Van Gogh 50 capolavori dal Kröller-Müller Musem a Palazzo Bonaparte

da | 17 Ott 2022 | Arte e Cultura, Mostre ed Eventi

Foto: Vincent Van Gogh Il seminatore Arles, 17-28 giugno 1888 ca Olio su tela, 64,2×80,3 cm © Kröller-Müller Museum, Otterlo, The Netherlands

Nelle collezioni pubbliche italiane si contano sulle dita di una mano le opere di Van Gogh: alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna ci sono due “Il giardiniere” e “L’Arlesiana”, alla Galleria d’Arte Moderna di Milano una “Donne bretoni”. Uno sconosciuto per gli appassionati e per gli studiosi? Certo che no. Ma la constatazione di una realtà così sconfortante induce a riflettere sulla qualità indubbia dell’artista per lungo tempo non riconosciuta soprattutto dalla critica e successivamente sul fenomeno mediatico che ha interessato tutto il mondo dell’arte tanto da far parlare di una vera e propria “Van Gogh mania”. Ma risvolti mediatici a parte l’artista Vincent Van Gogh, nato in Olanda nel 1853, morto nel 1890, è uno dei maggiori protagonisti dell’arte contemporanea e merita l’apprezzamento dei critici e l’amore incondizionato della gente che ama l’arte.
Frutto del lavoro di alcuni anni, prodotta da Arthemisia e curata da Maria Teresa Benedetti e Francesca Villanti che hanno selezionato cinquanta opere tutte provenienti dal Museo Kröller – Müller di Otterlo, la mostra di Palazzo Bonaparte apre con grandi aspettative. Chi era veramente Vincent Van Gogh? Si chiede Benedetti. Non amato da vivo, ignorato per molto tempo dalla critica, ha vissuto drammaticamente. Quando entrava in un luogo si sentiva come un vecchio cane che disturba. Anche per la malattia che lo teneva lontano dagli altri. “Ma quella malattia lo ha nutrito. Arrivava stanco, ma caricato di una grande energia che gli serviva per raggiungere la nota alta del colore” . E dopo la morte arriva il successo planetario, diventa l’artista prediletto, acclamato, che ha dipinto oltre 700 opere in poco più di dieci anni di attività, dal 1881al 1890 .
La mostra ricostruisce attraverso, dipinti, opere grafiche, testimonianze e documenti la vicenda umana e artistica di Van Gogh, un personaggio tragico e geniale che ha inciso profondamente nel modo di concepire l’arte non solo del suo tempo. A tutti è nota la sua biografia che termina col suicidio a trentasette anni. Un uomo bisognoso di affetto e comprensione, segnato dalla fragilità, dal rifiuto degli altri, del padre anzitutto. Ma non del fratello Theo che sarà la sua roccia, il suo angelo custode che lo supporta anche finanziariamente (commovente l’epistolario fra i due), aiutato dalla moglie che alla sua morte ne prenderà il posto gestendo in modo manageriale l’eredità dell’artista e curando l’inserimento delle sue opere nelle grandi collezioni internazionali.
La mostra articolata in cinque sezioni ha inizio con un doveroso omaggio al Museo di Otterlo (per numero di opere di Van Gogh secondo solo al Museo di Amsterdam ), generoso prestatore di dipinti che documentano l’intero percorso artistico del pittore. A introdurre il visitatore sono altri artisti collezionati con amore e competenza da Helene Kröller – Müller, che tra il 1907 e il 1938 mise insieme una raccolta strepitosa, che annoverava dipinti di Picasso, Mondrian, Gris, Signac, Cranach il Vecchio, Gauguin, Renoir. In mostra “Ritratto di giovane donna” di Picasso, “Atiti” di Gauguin, “Au café” di Auguste Renoir. E naturalmente tanti Van Gogh: il primo acquisto nel 1908. Poi tutti gli altri, in tutto novantuno dipinti e centottanta disegni, fra cui opere su carta che è raro vedere fuori dell’Olanda. E’ lei a far conoscere Van Gogh in Europa e negli Stati Uniti. A Roma sono esposte cinquanta opere firmate Van Gogh fra cui il famosissimo “Autoritratto”a fondo azzurro con tocchi verdi del 1877, fresco di restauro.
Si entra quindi nel vivo della rassegna che segue l’ordine cronologico, facendo riferimento ai luoghi in cui ha vissuto il pittore: dal periodo olandese, al soggiorno parigino, a quello ad Arles, fino a St. Remy e Auvers-Sur-Oise dove mise termine alla sua vita tormenta. Dopo l’ampia sezione dedicata al Museo di Otterlo si passa al periodo trascorso in Olanda, dal 1881 al 1890. Sono gli anni dei toni scuri, “Veduta dell’Aia”,”Donna seduta”, “Vecchio che soffre”, “Donne che portano sacchi di carbone”, “Tessitore con telaio”, temi a cui il pittore si dedica più volte, nei toni del nero, del grigio, del marrone, espressione di quella pietas verso i lavoratori e l’umanità sofferente che gli è propria. Sono seminatori, aratori, mietitori, piantatori di patate. E i bozzetti preparatori della sua prima commissione (che non andò a buon fine), ricevuta dall’orafo Antoon Hermans per la decorazione della sua sala da pranzo. In quegli anni conosce per strada una prostituta alcolizzata, che chiama Sien, incinta e madre di una bambina di cinque anni che diventa sua modella e sua amante. Una relazione scandalosa che gli aliena la famiglia e gli amici. In mostra una ricca documentazione, appunti, lettere…fino al certificato di morte della donna.
Nel 1886 è a Parigi dove subisce il fascino del lavoro di Adolphe Monticelli, un pittore francese di origini italiane specializzato nelle composizioni floreali. Così in pochi mesi dipinge più trenta nature morte con fiori per abituarsi a utilizzare colori diversi. In quell’anno si tiene l’ottava ed ultima mostra impressionista con Seurat, Signac, Gauguin. Sarà la scoperta degli impressionisti a mutare il suo linguaggio, a schiarire la sua tavolozza, a fargli scoprire la luminosità del colore. Durante quel breve soggiorno si lega ad artisti come Emile Bernard, Toulouse Lautrec, conosce Gauguin appena tornato dalla Martinica, che incarna per lui l’ideale immagine di vagabondo, di viaggiatore. Di questa breve stagione “Natura morta con statuetta di gesso”, “Interno di un ristorante”, in cui rosso, verde, arancio e blu si fondono sulle pareti grazie alla tecnica puntinista, in netto contrasto con le tovaglie bianche come il colore dei fiori e il rosso scuro del fondo. Nel periodo trascorso a Parigi, affascinato dallo studio delle opere di Rembrandt. dipinge 25 degli oltre 40 autoritratti. Pur consapevole che la fotografia ha sempre maggiore campo, scrive a Theo: ”I ritratti dipinti hanno una vita propria che si origina dall’anima del pittore che nessuna macchina può catturare”.
Nel febbraio del 1888 Vincent raggiunge finalmente il Sud della Francia, Arles dove desidera trasferirsi, affascinato dai colori e dalla gente semplice. “Cesto di limoni e bottiglia” è di quell’anno ed è fra le prime opere acquistate da Helene Kröller -Müller. Ad Arles il pittore torna a lavorare. I colori, nella luce accecante del sole del Sud, assumono un’altro aspetto, lo spazio è creato dal colore. Il pittore avverte una nuova libertà che cerca di riversare nei suoi dipinti. E paragona il suo soggiorno in Provenza a quello di Delacroix in nord Africa, alla ricerca della luce e del colore. E’ di questo anno “L’amante” (Ritratto del sottotenente Millet), e“Il seminatore” con cui torna ai temi cari della vita rurale. Appena dimesso dall’ospedale per il taglio dell’orecchio, a seguito dello scontro con Gauguin che minaccia di lasciarlo, dipinge “Natura morta con piatto di cipolle”, un’immagine di vita quotidiana.
La quinta sezione ha come scena Saint-Rémi -de – Provence e Auvers -sur-Oise dove la sua avventura umana si conclude. Internato in manicomio a Saint -Paul -de- Mausole continua a lavorare. Negli ultimi tre mesi trascorsi in ospedale dipinge paesaggi, nature morte, persone. Dipinge continuamente, più di un quadro al giorno.
La mostra occupa due piani di Palazzo Bonaparte. Le sale, completamente oscurate per l’occasione (chiuse anche le finestre che danno su piazza Venezia), si snodano fra il primo e il secondo piano con un allestimento che si caratterizza per un uso molto parsimonioso della luce. Naturalmente sono illuminati i quadri, ma in modo tale da consentire con difficoltà la lettura delle didascalie, molto ampie, poste sotto le opere e scritte con caratteri piuttosto piccoli. Ai quadri si affiancano pannelli informativi, linee del tempo, pannelli luminosi e pannelli “operativi”. Che si possono toccare, sperimentare. Per capire, ad esempio, come si passa dal disegno al chiaroscuro, con quali strumenti, come si passa dal colore imitativo al colore evocativo, dal disegno in bianco e nero al quadro a colori.

Palazzo Bonaparte Piazza Venezia, 5 – Roma. Orario: tutti i giorni —-fino al 26 marzo 29ì013. Informazioni e prenotazioni tel. 39 06 8715111 www.mostrepalazzobonaparte.it