Foto: Robert Doisneau, Le baiser de l’Hôtel de Ville, Paris 1950 © Robert Doisneau
L’iconico scatto rubato alla folla e al traffico cittadino di Place de l’Hôtel de Ville a Parigi, li bacio più celebre di sempre nella storia della fotografia. è di Robert Doisneaum, il maestro dello sguardo a cui il Palazzo dei Musei di Modena rende omaggio a partire dal 24 settembre.
Pioniere della fotografia umanista francese e del reportage di strada insieme a Henri Cartier-Bresson, Doisneau ha dedicato la vita a immortalare l’umanità minuta di Parigi e dei suoi dintorni, cogliendo con discrezione la spontaneità di ogni gesto ed emozione.
L’esposizione, promossa dal Comune di Modena e prodotta da Silvana Editoriale, sceglie di non seguire un rigido ordine cronologico o tematico, creando un dialogo continuo tra scene d’interno e di strada: catene di montaggio, banconi di bar, portinerie, feste di paese, jazz club e aule scolastiche. Dai lavori commissionati al suo girovagare senza meta per le vie parigine, emerge un’attitudine mentale unica, evidente anche negli scritti e nelle didascalie autografe. Il racconto di Doisneau è delicato, mai invadente, sempre complice nei confronti dell’animo umano. Si fa quasi affettuoso quando mette a fuoco bambini e giovani innamorati.
Curata da Gabriel Bauret, la mostra raccoglie 135 stampe ai sali d’argento in bianco e nero, di cui una parte vintage, provenienti direttamente dall’Atelier Robert Doisneau di Montrouge. In quel laboratorio il fotografo ha sviluppato, custodito e amato i suoi scatti per oltre cinquant’anni, fino alla scomparsa nel 1994, lasciando in eredità un immenso patrimonio di quasi 450.000 negativi.
«Cercavo solo di rappresentare un mondo in cui mi sarei sentito a casa,» ha raccontato l’artista, «un luogo abitato da persone gentili, capace di restituirmi la tenerezza di cui avevo bisogno. Le mie immagini servivano a dimostrare che un posto del genere poteva esistere davvero.»
E aggiungeva: «Amo la gente per le sue imperfezioni. Mi sento a mio agio tra le persone comuni. Ci parliamo: si comincia commentando il tempo e poi, senza accorgersene, si passa a ciò che conta davvero. Quando le fotografo non mi comporto da osservatore freddo che analizza un vetrino al microscopio. È uno scambio profondamente umano, ed è meraviglioso accendere i riflettori su chi di solito vive nell’ombra. Il fotografo deve assorbire la poesia del momento come una carta assorbente; la tecnica deve diventare un gesto istintivo, quasi biologico.»
Nato nel 1912 a Gentilly, alle porte di Parigi, Doisneau muove i primi passi come apprendista nello studio di un fotografo pubblicitario. Il suo interesse, tuttavia, si sposta ben presto sui quartieri popolari e le periferie della capitale. Durante il secondo conflitto mondiale mette le sue competenze al servizio della Resistenza, falsificando documenti per i ricercati. Finita la guerra, firma diversi servizi per “Vogue” e nel 1949 pubblica La Banlieue de Paris insieme allo scrittore e amico Blaise Cendrars.
L’esposizione è promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, è patrocinata da il Resto del Carlino e sostenuta dalla Fondazione di Modena.







