Roma, nel cantiere di Piazza Pia riemergono i resti del Portico di Caligola

da | 11 Lug 2024 | Turismo

Proseguono i lavori di scavo stratigrafico e delocalizzazione della fullonica.  Gualtieri: “Ultimi ritrovamenti spostati in tempi record, cantiere ripartito”.

Gli scavi relativi al progetto di pedonalizzazione di piazza Pia, continuano a sorprendere: a distanza di poco più di un mese dal rinvenimento degli straordinari mosaici e dell’antica fullonica, i lavori – condotti dalla Soprintendenza Speciale di Roma, diretta da Daniela Porro, e coordinato sul campo dall’archeologa Dora Cirone con la direzione scientifica di Alessio De Cristofaro – hanno portato alla luce i resti di un’interessante opera di sistemazione a giardino, affacciata direttamente sulla riva destra del Tevere.
“Si tratta di una struttura costituita da un muro in opera quadrata di travertino, di terrazzamento della riva del fiume, dietro al quale fu realizzato un portico colonnato, di cui restano le sole fondazioni, e un’ampia superficie aperta sistemata a giardino”, si legge nel comunicato rilasciato dal MiC.

La collocazione temporale

Lo scavo ha permesso di documentare come la sistemazione sia stata interessata da tre fasi edilizie, susseguitesi tra l’età di Augusto e quella di Nerone.
I dati relativi alla collocazione temporale sono stati ricavati da un’indagine su un tubo idrico in piombo (fistula plumbea) timbrato con il nome del proprietario della fornitura di acqua, e dunque del giardino. L’iscrizione recita “C(ai) Cæsaris Aug (usti) Germanici”, ovvero Caligola, figlio di Germanico e Agrippina maggiore, e imperatore dal 37 al 41 d.C.

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Il tubo in piombo con l’iscrizione “C(ai) Cæsaris Aug (usti) Germanici” – MiC

Come osservato dall’archeologo Alessio De Cristofaro, questa informazione si dimostra particolarmente rilevante, dal momento che consente di confermare che lo scavo di piazza Pia rientra nell’area degli Horti di Agrippina, madre di Caligola.
Sempre da piazza Pia, ma da scavi degli inizi del secolo scorso, provengono altri tubi in piombo iscritti, con il nome di Iulia Augusta, presumibilmente Livia Drusilla, la seconda moglie di Augusto e nonna di Germanico. È probabile, dunque, che questa lussuosa residenza fosse passata dapprima in eredità a Germanico e poi, alla morte di questi, a sua moglie Agrippina maggiore e quindi al figlio imperatore.

Il riscontro nelle fonti letterarie

Il ritrovamento potrebbe trovare un interessante riscontro anche nelle fonti letterarie antiche: sia Filone D’Alessandria nel Legatio ad Gaium che Seneca nel De Ira menzionano un vasto giardino nei pressi del Tevere.
In particolare, in un passo dell’Ambasceria a Gaio, Filone di Alessandria, storico ebreo di Alessandria d’Egitto, descrive Caligola mentre riceve la legazione di ebrei alessandrini proprio negli Horti di Agrippina, in un vasto giardino affacciato sul Tevere, che separava il fiume da un monumentale porticato.
La somiglianza tra i resti rinvenuti e la descrizione dello storico alessandrino suggerisce di identificare nello scavo di piazza Pia il luogo di quest’incontro.

Gualtieri: “Portico di Caligola spostato in tempi record, cantiere ripartito”

Anche i resti appena rinvenuti verranno segati, spostati e portati altrove con il via libera del Ministero della Cultura che ha già autorizzato il dislocamento della fullonica.
Intervenuto a margine di un evento al Macro, il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, ha dichiarato che la delocalizzazione dei reperti sta procedendo nel totale rispetto del cronoprogramma dei lavori.
Il portico di Caligola è stato spostato in tempi record, manca solo l’ultimo pezzo di muro. “Sono appena stato nel cantiere di piazza Pia, i nuovi ritrovamenti sono già stati spostati. Ho visto il Portico di Caligola e il bellissimo tubo di piombo col nome dell’imperatore: manca solo l’ultimo pezzo di muro che sarà spostato a breve – ha spiegato Gualtieri -. La Fullonica è già stata smontata, è in più di 40 casse e anche questi ritrovamenti vengono in tempi rapidissimi catalogati, studiati, analizzati e spostati. Il cantiere è ripartito già da giorni, ora stiamo scavando”.
Lo scavo, inoltre, ha restituito una serie importante di Lastre Campana, terrecotte figurate usate per la decorazione dei tetti, con scene mitologiche inusuali, riutilizzate come coperture delle fogne della fullonica, ma in origine probabilmente realizzate per la copertura di una qualche struttura del giardino, forse dello stesso portico.
“Sono state ritrovate non solo tubature di piombo ma anche di terracotta – ha aggiunto ancora il sindaco – un impianto idraulico notevolissimo. Tutte le istituzioni stanno collaborando per valorizzare queste scoperte straordinarie che si potranno esporre a Castel Sant’Angelo”.