Le sanzioni italiane alla Russia sono da considerarsi ulteriori minacce al settore turistico internazionale italiano, già reduce delle conseguenze legate ai precedenti due anni di pandemia. Un dato che risulta particolarmente rilevante in quanto il turismo russo in Italia gioca ancora un ruolo protagonista, legato alla ricchezza di reddito del segmento.
Basti pensare che nel 1991, rispetto ai cinque anni precedenti, il turismo sovietico, si era letteralmente quadruplicato: un milione di presenze, che neppure le difficoltà della Perestroyka gorbacioviana, il difficile ciclo economico e lo sfavorevole cambio del rublo avevano frenato. Un incremento costante e progressivo, tanto che lEnit, lEnte nazionale per il Turismo, nel marzo del 1995 decise di aprire un ufficio direttamente a Mosca, per favorire e accompagnare il flusso crescente di visitatori verso il nostro Paese.
Il segmento turistico russo è caratterizzato prevalentemente dai cosiddetti big spender. Questi sono principalmente riconoscibili dallalto tenore di vita condotto, guadagnandosi così un posto unico nella categoria delle 5 stelle. DellItalia, i russi amano larte, lambiente, la moda, lo stile, il cibo, i vini, veri e propri ambasciatori che, nel tempo, hanno contribuito a forgiare quell’immagine di Paese che attrae più di tutti anche i turisti e i visitatori dell’est. Tantè che per i vini, per esempio, Mosca ha ospitato nel maggio 2005 al Grand Hotel Marriot la seconda edizione del Vinitaly Russia (la prima è del 2004) con una partecipazione davvero record, che ha visto di oltre 100 aziende mentre sono state appena una trentina lanno prima.
Nel marzo del 2015 è stato lo stesso Vladimir Putin ad annunciare da Mosca, nel corso delle dichiarazioni finali con lallora presidente del Consiglio Matteo Renzi, al termine dell’incontro al Cremlino, che circa 900 mila cittadini russi hanno visitato l’Italia lasciando nel nostro Paese un miliardo di dollari. Il 2016 secondo le stime della Banca dItalia è stato addirittura più propizio con una crescita del 5,3% rispetto al 2015.
Con una capacità di spesa giornaliera superiore al 65% rispetto agli altri turisti stranieri e circa un miliardo e 328 milioni di euro per quanto riguarda i pernottamenti russi in Italia fino al 2014, la perdita di fatturato prevista, conseguente alla crisi ucraina, è pari a 20 milioni di euro. Questo dato risulta particolarmente preoccupante in confronto alle statistiche relative al 2019. Per quanto riguarda quellanno infatti, sono stati registrati circa 1,7 milioni di soggiorni russi in Italia e 5,8 milioni di presenze. La speranza di ripresa oggi era legata, secondo il comparto dei servizi ricettivi, alla vantaggiosa apertura delle frontiere anche a turisti possessori di solo green pass di base a partire dal 24 aprile.






