Da quando è scoppiata lepidemia, gli assessori di dodici città italiane (Milano, Torino, Genova, Venezia, Bologna, Firenze, Ancona, Roma, Bari, Napoli, Palermo, Cagliari) si sono riuniti in un coordinamento e venerdì scorso hanno presentato alla stampa “la compattezza di una visione”. Chiedono al governo un protocollo unico per la ripartenza che sia graduale, ma irreversibile; un tavolo permanente che favorisca il dialogo fra i Comuni e il ministero per organizzare insieme la ripresa; la garanzia di aprire i musei e gli altri luoghi di cultura anche nel week end e non solo nei giorni infrasettimanali; la necessità di un fondo speciale per far ripartire le attività. I dati rilevati dall’ Osservatorio dello Spettacolo della Società Italiana Autori ed Editori (SIAE) recentemente pubblicati, rappresentano una situazione del settore della cultura e dello spettacolo dal vivo e non, piuttosto drammatica. Nel primo semestre del 2020 infatti, i soldi persi in fatturato per le attività culturali ammontano a un miliardo e ottocento milioni di euro in meno rispetto allo stesso semestre del 2019.
“A meno che non si verifichi un’altra emergenza sanitaria che richieda il blocco totale – spiega l’assessore milanese Filippo Del Corno – proponiamo che tutti i luoghi della cultura riaprano in maniera coordinata e programmata con il dovuto anticipo, secondo una gradualità che non può dipendere dai colori”. In attesa di una regia, però, c’è un passo che si può fare subito: estendere le aperture dei musei anche ai fine settimana “in modo da garantire la partecipazione alla vita culturale di famiglie e lavoratori che altrimenti ne restano esclusi – prosegue Del Corno – “Ogni weekend si rimproverano i cittadini che si sono assembrati lungo le arterie di scorrimento pedonale legate agli esercizi commerciali o sui Navigli per gli apertivi. Il problema è che gli assembramenti sono generati dalla mancanza di alternative, se non quella di rimanere a casa. Se si desse la possibilità di visitare una mostra ci sarebbe una distribuzione più uniforme e una diminuzione dei rischi di contagio”.






