Visitabile fino all’11 aprile 2027 al Museo di Roma, l’esposizione presenta oltre 140 opere che ripercorrono la carriera di una delle figure più riconoscibili dell’arte del Novecento, dai Subway Drawings alle battaglie contro apartheid e discriminazioni
Ha aperto il 6 ottobre a Palazzo Braschi Keith Haring, la grande mostra che il Museo di Roma dedica all’artista americano, visitabile fino all’11 aprile 2027. L’esposizione riunisce oltre 140 opere e materiali provenienti soprattutto dalla Nakamura Keith Haring Collection, la maggiore raccolta al mondo dedicata all’artista, insieme a importanti prestiti pubblici e privati. Stampe, opere su carta, disegni, poster e sculture ricostruiscono il suo percorso, dagli esordi nella New York degli anni Ottanta fino agli ultimi lavori.
Keith Haring e il rapporto con l’Italia
La prima parte della mostra ricostruisce il rapporto tra Keith Haring e l’Italia. Nel 1983 l’artista dipinge il flagship store Fiorucci a Milano e tiene alla Galleria Lucio Amelio di Napoli la sua prima personale italiana, realizzando anche un’opera per Terrae Motus.
Nel 1984 arriva a Roma per Arte di Frontiera. New York Graffiti, curata da Francesca Alinovi al Palazzo delle Esposizioni, dove realizza in poche ore un murale sulla scalinata esterna, oggi perduto. Durante il soggiorno romano Haring interviene anche sulle superfici trasparenti del Ponte Pietro Nenni, lungo la linea A della metropolitana, e dipinge una motocicletta Yamaha, oggi esposta a Palazzo Braschi.
Il rapporto con l’Italia prosegue negli anni successivi fino al 1989, quando realizza a Pisa Tuttomondo, il monumentale murale sulla parete esterna del convento di Sant’Antonio Abate e ultima opera pubblica permanente dell’artista.
Dai Subway Drawings alla FDR Drive
La mostra torna quindi alla New York degli anni Ottanta, dove Haring sviluppa il linguaggio che lo renderà riconoscibile in tutto il mondo. Nella metropolitana newyorkese sceglie come superficie per i suoi disegni i pannelli pubblicitari inutilizzati, ricoperti di carta nera, sui quali traccia con il gesso bianco i celebri Subway Drawings. Le sue opere entrano così direttamente nello spazio urbano e raggiungono ogni giorno migliaia di persone.
Accanto ai Subway Drawings, Palazzo Braschi presenta i sette pannelli della FDR Drive, lamiere dipinte a spray nel 1984 lungo la grande arteria dell’East Side di Manhattan.
Le icone di un linguaggio universale
Il percorso prosegue con la serie Icons, realizzata nel 1990, che riunisce alcune delle figure più note dell’artista: il Bambino Radiante, il Cane, l’Angelo, l’Uomo Alato e il Volto dai Tre Occhi. Simboli che, nel corso degli anni, compongono un alfabeto visivo immediatamente riconoscibile e diventano elementi ricorrenti della sua produzione. «Sono affascinato dalle forme che le persone scelgono come simboli per creare un linguaggio», annotava Haring già nel 1978.
Keith Haring tra arte e impegno civile
Un nucleo centrale dell’esposizione approfondisce l’impegno politico e sociale dell’artista. Antirazzismo, apartheid, disarmo nucleare e diritti LGBTQ+, attraversano opere e manifesti come Free South Africa, Crack Down! e Safe Sex!, insieme ai lavori realizzati per ACT-UP e per la AIDS Hotline.
La sezione Radiant Eros – Celebrare la vita affronta invece il corpo, il desiderio e la sessualità negli anni segnati dalla crisi dell’AIDS. Tra le opere esposte figurano cinque Untitled del 1983, realizzati con pigmenti fluorescenti e colori Day-Glo, le tavole Bad Boys e il monumentale Untitled del 1984.
Musica e spiritualità
La mostra approfondisce anche il rapporto di Keith Haring con la musica e la scena underground di New York. Tra il Club 57 e il Paradise Garage, l’artista entra in contatto con musicisti, DJ, ballerini e performer, in un ambiente in cui arti visive, musica e danza si intrecciano. Un legame che si traduce anche nella realizzazione di manifesti, scenografie e copertine di dischi.
Il percorso passa quindi all’immaginario religioso e simbolico. Il Serpente, la Croce, l’Angelo e la Piramide si affiancano alle suggestioni dell’arte africana, precolombiana e azteca. Anche i soggiorni italiani hanno un ruolo nella costruzione di questo repertorio: a Roma Haring entra in contatto con l’iconografia cristiana e con la mitologia classica, che arricchiscono ulteriormente la sua produzione.
Apocalypse e Altarpiece: gli ultimi lavori di Keith Haring
La parte finale presenta Apocalypse e Altarpiece: The Life of Christ. Nel 1988, anno della diagnosi di sieropositività, Haring realizza 22 litografie in dialogo con le visioni apocalittiche dello scrittore William S. Burroughs. Due anni dopo affronta nuovamente i temi della sofferenza, della fede e della trascendenza in Altarpiece: The Life of Christ.
La pala d’altare fu esposta nella Cathedral Church of St. John the Divine di New York in occasione del funerale dell’artista. A Palazzo Braschi viene simbolicamente ricollocata nella cappella. «La vita è così fragile, c’è una linea sottilissima tra la vita e la morte. Mi rendo conto di camminare su questa linea», scriveva Haring nel 1986.
«L’arte è per tutti»
Chiude il percorso il principio che attraversa l’intera produzione di Keith Haring, dai Subway Drawings alle ultime opere: rendere l’arte accessibile a tutti. La sezione comprende Luna Luna, i poster realizzati per biblioteche e ospedali e il Mural for the Mount Sinai Hospital, dipinto per i bambini.
«Il pubblico ha bisogno di arte, ed è responsabilità di un artista che si autoproclama tale riconoscere che il pubblico ha bisogno di arte – non fare arte borghese per pochi, ignorando le masse. L’arte è per tutti», dichiarava Haring già nel 1978.
Curatela e organizzazione
La mostra Keith Haring è curata da Kaoru Yanase, Ilaria Miarelli Mariani e Claudio Zambianchi. È promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria e Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali. È coprodotta e organizzata dalla Sovrintendenza Capitolina e da MondoMostre, con il supporto di Zètema Progetto Cultura.
L’esposizione è accompagnata da un programma didattico rivolto ai giovani e alle scuole e da visite guidate per il pubblico adulto. Keith Haring, è visitabile al Museo di Roma a Palazzo Braschi fino all’11 aprile 2027.







