Regione Lazio. Un bando per il Turismo, molto “creativo”

da | 9 Mar 2021 | Bandi e finanziamenti, Turismo

L’avviso pubblico “promozione di nuove destinazioni turistiche e nuove idee di viaggio sulla base degli ambiti territoriali e tematici presenti nel Piano Turistico Triennale” pubblicato dalla Regione Lazio l’11 febbraio, (ne abbiamo dato notizia il 16 febbraio), che con una dotazione di 4,5 milioni di € finanzia l’attuazione di interventi a sostegno delle destinazioni turistiche, ha suscitato molto interesse. Si tratta infatti di una cifra notevole, quella destinata dalla Regione Lazio a favore di un comparto che è stato letteralmente messo in ginocchio dalla pandemia; importante se confrontata con lo stanziamento di soli 750 mila € previsto dal MIBACT nel recente “Borghi in Festival”: un Bando che ha visto la massiccia partecipazione di ben 643 raggruppamenti di Borghi italiani, che ora attendono senza eccessive illusioni la pubblicazione della graduatoria. Indubbiamente un segnale di attenzione, più concreto e tangibile rispetto ai futuribili effetti della “rinascita” del Ministero del Turismo, con il suo codazzo di Enti vari, che il Lazio ha voluto dare, anche a conferma della competenza regionale sul settore. E tuttavia, leggendo con attenzione l’Avviso e gli allegati di questa importante iniziativa affidata per la sua attuazione a LAZIOCREA Spa, qualche dubbio viene, che tanto vale esprimere subito, senza attendere i prevedibili ricorsi postumi al TAR, che produrranno solo deleteri ritardi.

Tutta la costruzione dell’Avviso si regge sull’architrave costituito dalla obbligatoria esistenza, quale destinataria del contributo pubblico pari all’80% del budget della singola proposta, di una D.M.O. : Destination Management Organization, risposta organizzativo-strutturale oggi in voga nel settore turistico, quale tentativo di sintesi operativa tra pubblico e privato, riaggiornando le vecchie esperienze delle Aziende Autonome di Soggiorno e Turismo, Enti Provinciali ed Aziende di Promozione Turistica, IAT, Consorzi, Reti di Operatori. Pur concordando con le finalità e gli obiettivi assegnati alle D.M.O. costituite o costituende, forse valeva la pena lasciare più libera la forma con cui costituirle e modellabile nel prosieguo temporale, senza obbligare a scegliere tra le sole due vie di Fondazione di Partecipazione o Associazione, essendo ben note le difficoltà che si incontrano nel creare modelli collaborativi tra pubblico e privato, che siano giuridicamente fondati ed al contempo duraturi ed efficaci. L’Avviso infatti prevede che la obbligatoria costituzione della D.M.O. richiedente il contributo, preveda la compresenza di soggetti pubblici e privati, ed avvenga mediante la costituzione di un soggetto giuridico riconosciuto dalla Regione, a scelta, tra Fondazione di Partecipazione ed Associazione. Ma temo che a qualche Ente Pubblico apparirà un po’ frettolosa la spiegazione contenuta nelle Risposte di chiarimento a cura di Laziocrea: “Le Associazioni e le Fondazioni di partecipazione acquistano la personalità giuridica mediante il c.d. “riconoscimento” rilasciato dalla Regione Lazio, ai sensi del DPR 10 febbraio 2000,n.361, trattandosi di soggetti che operano in materie attribuite alla competenza delle Regioni e le cui finalità statutarie si esauriscono nell’ambito della Regione Lazio”. Forse sarebbe stato opportuno aggiungere l’inciso: “purché nel rispetto della normativa generale nazionale”, e sarebbe stato più prudente evitare il riferimento alla operatività entro i confini regionali, essendo per sua natura, la promozione turistica, rivolta in maniera preponderante fuori di tali confini. Nell’Avviso è previsto anche l’obbligo per ogni D.M.O. di dotarsi di un destination manager, la cui scelta dovrà avvenire tra persone dotate di diploma di laurea oppure di esperienza quinquennale nel settore della programmazione territoriale: anche in questo caso suscita perplessità la mancanza di qualsiasi riferimento al Albi o Elenchi dei Professionisti del Turismo, la illogica pariteticità di qualsiasi diploma di laurea, la non meglio definita esperienza di programmazione territoriale, autorizzando ad esempio l’utilizzo del responsabile dell’organizzazione territoriale di una società di consegne a domicilio attraverso riders.

Sono senz’altro condivisibili invece le linee guida e gli obiettivi che dovranno essere previsti in ogni proposta progettuale, risultando peraltro esplicitamente espressi nelle finalità costitutive di ogni singola D.M.O. pubblico/privata. Forse sarebbe stato utile, sentendo i rumors provenienti da varie parti del territorio laziale, per cui sarebbero molti i Comuni e “Comunelli” intenzionati a presentare le loro domande di partecipazione con riferimento al loro singolo territorio, prevedere l’obbligo di aggregazione progettuale tra micro-territori adiacenti o con la medesima direttrice tematica. E’ fin troppo evidente, infatti, che non appare possibile, soprattutto in epoca a ridotta mobilità, che una singola località pur dotata di potenzialità riconosciute, possa attrarre flussi turistici esterni ma nemmeno limitrofi, e non a caso il piano turistico triennale fa riferimento ad ambiti territoriali e tematici aggreganti e dotati di forza comunicativa. Risulta invece di difficile comprensione e motivazione logica, che non sia banalmente quella assistenzialistica, la previsione contenuta nell’Avviso, per la quale: “ciascuna proposta progettuale DEVE prevedere come destinataria la popolazione dell’ambito territoriale individuato, compresi gli eventuali fruitori dei beni e dei servizi culturali ed i turisti inseriti in circuiti locali, il sistema produttivo locale e favorire la costituzione di reti di imprese e cooperative di comunità”. Una sorta di ricorso forzato all’autarchia in un comparto, quello turistico, per sua natura contraddistinto dall’interconnessione, dall’integrazione di offerta multisettoriale, dal ricorso a tecniche e metodologie espansive: non a caso si parla oggi di necessità di sviluppare correnti di “neverending tourism”, cioè dotate di utile dilatazione dell’esperienza turistica attraverso la fruizione pre e post viaggio, sia di contenuti digitali che di prodotti locali recapitati con forme di e-commerce. Non avrebbe infatti senso prevedere una “banale” erogazione di bonus o ristori, sotto forma di un bando pubblico, per partecipare al quale vengono richieste non poche risorse umane e finanziarie.

E questo ci porta ad affrontare l’ultima stranezza creativa di questo Bando a gestione di “Laziocrea spa”. Ogni D.M.O. dovrà assumere, come abbiamo visto, forma giuridica in quanto Associazione riconosciuta o Fondazione di Partecipazione: esse dovranno essere fornite, fin dal momento della costituzione, di adeguato “fondo di dotazione”, quantificato in 15 mila euro se trattasi di Associazione o di 50 mila euro se trattasi di Fondazione di Partecipazione. Impegno indubbiamente gravoso, ma al tempo stesso sicura testimonianza della effettiva volontà dei “soci costitutori”, che dovranno quindi farsi carico anche di tale esborso, a garanzia indiretta della volontà di costituire una Entità giuridica associativa duratura e non finalizzata alla sola partecipazione al Bando, oltre che della copertura del 20% del budget di spesa previsto, sommandosi così al contributo regionale dell’80%. E’ peraltro principio giuridico consolidato che il fondo di dotazione o patrimoniale è “indisponibile”, cioè intangibile se non quale garanzia finale di creditori della Associazione o della Fondazione, al punto che, in caso di scioglimento della Entità in questione, la somma corrispondente viene devoluta ad Entità consimile. E’ perlomeno bizzarra quindi quanto in merito si può leggere tra le Risposte di chiarimento a cura di Laziocrea : “ è possibile che il fondo patrimoniale sia compreso nella quota a carico del proponente, che si rammenta deve essere pari almeno al 20%”.

U.L.