L’opera, un busto marmoreo raffigurante Cristo Salvatore e mostra Cristo a mezzo busto, con il capo leggermente inclinato, da secoli presente all’interno della Basilica di Sant’Agnese fuori le mura a Roma, era stato a lungo trascurato e catalogato come opera anonima del XVI secolo.
Oggi invece il busto è considerato una delle opere di Michelangelo. La notizia è stata anticipata dall’Ordine dei Canonici Regolari Lateranensi del Santissimo Salvatore, nell’invito alla conferenza stampa del 4 marzo scorso, di presentazione dei risultati del lavoro della ricercatrice indipendente romana e co-fondatrice del Michelangelo Museum Valentina Salerno, che nello studio “Michelangelo gli ultimi giorni” ha ricostruito l’ultimo periodo di vita di Buonarroti confrontando decine e decine di documenti provenienti da diversi archivi italiani e stranieri, atti confraternali dal 1564 fino ai giorni nostri per arrivare a scoprire che Michelangelo non avrebbe distrutto le centinaia di bozzetti, disegni, sculture e disegni che aveva nella sua casa romana, come a lungo si è creduto.
Lo studio del Professore di anatomia Deivis de Campos
Un nuovo studio del Professore di anatomia Deivis de Campos arriva dal Brasile e rivela la presenza di un dettaglio anatomico distintivo dell’opera attribuita a Michelangelo Buonarroti dalla ricercatrice Valentina Salerno. I dettagli della ricerca sono pubblicati sulla rivista scientifica “Ethics, Medicine and Public Health” del Professor de Campos co-firmata con la ricercatrice italiana Valentina Salerno.
Al centro dell’analisi è una precisa vena del collo, resa con eccezionale accuratezza e intenzione espressiva, che ritorna in tutte le principali opere scultoree del maestro, dal David al Mosè, dal Bruto al Cristo Giustiniani. Il Cristo Salvatore esemplifica questo approccio. La tensione dei muscoli del collo, combinata con la pronunciata vena giugulare, riflette il linguaggio espressivo presente nelle opere più celebri di Michelangelo—suggerendo una “firma anatomica coerente e distintiva”.
Secondo quest’ultima pubblicazione il busto presenta dettagli anatomici pienamente coerenti con quelli riscontrabili nelle più importanti sculture di Michelangelo.
Nuova fonte storica conferma l’attribuzione
Parallelamente alla pubblicazione dello studio, emerge anche una nuova fonte storica che attribuisce il busto del Salvatore a Michelangelo già a partire dal 1693. Valentina Salerno anticipa infatti che nella celebre guida di Pietro Rossini “Il Mercurio Errante” delle Grandezze di Roma nel capitolo dedicato alla chiesa di Sant’Agnese fuori le Mura si legge: “Nelle stanze dell’Abbate si vede un bel Christo di Terra cotta fatto da Michel’Angelo Buonarota, con la Testa parimente di un Christo del medesimo”. Nell’edizione successiva del 1715 al termine della frase viene aggiunto persino il dettaglio che la Testa, cioè il busto, è “di marmo”.
I dati raccolti e le nuove evidenze saranno ulteriormente approfonditi e condivisi con la comunità scientifica internazionale in un prossimo convegno attualmente in fase di organizzazione.







