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Fondazione Ravello senza presidente. Firma il consigliere anziano Paolo Imperato

da | 24 Giu 2021 | Arte e Cultura, Persone e Carriere

Dopo l’addio di Antonio Scurati, a due settimane dalla sua nomina a presidente della Fondazione Ravello, per scongiurare la mancata partenza del festival di Ravello 69esima edizione, sarà Paolo Imperato, il più anziano dei membri del cda a garantire la continuità amministrativa. Si procede così, per l’avvio del Festival il primo luglio, con la Deutsches Symphonie-Orchester Berlin diretta da Kent Nagano e con i contratti per gli artisti che si esibiranno a villa Rufolo. Per il nuovo presidente, si dovrà attendere che il presidente Vincenzo De Luca, individui, d’intesa col sindaco di Ravello, il nuovo presidente tra «personalità che per prestigio, professionalità ed esperienza possano efficacemente contribuire al perseguimento delle finalità dell’ente» come indicato nello statuto. Tra le ipotesi per una soluzione a breve, prende piede quella del ritorno di Almerina Bove, vice capo di gabinetto di De Luca, a commissario straordinario, giacché Imperato si è dimostrato disponibile, per vicende personali, solo per un breve periodo.

E’ della scorsa settimana la vicenda che ha portato alle dimissioni di Scurati in netta polemica con il principale socio della fondazione: la Regione Campania. Motivo: il presidente De Luca non avrebbe gradito l’inserimento nel programma del Ravello Festival di nomi come quello del ministro della Salute Roberto Speranza, dello scrittore Roberto Saviano e l’architetto Stefano Boeri invitati dal presidente Scurati. «Mi sono bastati, purtroppo, pochi giorni per accertare che i soci fondatori della Fondazione Ravello non rispettano la libertà intellettuale e ignorano i valori della cultura. Da uomo di cultura e, soprattutto, da uomo libero, scelgo di rassegnare le mie dimissioni dalla carica di Presidente».E’ parte del contenuto della lettera con la quale lo scrittore Antonio Scurati, premio Strega 2019, ha lasciato l’incarico di presidente dell’ente culturale.

Diversa, naturalmente, la posizione della Fondazione Ravello sulle dimissioni: “L’ex presidente della Fondazione Ravello, scavalcando ruoli e funzioni istituzionali, ha tentato di imporre al direttore generale, senza alcuna precedente informativa agli organi della Fondazione e senza alcuna deliberazione collegiale, un ciclo di dibattiti fuori dalla programmazione del Festival ritualmente approvata sulla base della relazione del direttore artistico. Non vi sono in questa vicenda martiri della libertà di pensiero, ma più banalmente si presentano palesi violazioni delle norme che governano le persone giuridiche”.

Molte le reazioni a sostegno della decisione di Antonio Scurati, anche quella del 2 volte presidente della Fondazione il sociologo Domenico De Masi che ha dichiarato all’Ansa: “Io sono stato presidente due volte, una volta per otto anni quando c’era Bassolino e poi di nuovo quando c’era De Luca. Dopo tre mesi ho fatto la stessa cosa che ha fatto Scurati, me ne sono andato, ho dato le dimissioni perché c’era un’interferenza continua”. “La Fondazione è una fondazione culturale, quindi chi la dirige deve avere totale libertà di azione, non può avere continuamente divieti o indicazioni da parte del potere politico”. Questo – ha concluso De Masi – nessun presidente di una fondazione culturale lo accetterebbe. Io sono preoccupato soprattutto per Ravello. Essendomi dimesso io tre anni fa, adesso Scurati per lo stesso motivo, credo che una persona di spicco non accetterà mai di fare la stessa fine”.

“La ribalta che ha assunto la vicenda della Fondazione Ravello è stata una ribalta strumentale” dice, invece, il sindaco di Ravello, Salvatore Di Martino. “La situazione è semplicissima e la ricostruzione data dagli organi d’indirizzo è molto chiara. C’è stato questo comportamento del nominato presidente che io non ho compreso. Alcune cose non erano passate attraverso gli organi e questo non è previsto dalle regole. Scurati è un amico, mi ha meravigliato il suo comportamento. Che non avesse chiesto è un dato oggettivo. Tra l’altro, personalmente, se avesse chiesto avrei avuto qualche perplessità ma non per la qualità degli incontri quanto per il periodo. Forse si sarebbero potuti fare d’inverno ma io li vedo poco compatibili con il festival”.

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