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Corte Ue respinge il ricorso del Getty Museum: l’Atleta Vittorioso va restituito all’Italia

da | 3 Mag 2024 | Arte e Cultura

Sangiuliano: riconosciuti con una sentenza inequivocabile i diritti dello Stato italiano

L’Atleta Vittorioso, statua bronzea attribuita a Lisippo e nota anche come ‘Atleta di Fano’, appartiene al “patrimonio culturale italiano”. L’Italia, pertanto, ha tutto il diritto di confiscare e chiedere la restituzione della statua greca che si trova attualmente nel museo della villa Getty a Malibu, in California. Lo ha stabilito all’unanimità la Corte europea dei diritti umani respingendo il ricorso presentato dalla fondazione Paul Getty per violazione della protezione della proprietà.
La fondazione Getty, ha sottolineato inoltre la Corte, si è comportata “in maniera negligente o non in buona fede nel comprare la statua nonostante fosse a conoscenza delle richieste avanzate dallo Stato italiano e degli sforzi intrapresi per il suo recupero”. Da qui la constatazione che la decisione dei giudici italiani di procedere alla confisca del bene conteso “è stata proporzionata all’obiettivo di garantirne la restituzione”.

Una storia controversa

La storia dell’Atleta Vittorioso è lunga e controversa. Probabilmente realizzata da Lisippo, la statua del IV secolo a.C. venne rinvenuta nell’estate del 1964 nelle acque dell’Adriatico, al largo di Fano, nella provincia di Pesaro Urbino. Un peschereccio italiano, il Ferruccio Ferri, la pescò casualmente: le braccia dell’Atleta si erano impigliate a una rete.
Dopo il ritrovamento, la statua fu prima interrata in un campo di cavoli, poi venduta a un imprenditore di Gubbio, nascosta in una canonica col benestare del parroco (denunciato per questo dalla perpetua), ceduta a un antiquario milanese, ‘girata’ a un commerciante di Monaco, parcheggiata in Gran Bretagna e infine acquistata dalla Fondazione Getty nel 1977 per quasi 4 milioni di dollari. Nel 1978 l’Atleta Vittorioso sbarcò negli Stati Uniti e venne portato a Malibu, dove si trova attualmente, parte della collezione del Villa Getty Museum.

La vicenda giudiziaria

Con la nuova sentenza, la Corte europea di Strasburgo ha finalmente riconosciuto la legittimità dell’azione intrapresa dalle autorità italiane per recuperare l’opera d’arte, ma la contesa con il Getty Museum dura da anni. L’Italia ha, infatti, tentato in ogni modo di bloccare l’esportazione dell’Atleta, prima, e di assicurarne la restituzione, poi.
Il trafugamento della statua e le diverse compravendite che si sono susseguite nel corso degli anni hanno generato numerosi processi. Nel 2009 e nel 2013, la magistratura di Pesaro Urbino si era pronunciata per la confisca del bronzo, perché bene inalienabile dello Stato. Per due volte il museo americano aveva però ottenuto l’annullamento per vizi procedurali.
L’epopea giudiziaria è servita, tuttavia, per stabilire la giurisdizione di Roma, dato che il luogo preciso del ritrovamento non è mai stato chiarito. Secondo la legge dell’epoca, un bene archeologico ritrovato sul territorio (anche il mare è incluso nel territorio) dello Stato italiano appartiene all’Italia; ergo il bronzo è stato esportato illegalmente.

L’opposizione del Getty Museum

Il Getty ha, però, sempre respinto i reclami dei governi italiani proprio per l’impossibilità di stabilire il luogo preciso del ritrovamento. Anche dopo il giudizio della Cassazione che, con una pronuncia del novembre 2018, aveva confermato la correttezza del provvedimento di confisca del bene emesso dal Tribunale di Pesaro, sulla base degli elementi forniti dal Ministero della Cultura e dal Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, il Getty Museum aveva sostenuto di aver condotto dei controlli per stabilire la provenienza del prezioso reperto e contestato le ricostruzioni degli inquirenti: “La Corte non ha offerto alcuna spiegazione scritta dei motivi della sua decisione, che è incoerente… poiché non c’era alcuna prova (50 anni fa) della proprietà italiana”. Inoltre, la statua ha lasciato il territorio italiano molto prima della ratificazione, da parte dei due paesi, della Convenzione UNESCO del 1970 che contrasta l’illecita importazione, esportazione e trasferimento di beni culturali.
“Continueremo a difendere il nostro diritto alla statua. La legge e i fatti non giustificano la restituzione al governo italiano di una scultura che è stata esposta al pubblico a Los Angeles per quasi mezzo secolo”, aveva dichiarato al New York Times l’allora vicepresidente delle comunicazioni del Getty, Lisa Lapin.
Nella sentenza odierna, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha respinto il ricorso del Paul Getty Trust, riconoscendo che le azioni intentate dall’Italia per ottenere la restituzione dell’Atleta Vittorioso, sono corrette e non violano le disposizioni della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo sulla tutela della proprietà privata.  Il governo italiano potrà, dunque, riavviare i contatti con le autorità statunitensi per l’assistenza nella attuazione del provvedimento di confisca.

Sangiuliano: ‘Corte Strasburgo riconosce i diritti dello Stato italiano. Non si faranno più prestiti ai musei che hanno contenziosi con l’Italia”

La restituzione dell’Atleta di Fano “è una questione su cui abbiamo lavorato in maniera serrata – ha commentato il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano – La Corte europea di Strasburgo ha riconosciuto con una sentenza inequivocabile i diritti dello Stato italiano. Proseguiremo con rinnovata determinazione la nostra azione per riaverla presto in Italia”.
“Da quando sono ministro – ha aggiunto Sangiuliano –   sono rientrate in Italia diverse centinaia di opere dagli Stati Uniti e 750 dal Regno Unito. Inoltre, non cessano le attività per giungere alla restituzione dal museo del Louvre di diversi reperti trafugati, questione che ho portato all’attenzione delle Ministre della Cultura francesi Rima Abdul-Malak e Rachida Dati, così come per il ritorno in Italia del Doriforo di Stabia dal Museo di Minneapolis”.
Il ministro ha infine sottolineato di aver “interrotto ogni rapporto di collaborazione con quelle istituzioni culturali straniere che non rispettano le disposizioni di confisca emesse dall’autorità giudiziaria italiana per esportazione illegale di beni culturali”.

 

 

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