Agosto 2015, il ministro per i Beni e le Attività Culturali Dario Franceschini annuncia i nomi dei 20 direttori di musei e siti archeologici con autonomia gestionale e fatto nuovo per l’italia, sette direttori sono stranieri. 10 donne e 10 uomini, scelti tra una rosa di tre nomi selezionati da una commissione presieduta da Paolo Baratta. Il ministro Franceschini ha scelto i 7 direttori dei musei di I fascia e il D.G. Ugo Soragni i 13 direttori di II fascia. La durata dell’incarico è di 4 anni rinnovabile una volta.
Dei sette direttori “stranieri”, tutti cittadini Ue, (Eike Schmidt, Sylvain Bellenger, James Bradburne, Cecilie Hollberg, Gabriel Zuchtriegel, Peter Aufreiter e Peter Assmann) solo 5 hanno avuto il rinnovo alla scadenza del primo mandato; Peter Aufreiter e Peter Assmann, sono stati sostituiti rispettivamente da Luigi Gallo alla Galleria Nazionale delle Marche e da Stefano L’Occaso per Palazzo Ducale di Mantova. Gabriel Zuchtriegel è stato “promosso” a Pompei e due nuovi direttori stranieri sono arrivati dal 2019: Axel Hemery alla Pinacoteca di Siena e Stephane Verger al Museo Nazionale Romano. Sempre 7.
La scadenza per i rinnovi è oramai prossima, estate 2023, si inizia dai “fiorentini” con Eike Schmidt degli Uffizi e poi Cecilie Hollberg dell’Accademia ( in scadenza sei mesi più tardi) e Paola D’Agostino del Bargello .
Proprio gli Uffizi sono stati oggetto di critiche da parte del governo appena insediato sia per la mancata apertura nel lunedì del ponte di Ognissanti (giorno di turno di riposo settimanale), sia per la realizzazione della Loggia di Isozaki (l’archistar giapponese morto pochi giorni fa all’età di 91 anni), un progetto fermo da oltre 20 anni.
Fatto “gravissimo” la chiusura del 31 ottobre, lo definisce Sangiuliano in una lettera a Schmidt, ma la stessa lettera non viene estesa agli altri musei statali che, nonostante il ponte, hanno rispettato il giorno di chiusura. Sta per finire l’era Schmidt ? Probabilmente si, ma gli va riconosciuto, tra gli altri, l’obiettivo di 1 milione di visitatori in più nei primi 5 anni.
Annuncia Vittorio Sgarbi al Corriere fiorentino che è intenzione del Governo cambiare i criteri di composizione della commissione che seleziona i candidati inserendo componenti che siano più legati al territorio, come ex soprintendenti o figure analoghe che conoscano direttamente le esigenze delle realtà da dirigere. Precisa Vittorio Sgarbi che si sta pensando di allargare la rosa dei possibili direttori indicati dalla commissione, per il colloquio finale, da tre a cinque. Il ministro Gennaro Sangiuliano, per il momento non commenta le parole del suo sottosegretario ma non esclude i “lavori in corso”. Ma l’obiettivo potrebbe essere uno dei traguardi della campagna elettorale dell’esecutivo: «Prima gli italiani»?.
”Credo che la scelta dei prossimi direttori dei grandi musei sarà sicuramente fatta in base alle qualifiche e non tanto alla nazionalità, italiani o stranieri, a quanto il candidato o la candidata siano idonei al ruolo che andranno a ricoprire. Sembrerebbe anacronistico, nel 2023, pensarla diversamente” dichiara al corriere fiorentino la Hollberg.







