Franceschini a “Riparti Italia, Riparti Cultura”: “Gli istituti culturali sono strategici per la ripresa”

da | 12 Ott 2020 | Arte e Cultura, Promozione e valorizzazione

Sono la cultura e ilturismo, proprio i settori maggiormente messi in crisi dalla pandemia di Covid-19, a poter essere i motori dellaripartenza dell’Italia. A sostenerlo è il ministro per i Beni e le Attività culturali e per il Turismo Dario Franceschini, nel messaggio inviato in occasione dell’evento promosso dall’Associazione delle Istituzioni di Cultura Italiane (AICI), “Riparti Italia, Riparti Cultura”, che si è svolto lo scorso 5 ottobre presso la Fondazione Feltrinelli di Milano. “La cultura è la leva per rilanciare lo sviluppo, per renderci cittadini migliori, per costruire un Paese più inclusivo e accogliente, più forte nello scenario europeo e internazionale”, afferma Franceschini; pertanto gli istituti culturali – spiega ancora il ministro – potranno “contribuire in maniera feconda a questa nuova fase”.

Il ruolo determinante della cultura nel superamento delle difficoltà causate dall’emergenza sanitaria è stato sottolineato anche dal presidente dell’AICI, Valdo Spini. Secondo Spini la cultura è un bene che non dev’essere disperso, ma trasmesso di generazione in generazione; per questo l’AICI, attraverso il ruolo di rappresentanza che svolge presso le istituzioni, si impegna a metter in luce le criticità che interessano il mondo della cultura e a proporre delle soluzioni per farvi fronte. Ad esempio, per favorire l’inserimento dei giovani all’interno delle organizzazioni che fanno parte della sua rete, l’Associazione ha richiesto alle istituzioni un finanziamento straordinario a favore delle fondazioni e degli istituti culturali destinato alla creazione di 250 borse di ricerca post dottorato.

Secondo l’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), l’Italia spende il 3,6 % del proprio PIL per l’istruzione, a partire dall’istruzione primaria fino a quella universitaria, a fronte di una spesa media dei paesi dell’OCSE del 4,5 %. Secondo Eurostat, invece, in termini di percentuale sul totale della spesa pubblica, l’Italia spende il 7,9 % per l’istruzione, a fronte di una media UE pari al 10,2 %. Dati sicuramente non incoraggianti, ma la speranza è che la situazione possa ora migliorare grazie all’uso del Recovery Fund; in base alla bozza delle “Linee guida per la definizione del Piano nazionale di ripresa e resilienza”, una buona parte dei 209 miliardi di euro che costituiscono il Fondo sarà destinata all’istruzione, alla formazione e alla ricerca, per promuovere, in particolare, misure tese a incentivare la lotta contro l’abbandono scolastico, ad aumentare il numero di laureati e a favorire l’ammodernamento, dal punto di vista tecnologico, di scuole e università.