Sei indagini a confronto, in una conferenza internazionale in cui, partendo dalle conseguenze che il Covid-19 ha avuto su musei e istituzioni culturali, stakeholder ed esperti hanno preso parte con lobiettivo di dare vita a una nuova normalità ai fini di una ripartenza del settore.
E questo il fine di Visions and perspectives for museum and cultural institutions: six studies towards a New Normal, conferenza internazionale realizzata dalla Fondazione lunedì 7 giugno 2021 sulla propria piattaforma per la formazione a distanza ( fad.fondazionescuolapatrimonio.it ), coerentemente con la sua natura di osservatorio delle esigenze del sistema culturale mediante interventi di ricerca fortemente connessi con la formazione.
La conferenza aperta da Vincenzo Trione e da Alessandra Vittorini, rispettivamente presidente e direttrice della Fondazione Scuola Beni e Attività Culturali, oltre che dal Direttore Generale dei Musei del Ministero della cultura Massimo Osanna, e terminato con il discorso di Christian Greco, Direttore del Musei Egizio di Torino ha potuto contare sulla partecipazione di rappresentanti di organizzazioni internazionali come Icom (International Council of Museums), Nemo (Network of European Museum Organisations) e Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, e ricercatori singoli che hanno intuito e illustrato le conseguenze del Covid-19 sui musei e hanno avanzato proposte per fronteggiare lemergenza che il settore sta vivendo.
Aver promosso una giornata di studi internazionale di così alto profilo scientifico è motivo di grande orgoglio per la nostra Fondazione. Al centro del dibattito è un tema di importanza cruciale ai fini della ripartenza strategica e sociale del nostro Paese e non solo. Nell’ambito del settore culturale, in questi mesi, sono stati messi a nudo ritardi e prudenze e, al tempo stesso, si è presentata una significativa opportunità di rinnovamento. Ora siamo a una svolta. I cambiamenti in atto devono indurci a riflettere sulla ‘vita nova’ del museo in una prospettiva diversa. Che muova, innanzitutto, dalla riarticolazione del nesso tra online e offline. Per un verso, i musei sono obbligati a ripensare la propria filosofia, ridefinendo i programmi delle mostre, riallestendo il patrimonio delle collezioni, valorizzando quel prodigioso giacimento che sono gli archivi e i depositi. Per un altro verso, essi non possono più eludere la sfida del confronto con il web e con i social, agorà nelle quali si generano, si distribuiscono e si condividono immagini, testi e informazioni, avviando iniziative di ascolto e di dialogo partecipato, afferma il presidente Vincenzo Trione.
Allinterno della giornata di studi la Fondazione ha inoltre presentato Musei In_Visibili: visioni di futuro per i musei italiani dopo lemergenza Covid-19, ricerca con la quale, a partire dal lockdown e in sintonia con il proprio Consiglio Scientifico, ha preso parte alla riflessione comune su quello che stava avvenendo allinterno delle istituzioni museali, a fronte della loro chiusura completa e improvvisa, con lo scopo di individuare le azioni considerate fondamentali per la ripresa dei musei italiani.
A illustrare lindagine Cristina Medico, a nome del team di lavoro della Fondazione. Tra marzo e maggio 2020, parallelamente alla chiusura dei musei per via del Dpcm dell8 marzo, la Fondazione ha svolto una ricognizione della letteratura nazionale e internazionale per un totale di circa 200 contributi editoriali e digitali sulle probabili conseguenze dellemergenza sanitaria sul settore dei musei.
I dati riuniti e analizzati hanno consentito di individuare i 32 effetti della pandemia che più frequentemente sono stati individuati come in grado di generare cambiamenti significativi per i prossimi tempi. Lo studio dei dati ha prodotto una mappatura dei rischi che rileva le conseguenze considerate più plausibili e rilevanti e, quindi, delle priorità sulle quali agire per consentire la ripartenza e lavvenire dei musei italiani. Tra le operazioni ritenute indispensabili per la ripresa ci sono: la valorizzazione di musei e siti periferici mediante reti e sistemi; il rafforzamento della formazione del personale alle risorse digitali; una maggiore attenzione alla relazione col pubblico, costituito soprattutto da residenti.






