Turismo. Primavera da record, prese d’assalto le città d’arte

da | 25 Apr 2022 | Turismo

Code ai musei, hotel pieni in città, comitive in pullman di turisti italiani e straniere, finalmente si intravedono i segni del ritorno (quasi) alla normalità. Una boccata d’ossigeno per il turismo: le città d’arte hanno sofferto più di tutte per la pandemia ma le prospettive sono incoraggianti. Molti operatori, più di uno su due (il 67,2%), si aspettano un ulteriore consolidamento della ripresa. Dati che fanno ben sperare. Molti alberghi infatti stanno già riempendo le agende di maggio.

Le città d’arte (con Roma e Venezia in testa) e località balneari (da Bibione a Rimini fino a Capri) durante questa settimana sono state letteralmente prese d’assalto. Il presidente di Assoturismo Confesercenti, Vittorio Messina ha dichiarato: “Le famiglie hanno voglia di vacanza, la fine dello stato di emergenza ha spinto le persone a partire, anche se non siamo ai livelli del 2019. Prima dell’arrivo del virus infatti erano partiti per Pasqua 21 milioni di italiani (a fronte dei 14 milioni di quest’anno), per un giro di affari superiore a 8 miliardi di euro: allora il 15% dei viaggiatori aveva optato una meta estera e un viaggio più costoso. Stando alle rilevazioni delle associazioni del turismo, oggi invece si preferisce il Made in Italy.” Poco meno della metà delle persone che hanno deciso di non partire per Pasqua e il ponte del 25 aprile lo ha fatto per motivi economici. Il 28% di chi non è partito sta invece risparmiando per andare in vacanza in estate. Il 28,9% di chi ha fatto le valigie invece ha scelto il mare, il 28,7% le località d’arte, il 16% la montagna, poi laghi (4%) e terme (2%).

Non è una rondine che fa primavera, ma questi giorni di festa hanno rappresentato un test importantissimo in previsione della regina delle vacanze che è l’estate e vedere che il 90% di quei 14 milioni in partenza sceglie una località nazionale è molto importante. Roma, Venezia, Firenze e tutte le altre località d’arte sono quelle che hanno sofferto di più. Qui nel 2020 le perdite di fatturato rispetto al 2019 hanno toccato l’80%, nel 2021 il 40%. Alcuni alberghi sono stati chiusi per due anni. Altri non hanno più riaperto. Il 2022 è una boccata di aria fresca, solo nel weekend lungo del 25 aprile infatti si prevedono 4,9 milioni di pernottamenti nelle strutture ricettive alberghiere ed extralberghiere italiane, comprese case vacanze e affitti brevi, cui vanno aggiunti altri 2,8 milioni di pernottamenti nelle seconde case. A stimarlo è Cst per Assoturismo Confesercenti, sulla base di un sondaggio condotto con Ipsos. Numeri vicini ai livelli pre-pandemia.

A trainare la ripresa in questo ponte, sono ancora una volta le città d’arte, che restano la meta privilegiata, anche a causa del tempo incerto e delle temperature ancora non caldissime, che penalizzano le regioni del Sud e delle Isole, così come le località balneari e – anche se in misura minore – le destinazioni di campagna e collina. A muoversi soprattutto famiglie e amici, con gruppi di viaggio, in media, formati da tre componenti. Nonostante la ripresa primaverile è ancora difficile dare una stima precisa per questa estate, solo il 36% degli italiani (il 40% nelle regioni del Nord) ha già prenotato le vacanze scegliendo in 7 casi su 10 una destinazione italiana. Chi non ha ancora prenotato, invece, sta aspettando soprattutto perché non ha ancora definito la destinazione (44%) o il periodo delle sue vacanze estive (31%). Ma per molti, è proprio la vacanza estiva ad essere in forse: il 18% non è certo di fare un viaggio quest’estate. Una quota rilevante – pari a circa 4 milioni di italiani – che risente del clima di incertezza, principalmente economica, causato dalla corsa dei prezzi energetici e dell’inflazione. A questi si aggiunge un 7% – circa 1,5 milioni di italiani – che ha già deciso che quest’estate non farà vacanze. “Il turismo sta dando segnali positivi, confermando la resilienza e la capacità di ripartenza del comparto- commenta Vittorio Messina, presidente di Assoturismo Confesercenti- Ma è una ripresa che va sostenuta: i buoni risultati di questo aprile non bastano a cancellare due anni difficili, anche perché per ora sono ripartite soprattutto le città d’arte.”