Foto: Galleria dell’Accademia di Firenze Sala del Colosso – Foto Guido Cozzi
La Galleria dellAccademia di Firenze riapre al pubblico oggi 8 febbraio la sala del Colosso che è stata oggetto, a partire dallottobre 2020, di imponenti interventi di restauro architettonico-strutturale, di climatizzazione e di un restyling completo dellallestimento, con un nuovo impianto di illuminazione, di ultima generazione, studiato per esaltare le opere esposte insieme al particolarissimo colore blu scelto per le pareti.
La sala del Colosso è il primo grande ambiente che si incontra nel percorso espositivo del museo, caratterizzata, al centro, dallimponente bozzetto in terra cruda del Ratto delle Sabine, capolavoro del Giambologna, e ospita la collezione della pittura fiorentina del Quattrocento e del primo Cinquecento. Per rendere più godibile la visione di queste opere, è stata creata una nuova saletta, a cui si accede attraverso quella del Colosso, dedicata nello specifico al Quattrocento, in cui trovano una perfetta collocazione capolavori come il cosiddetto Cassone Adimari dello Scheggia e la Tebaide di Paolo Uccello, finalmente leggibili in tutti i loro meravigliosi dettagli.
Quando abbiamo deciso di agire sulle capriate della sala del Colosso, il cui stato verteva in gravi condizioni da anni, con un impianto che perdeva acqua creando pericolose infiltrazioni, è stato necessario disallestire la Sala racconta Cecilie Hollberg, direttore della Galleria dellAccademia di Firenze. È stata loccasione per risistemare lallestimento della collezione, qui conservata, con luci nuove e pareti colorate, per le quali abbiamo usato uno speciale blu che mi piace chiamare blu Accademia. Le opere sono state distanziate per rendere il percorso più fluido, utilizzando anche supporti più leggeri, meno invasivi, per le didascalie, tutte riviste e cambiate. Con Carlo Falciani, esperto del Cinquecento fiorentino, che mi ha affiancato in questo compito, abbiamo riordinato i dipinti, raggruppandoli per scuole secondo un criterio storico-artistico, oltre che estetico. Ho deciso di annettere la sala adiacente, solitamente utilizzata per le mostre temporanee, ed esporre qui la sezione dedicata al Quattrocento, con anche piccole opere, con lintento proprio di creare una cornice più accogliente per questi capolavori.
Gli interventi. La temporanea chiusura al pubblico della sala e la conseguente movimentazione delle opere è stata occasione irrinunciabile per una completa rivalutazione e documentazione del loro stato di conservazione. Un tempo importantissimo che ha permesso di programmare e realizzare operazioni di manutenzione mirata, e, ove necessario, veri e propri restauri. A parte tre opere di difficile movimentazione, per dimensioni e per fragilità, che sono dovute necessariamente rimanere in loco, – il gruppo scultoreo del Ratto delle Sabine, la grande pala dellAssunzione della Vergine di Pietro Perugino e la Disputa dei Padri della Chiesa sullImmacolata Concezione di Giovanni Antonio Sogliani – tutte le altre sono state messe in sicurezza e trasferite negli ambienti normalmente dedicati alle esposizioni temporanee, per consentire la loro visione al pubblico.
Tra le opere sottoposte a veri e propri restauri, indichiamo in particolare la Resurrezione di Cristo di Raffaellino del Garbo con la sua cornice lignea monumentale, appena tornata nel museo, e la tempera su tavola di Giovan Francesco da Rimini raffigurante San Vincenzo Ferrer.
Lattenzione si è focalizzata anche sulle cornici dorate e in particolare tre sono quelle che, dopo unanalisi dello stato conservativo e delle problematiche, sono state oggetto di restauro: la cornice del dipinto attribuito a Sandro Botticelli, la cosiddetta Madonna del Mare; la cornice a tondo del dipinto del Franciabigio, La Madonna col Bambino, san Giuseppe e san Giovannino, e quella che completa la Adorazione del Bambino con due angeli e san Giuseppe di Lorenzo di Credi. Gli interventi, diversificati a seconda delle situazioni conservative, hanno compreso: una pulitura mirata ad uniformare laspetto delle superfici; puntuali consolidamenti della pellicola dorata e degli elementi ad intaglio; piccole stuccature ed integrazione a foglia oro con la stessa tecnica della doratura originale ove possibile e secondo le indicazioni della direzione del Museo.
Per quanto riguarda i lavori strutturali, seguiti dallarchitetto Claudia Gerola, è stato affrontato prima di tutto il restauro e il consolidamento delle capriate lignee della sala; durante questo intervento sono stati adeguati e sostituiti gli impianti esistenti, in particolare quelli speciali, antintrusione, rivelazione incendi, ed elettrici, e quelli meccanici, compreso l’UTA Unità di Trattamento dAria. Sono stati eliminati gli accumuli di acqua che, nel passato, avevano provocato copiose infiltrazioni nella sala sottostante, e sono stati rimossi, inoltre, due strati di intonaco mobile dalla volta. Particolare attenzione è stata posta nella realizzazione del nuovo impianto di illuminazione, che trova collocazione sulle pareti perimetrali e nella zona centrale della volta.






