Milano, Palazzo Reale apre le porte a Salvador Dalí

da | 25 Set 2026 | Appuntamenti, Arte e Cultura, Mostre ed Eventi

Dalí e la Moda è in programma dal 24 settembre 2026 al 31 gennaio 2027

Milano, Palazzo Reale apre la nuova stagione espositiva con un grande progetto di respiro internazionale: Dalí e la Moda, in programma dal 24 settembre 2026 al 31 gennaio 2027.

Il rapporto tra Dalí e il mondo della moda

La mostra, inaugurata in occasione della Milano Fashion Week 2026, affronta per la prima volta in maniera organica il rapporto tra Salvador Dalí e il mondo della moda, restituendo la complessità di un artista che non si limitò a influenzare il linguaggio degli stilisti, ma comprese precocemente la forza della moda come strumento di costruzione dell’identità, comunicazione e trasformazione del corpo.  Fin dall’infanzia, infatti, l’abbigliamento rappresenta per Dalí uno strumento essenziale di costruzione della propria identità. Con l’arrivo di Gala nella sua vita, nel 1929, abiti e accessori diventano parte di un linguaggio condiviso attraverso il quale la coppia costruisce la propria immagine pubblica. Fotografi, riviste e campagne pubblicitarie contribuiscono alla diffusione di questa immagine, facendo dell’artista stesso una figura spettacolare e riconoscibile su scala internazionale. Il percorso espositivo mette in relazione il guardaroba di Dalí e Gala con le opere dell’artista, evidenziando come abiti, accessori e corpo siano elementi ricorrenti nella sua ricerca.

Oltre duecento opere in mostra

Il progetto espositivo nasce grazie alla collaborazione con la Fundació Gala-Salvador Dalí ― massima istituzione scientifica fondata proprio dall’artista e dedicata alla tutela, allo studio e alla valorizzazione della sua opera ― sotto la direzione scientifica di Montse Aguer, direttrice dei Musei Dalí, con la curatela di Laura Bartolomé – vicedirettrice Ricerca e Progetti – e di Judith Clark – storica della moda e professoressa presso la University of the Arts di Londra – e con il contributo delle curatrici senior Lucia Moni e Bea Crespo, anch’esse della Fundació Gala Salvador Dalí. L’esposizione riunisce oltre 200 opere e documenti – dipinti, disegni, fotografie, abiti, gioielli, accessori, oggetti e filmati, molti dei quali mai esposti in Italia – provenienti dalle tre maggiori collezioni di opere di Dalí al mondo: la Fundació Gala-Salvador Dalí di Figueres, il Dalí Museum di St. Petersburg, Florida, e il Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía di Madrid, a cui si aggiungono gli archivi storici delle maison Schiaparelli, Chanel, Dior e Rabanne.

Protagonista il corpo

Un ulteriore filo conduttore della mostra è il corpo, che nell’universo di Dalí non è mai una presenza statica, ma materia da scomporre, ricomporre e trasformare. Una ricerca che dalla pittura si estende agli abiti, agli accessori e ai gioielli, anticipando molte delle sperimentazioni della moda contemporanea: manichini come figure umane artificiali, parti del corpo isolate e inserite in composizioni inattese, esemplari del linguaggio surrealista di Dalí, gioielli a forma di occhi, labbra e mani.

Parti del corpo dislocate, frammentate e ricomposte attraversano l’opera di Dalí già prima del suo ingresso ufficiale nel movimento surrealista. Nei dipinti della seconda metà degli anni Venti, teste, occhi, mani, dita, seni e torsi vengono isolati e ricombinati secondo una nuova logica. Il manichino, figura centrale della cultura moderna e della rappresentazione surrealista, diventa così un corpo perturbante, sospeso tra oggetto e individuo, tra desiderio e artificio.

Questa ricerca prosegue nei gioielli che Dalí disegna a partire dal 1949, conservati presso la Fundació Gala-Salvador Dalí ed esposti in Italia per la prima volta dalla loro acquisizione da parte della Fondazione nel 1999. Oggetti preziosi che assumono la forma di occhi, labbra, mani e che, una volta indossati, modificano il corpo femminile e lo trasformano in una nuova opera d’arte. La moda diventa quindi uno strumento di riconfigurazione del corpo, anticipando una sensibilità che continua a caratterizzare la ricerca di numerosi creativi contemporanei.

Un guardaroba per l’immagine di sé

Grazie alla collaborazione con la Fundació Gala-Salvador Dalí, sarà possibile ammirare nel percorso espositivo alcuni degli abiti e degli accessori appartenuti a Dalí e Gala ̶per la prima volta oltre i confini della Spagna ̶e ricostruire il loro rapporto con i grandi protagonisti della moda del Novecento. Il guardaroba di Gala comprende creazioni di Elsa Schiaparelli, Christian Dior, Coco Chanel, Pierre Cardin, Hubert de Givenchy, Gucci ed Emilio Pucci. Quello di Dalí è invece più eclettico e comprende capi e accessori legati alle sue performance, alle fotografie e alle apparizioni pubbliche che diventano strumenti di una continua reinvenzione dell’identità, come racconta il documentario Autoportrait mou de Salvador Dalí di Jean-Christophe Averty, girato a Portlligat nel 1966. Il rapporto tra guardaroba e pittura emerge anche nei numerosi dipinti in cui Dalí rappresenta gli abiti con straordinaria precisione: alcuni di questi possono essere messi in relazione diretta con i capi conservati ed esposti grazie alla sponsorizzazione tecnica di Bonaveri, che ha contribuito all’allestimento espositivo con 26 busti sartoriali appositamente selezionati per l’allestimento, rivestiti in lino naturale e dotati di braccia articolate in legno.

Il sogno della moda

Per Dalí, la moda era innanzitutto il territorio del sogno. Nel 1935, l’artista realizza per Harper’s Bazaar una delle sue prime illustrazioni di moda, pubblicata con il titolo “Dream” Fashions by Salvador Dalí. Le figure femminili, immerse in un paesaggio onirico, trasformano l’abito in un’immagine mentale e invitano la lettrice a pensarsi dentro la creazione.

Nel 1936 inizia la collaborazione con Elsa Schiaparelli, destinata a diventare una delle più importanti e prolifiche alleanze tra arte e moda del XX secolo. Nello stesso anno Dalí realizza la sua prima vetrina per il grande magazzino Bonwit Teller di New York, dimostrando di aver compreso il potenziale strepitoso della moda e dei suoi dispositivi di comunicazione. Da quel momento, il suo coinvolgimento attraverserà decenni e linguaggi diversi: abiti, accessori, gioielli, costumi, tessuti, illustrazioni, campagne pubblicitarie e persino previsioni sul futuro della moda. In ciascuno di questi ambiti, l’immaginario surrealista di Dalí viene trasformato così da permeare vita quotidiana e cultura di massa.

L’influenza della collaborazione tra Dalì e Schiaparelli continua a essere presente nelle creazioni degli stilisti contemporanei visibili in mostra. La moda diventa un’estensione della poetica di Dalí: il vestito non serve più soltanto a vestire il corpo, ma a modificarne la percezione, a introdurre elementi perturbanti, ironici, erotici e fantastici nella realtà quotidiana. La diffusione delle immagini attraverso Vogue e le altre riviste di moda amplifica enormemente la portata di queste creazioni. Celebre è la fotografia di Cecil Beaton che ritrae Wallis Simpson con l’Abito Aragosta, pubblicata da Vogue in occasione del suo matrimonio con il Duca di Windsor.

Il rapporto tra Dalí e Coco Chanel si sviluppa anche nel territorio della scena teatrale. Nel 1939, Chanel collabora con Dalí ai costumi di Bacchanale, produzione dei Ballets Russes de Monte Carlo per la quale l’artista realizza anche scenografia e libretto, ispirati ai sogni di Ludovico II di Baviera. Il progetto, concepito come una vera opera d’arte totale, testimonia la capacità di Dalí di oltrepassare i confini tra pittura, moda, teatro, danza e spettacolo. La collaborazione con Chanel, documentata anche dalle fotografie di George Hoyningen-Huene e Horst P. Horst, rivela ancora una volta il ruolo centrale dell’immagine nella circolazione e nella trasformazione delle idee artistiche.

Un altro momento emblematico è il Bal Oriental, conosciuto come il “Ballo del Secolo”, organizzato da Carlo de Beistegui a Palazzo Labia a Venezia il 3 settembre 1951. Dalí, Gala, Christian Dior e i loro amici partecipano all’evento indossando costumi progettati da Dalí e Dior, con il contributo di Gala e del giovane Pierre Cardin. Maschere, lunghi mantelli, pizzi, argento trasformano gli invitati in figure sospese tra il Carnevale veneziano, il teatro e il sogno surrealista. Quella visione continuerà a riecheggiare nella moda contemporanea, fino alle collezioni Dior del XXI secolo, dimostrando la persistenza dell’immaginario daliniano nella creatività dei designer contemporanei.

La moda come performance

Negli anni Cinquanta e Sessanta la performance diventa per molti artisti un nuovo spazio di sperimentazione. Dalí interpreta questa trasformazione attraverso happening e azioni nelle quali la moda diventa parte integrante dello spettacolo. Tra il 1966 e il 1969, a Portlligat, Cadaqués, Barcellona e Parigi, l’artista organizza eventi che coinvolgono modelle e performer vestite con le creazioni di Paco Rabanne. La collezione d’esordio di Rabanne, Gli abiti impossibili da indossare, presentata nel 1966, porta nella moda dischi e placche di metallo e plastica, trasformando il vestito in una struttura architettonica e in una vera e propria scultura da indossare. Dalí riconosce immediatamente la portata innovativa di questa ricerca e ne fa parte integrante delle proprie performance, coinvolgendo figure come Donyale Luna, Elsa Peretti e Amanda Lear. In alcune azioni, la pittura stessa diventa performance: Dalí dipinge all’interno di grandi bolle di plastica, mentre il colore invade gli abiti delle modelle e i propri. Moda, corpo, pittura, architettura e spettacolo si fondono in un’unica esperienza.

Montse Aguer e Laura Bartolomé: “Artista totale in grado di lasciare il suo segno ovunque fosse possibile”

Dichiarano Montse Aguer e Laura Bartolomé: “Questa è una mostra che ci invita alla scoperta di Salvador Dalí da un nuovo punto di vista della sua cosmogonia. Non esiste un Dalí artista e un Dalí stilista, solo un artista totale in grado di lasciare il suo segno ovunque fosse possibile. Come i maestri del Rinascimento, come Leonardo o come Michelangelo”.

Judith Clark: “Dalí amava profondamente i sistemi della moda: se ne appropriò, li imitò e li trasformò in arte”

Afferma Judith Clark: “Non esiste una parola definitiva sul rapporto tra Dalí e la moda. Il moltiplicarsi, proprio quest’anno, delle occasioni di confronto su questo tema — in istituzioni di primo piano quali il FIT, il V&A e il Metropolitan Museum of Art — ci invita ancora una volta a interrogare i nostri stessi criteri di giudizio: può la moda esistere quale atto concettuale, al di là delle sue modalità di produzione? Dalí amava profondamente i sistemi della moda: se ne appropriò, li imitò e li trasformò in arte. La sua straordinaria vocazione scenografica mette in guardia ogni exhibition designer dalla tentazione dell’imitazione. Gli spazi drammatici, fluidi e onirici della sua opera necessitano di una cornice propria. In questa mostra, la pluralità delle sue idee viene celebrata attraverso una molteplicità di supporti e linguaggi: i dipinti, le riviste, le fotografie e naturalmente, la moda stessa”.

Tommaso Sacchi: “Le oltre duecento opere in mostra raccontano un’eredità che ancora oggi ispira i direttori creativi delle grandi maison di tutto il mondo”

Afferma Tommaso Sacchi, assessore alla Cultura del Comune di Milano “Milano è una città in cui arte e moda si incontrano e si alimentano reciprocamente con straordinaria vitalità e Palazzo Reale, con questo progetto inedito, conferma la propria vocazione a rileggere i grandi artisti attraverso prospettive sempre nuove, capaci di offrire nuovi strumenti di lettura agli studiosi e di avvicinare il pubblico milanese e internazionale. La scelta di inaugurare la mostra durante la Milano Fashion Week nasce dalla consapevolezza, ormai condivisa dalle maggiori istituzioni culturali internazionali, che la moda non sia soltanto espressione del gusto, ma un linguaggio capace di interpretare il proprio tempo e di consegnarne alla memoria forme, simboli e immagini, proprio come un’opera d’arte. Le oltre duecento opere in mostra, provenienti da archivi e collezioni prestigiose come Schiaparelli, Chanel e Dior, raccontano un’eredità che ancora oggi ispira i direttori creativi delle grandi maison di tutto il mondo. Ringrazio la Fundació Gala-Salvador Dalí e tutti i prestigiosi partner che hanno reso possibile la realizzazione di questo progetto”.

In campo anche l’Ambasciata di Spagna in Italia

La mostra è promossa dal Comune di Milano – Cultura e prodotta da Palazzo Reale, MondoMostre e Civita Mostre e Musei in collaborazione con la Fundació Gala-Salvador Dalí, con il patrocinio del Ministero della Cultura, dell’Ambasciata di Spagna in Italia e della Camera Nazionale della Moda Italiana, la media partnership di Vogue Italia e con StreetVox come Official OOH partner. L’esposizione è realizzata grazie a Enel, main partner, Fineco, premium partner, con la sponsorizzazione tecnica di ATM, Bonaveri, VCPC e Novacolor, Radio Monte Carlo – Radio Ufficiale, con il supporto di X-Style e con Vivaticket Official Ticketing Partner. La mostra è accompagnata da un prestigioso volume pubblicato da Skira Editore.

 

 

Info. Orari mostra: martedì – mercoledì – venerdì – sabato – domenica dalle ore 10:00 alle ore 19:30. Giovedì dalle ore 10:00 alle ore 22:30.