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Emendamento Lega: polemiche sulla figura dei “turisti-archeologici”

da | 21 Nov 2018 | Leggi e regolamenti, Turismo

I deputati della Lega hanno recentemente presentato un emendamento alla legge di Bilancio, con prima firma dell’On. Lorenzo Viviani, che consente ai proprietari o ai gestori di strutture ricettive, quali alberghi, residenze d’epoca, agriturismi e cantine vinicole, di custodire all’interno della loro attività beni storico-archeologici attualmente non accessibili al pubblico e d’interesse per il territorio in cui è ubicato il complesso ospitante; agli imprenditori agricoli del settore agrituristico viene inoltre accordata la possibilità di promuovere campagne di ricerca archeologica e di scavo nell’area, se di particolare pregio culturale, in cui è sita la loro struttura, e di far partecipare eventualmente a tali campagne, sotto la supervisione del direttore che le coordina, anche gli ospiti e i clienti della struttura stessa. Queste proposte, si legge nell’emendamento, sono finalizzate alla valorizzazione del turismo attraverso la promozione dei territori che hanno un interesse storico-archeologico e la promozione del patrimonio artistico nazionale attualmente inutilizzato. Per gli adempimenti connessi al rilascio delle autorizzazioni per la custodia dei beni artistico culturali da parte dei privati, sono stanziate risorse pari a 500.000 euro l’anno a partire dal 2019 fino al 2021 compreso.

Dure sono state le critiche da parte degli esponenti del Movimento 5 Stelle, tra cui la senatrice Margherita Corrado. “Siamo convinti che valorizzare il patrimonio archeologico del nostro Paese facendolo conoscere a cittadini e turisti sia un obiettivo importante ma questo non può avvenire a scapito della ricerca archeologica e della professionalità di chi la pratica. Il M5S riconosce la dignità della professione di archeologo e l’importanza di assicurare una pratica dello scavo stratigrafico rigorosa, che non può quindi essere paragonata a una qualunque attività di svago turistico come il trekking o la preparazione di marmellate. Inoltre come richiamato nell’emendamento, il Codice dei beni culturali consente a soggetti pubblici e privati diversi dal Ministero di condurre indagini archeologiche in regime di concessione (Artt. 88 e 89), ma lo scopo resta quello di incrementare la conoscenza del passato acquisendo dati attraverso tecniche in possesso dei soli professionisti. Nessun direttore dello scavo indicato nell’apposita richiesta di concessione può trasformare turisti domenicali in operatori in grado di agire correttamente in un cantiere di scavo, peraltro soggetto, conviene ricordarlo, alla disciplina dei cantieri edili, regolata dal Codice degli Appalti”, così afferma, in una nota, il gruppo M5S in Commissione Cultura a Montecitorio, chiarendo inoltre che “quanto ai 500.000 euro l’anno stanziati dall’emendamento a coprire la misura per il triennio 2019-2021, la loro destinazione dichiarata è esclusivamente per gli adempimenti connessi al rilascio delle autorizzazioni per la custodia dei beni artistico culturali, adempimenti che non comportano oneri. Pertanto ci impegneremo per la sostanziale modifica dell’emendamento”.

Posizioni critiche sono state assunte anche dal Sottosegretario ai beni culturali Gianluca Vacca, che ha dichiarato: “Le attività di scavo in aree di particolare valenza culturale devono essere condotte da personale altamente qualificato, nel rispetto di un protocollo scientifico rigoroso. Non possono essere certo derubricate ad attività di intrattenimento turistico e, quindi, essere affidate a chicchessia, persone senza le opportune competenze. Su questo il Codice dei beni culturali fissa paletti precisi, riservando al Mibac e a profili professionali adeguati le ricerche archeologiche e le attività di scavo. L’emendamento in legge di Bilancio proposto dalla Lega, a prima firma dell’On. Viviani, si presta a ambigue interpretazioni, con il rischio di creare precedenti pericolosi e difficili poi da gestire. Altra cosa, invece, è favorire la valorizzazione del patrimonio storico e archeologico situato in aree private, in modo da farlo conoscere a un pubblico il più ampio possibile. Ma il confine tra ricerca archeologica e scavo da una parte, valorizzazione dall’altra deve restare ben definito”.

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