originaria denuncia secondo cui la sostanza “è stata iniettata come arma biologica” e  ne ha provocato l’avvelenamento.
“Posso dirlo perché conosco i rapporti. Lo dico, da avvocato e nipote, con molta responsabilità, perché il giudice non può ancora segnalarlo perché deve avere tutte le informazioni”, ha dichiarato Reyes.
Il premio Nobel per la Letteratura, insignito del titolo nel 1971, morì il 23 settembre 1973 nella clinica San María di Santiago, dodici giorni dopo il golpe del generale Augusto Pinochet che mise fine in Cile all’esperienza democratica del presidente Salvador Allende.
“Per 40 anni – afferma El Paìs – si è creduto che la causa ufficiale della sua morte fosse il cancro alla prostata, fino a quando il suo ex autista, Manuel Araya, ha fatto notare che era stato avvelenato, testimonianza che è poi alla base della denuncia presentata dal Partito Comunista”.
Ora il nipote, che non si è mai arreso alla versione ufficiale, ha annunciato la svolta.

Dieci anni di indagini

Secondo la testata di Madrid questa è il terzo procedimento realizzato per stabilire le cause del decesso di Neruda. Infatti, la vicenda della morte per avvelenamento del poeta tiene banco da almeno dieci anni e da allora ripetute indagini medico-legali, con inchieste della magistratura aperte e poi archiviate, non sono riuscite a formulare un verdetto univoco sul decesso.
Già nel 2013, infatti, un gruppo di medici legali, in accordo con le autorità giudiziarie cilene, sottopose la salma del Premio Nobel a una serie di lunghi esami per verificare l’attendibilità della testimonianza del suo autista e guardia del corpo. Il direttore del servizio medico legale cileno, Patricio Bustos, fece così analizzare la salma di Neruda concludendo che il poeta morì a causa di un tumore alla prostata, il cui decorso sarebbe stato accelerato dallo stress emozionale dei giorni del golpe. All’epoca i medici non rintracciarono nessuna sostanza velenosa nel corpo del poeta, se non tracce di medicinali e antidolorifici assunti per contrastare il cancro, mentre nelle ossa erano presenti molte metastasi.
Tuttavia, nel gennaio 2015 il nipote del poeta ottenne un supplemento di inchiesta e la riapertura dell’indagine, con nuovi esami scientifici sui reperti biologici prelevati dalla salma nella primavera 2013.
Anche questa indagine fu archiviata ma il governo cileno, di fronte ai persistenti dubbi, istituì due commissioni scientifiche che, nel novembre 2015, dichiararono che la morte di Neruda potrebbe non essere avvenuta “a causa del cancro alla prostata di cui soffriva”, e che “risulta chiaramente possibile e altamente probabile l’intervento di terzi”, concludendo che al paziente “fu applicata un’iniezione o gli fu somministrato qualcosa per via orale che ha fatto precipitare la sua prognosi in appena sei ore”.

La svolta

Infine, nell’autunno del 2017 un gruppo di esperti ha esaminato nuovamente i resti del poeta cileno e l’esito delle ulteriori analisi ha comprovato l’invalidità del certificato di morte.  Nei mesi successivi, inoltre, gli esami hanno rilevato, in un molare del poeta, la presenza del batterio ‘Clostridium botulinum’, poi confermata da altre indagini, che hanno permesso di aprire nuovamente la causa davanti alla magistratura.
L’ultimo gruppo di specialisti incaricati della perizia è composto da scienziati provenienti da Canada, Messico, El Salvador, Danimarca, Regno Unito, Stati Uniti, Germania, Canada e Cile.  Due laboratori, uno in Canada e uno in Danimarca, hanno effettuato i test per determinare se l’origine della sostanza individuata sia endogena o esogena.
“Questo è ciò che stavamo aspettando. E ora è stato dimostrato che era endogena e che è stata iniettata o collocata”. Ha dichiarato Reyes anticipando i risultati che ancora non sono stati resi ufficialmente noti.