Una nuova indagine geofisica individua anomalie compatibili con un corridoio e alcune stanze adiacenti alla sepoltura di Tutankhamon. Gli archeologi valutano un possibile collegamento con la tomba di Nefertiti. A novembre potrebbero entrare in azione i mini-robot
Un gruppo di archeologi egiziani ha individuato nella Valle dei Re, in Egitto, alcune anomalie nel sottosuolo che potrebbero indicare la presenza di corridoi e camere nascoste accanto alla tomba di Tutankhamon. I nuovi risultati riaprono l’ipotesi che il complesso funerario possa custodire anche la sepoltura della regina Nefertiti.
Le nuove indagini geofisiche nella tomba di Tutankhamon
Le recenti indagini geofisiche nella tomba di Tutankhamon sono state eseguite attraverso l’impiego di diverse tecniche di rilevamento, tra cui il georadar, le misurazioni della microgravità e la tomografia di resistività elettrica, per individuare eventuali strutture nascoste nel sottosuolo.
Il gruppo di ricerca, coordinato da Mamdouh Eldamaty, archeologo dell’Università Ain Shams del Cairo ed ex ministro egiziano delle Antichità, con il supporto dei ricercatori dell’Istituto Nazionale egiziano di Ricerca in Astronomia e Geofisica, ha poi incrociato i risultati dei rilevamenti con lo studio dell’architettura della tomba, delle caratteristiche del terreno circostante e delle pitture parietali.
I dati raccolti indicano la possibile presenza di un complesso di corridoi e ambienti sotterranei adiacenti alla sepoltura del faraone.
Un corridoio largo due metri dietro la camera funeraria
George Ballard, ingegnere strutturale e presidente della società di consulenza geofisica GBG Group, ha rianalizzato i risultati delle nuove indagini insieme ai dati raccolti durante le precedenti campagne di ricerca. Secondo la sua interpretazione, dalla camera funeraria di Tutankhamon potrebbe partire un corridoio largo circa due metri, attualmente colmo di detriti.
La presenza del materiale di riempimento potrebbe spiegare perché le precedenti indagini non abbiano individuato il passaggio. Gli studiosi avevano infatti cercato un grande ambiente vuoto immediatamente dietro la parete della tomba.
Tuttavia, il georadar utilizzato all’interno della sepoltura presenta un raggio d’azione limitato. Per questo motivo, i ricercatori hanno esteso le indagini al terreno circostante, utilizzando anche la microgravità per individuare eventuali variazioni nella densità del sottosuolo.
Le anomalie nel sottosuolo e le possibili camere nascoste
Le indagini in microgravità hanno fornito ulteriori elementi a sostegno dell’ipotesi di un complesso sotterraneo. Gli archeologi hanno effettuato oltre 1.200 misurazioni su un’area di 35 metri quadrati, individuando variazioni nella densità del terreno compatibili con la possibile presenza di strutture artificiali. Ballard descrive i risultati come «geometrie ad angolo retto, a bassa densità, curiosamente allineate in parallelo rispetto alla parete nord».
Tra i segnali individuati, particolare interesse riveste la cosiddetta «anomalia 7», un’area a bassa densità che contiene un nucleo più compatto, di forma quasi quadrata; mentre una possibile ulteriore stanza si troverebbe a ovest della sepoltura. In questo caso, però, la vicinanza di un’altra tomba rende più difficile interpretare i risultati.
L’ipotesi della tomba di Nefertiti
La possibilità che dietro la tomba di Tutankhamon si trovino altri ambienti riporta l’attenzione sulla sepoltura di Nefertiti, che gli archeologi non hanno ancora individuato.
Già nel 2015, l’egittologo britannico Nicholas Reeves avanzò l’ipotesi che la tomba del giovane faraone, identificata con la sigla KV62, potesse nascondere l’accesso alla sepoltura della regina. Lo studioso aveva osservato alcune linee e fessure sulla parete nord della camera funeraria, insieme a possibili modifiche delle pitture murali, che lo portarono a ipotizzare l’esistenza di una parete artificiale, costruita per sigillare l’ingresso ad altri ambienti.
Secondo Reeves, la tomba sarebbe appartenuta originariamente a un complesso funerario più esteso, successivamente modificato per accogliere Tutankhamon. Le indagini geofisiche condotte negli anni successivi hanno però prodotto risultati contrastanti, senza confermare la sua ipotesi.
Le valutazioni degli archeologi sulle nuove scoperte
I risultati delle nuove indagini hanno riaperto il confronto tra gli studiosi. Mamdouh Eldamaty ritiene che, se confermata, la scoperta potrebbe collocarsi «tra le più rivoluzionarie dell’archeologia moderna».
Christopher Gaffney, archeologo e specialista di georadar dell’Università di Bradford, definisce il rapporto «affascinante», ma sottolinea che i dati disponibili non consentono ancora di raggiungere conclusioni definitive.
Peter Styles, geofisico dell’Università di Keele, considera plausibile l’ipotesi delle camere nascoste alla luce delle misurazioni della microgravità, ma attende ulteriori dettagli sulle indagini, che Ballard non ha ancora potuto diffondere in attesa dell’autorizzazione delle autorità egiziane.
Resta inoltre da chiarire l’eventuale funzione degli ambienti: Ray Johnson, ex direttore dell’Epigraphic Survey presso l’Istituto per lo Studio delle Culture Antiche di Luxor, osserva che potrebbero trattarsi anche di semplici magazzini, anziché di camere funerarie reali.
Il rischio delle infiltrazioni d’acqua
Un ulteriore elemento riguarda lo stato di conservazione delle eventuali camere nascoste. Secondo Ballard, gli ambienti sotterranei potrebbero aver subito danni a causa delle antiche inondazioni che hanno interessato la Valle dei Re.
Nonostante il clima desertico, infatti, le piogge improvvise possono provocare il deflusso di grandi quantità d’acqua verso le aree più basse, raggiungendo anche le sepolture. «Potremmo ritrovarci davanti a stanze crollate e piuttosto umide», osserva Ballard.
Anche Johnson richiama l’attenzione sulla necessità di documentare gli ambienti prima che le condizioni ambientali possano comprometterne ulteriormente la conservazione: «con il cambiamento climatico e l’innalzamento della falda freatica, recuperare questi dati oggi è probabilmente il modo migliore per preservarli».
Mini-robot a supporto delle prossime indagini
Il prossimo passo della ricerca prevede un’ispezione diretta delle possibili camere nascoste. Il gruppo guidato da Eldamaty intende realizzare piccoli fori, con un diametro di circa 7-8 centimetri, per raggiungere la cosiddetta «anomalia 10», una delle formazioni a più bassa densità individuate dalle indagini, situata alcuni metri a nord della camera funeraria.
Attraverso queste aperture, gli archeologi potrebbero introdurre mini-robot telecomandati, dotati di telecamere a 360 gradi. I dispositivi permetterebbero di osservare gli ambienti sotterranei e verificare la presenza di eventuali strutture artificiali.
Secondo quanto riferito da Ballard a Nature, le operazioni potrebbero iniziare già a novembre, qualora il Consiglio Supremo delle Antichità egiziane approvasse il progetto.
La mostra dedicata a Tutankhamon a Bologna
L’interesse per Tutankhamon e per i misteri che ancora circondano la sua sepoltura trova conferma nel successo delle iniziative espositive dedicate al giovane faraone.
Dal 3 ottobre 2026 al 2 maggio 2027, Palazzo Belloni, in via de’ Gombruti 13 a Bologna, ospiterà la mostra “Tutankhamon: La tomba, il tesoro, la maledizione” che ripercorre, attraverso oltre 100 riproduzioni dei principali reperti del tesoro funerario, certificate dal Ministero delle Antichità egizie del Cairo, la storia del giovane sovrano fino alla scoperta della sua tomba, avvenuta nel 1922 grazie all’archeologo Howard Carter.
Il percorso espositivo comprende anche sezioni dedicate alle tecniche di mummificazione e all’imbalsamazione nell’antico Egitto, oltre a un’esperienza di realtà virtuale che permetterà ai visitatori di esplorare una ricostruzione della tomba e osservare gli oggetti rinvenuti da Carter.
Non mancheranno inoltre percorsi didattici rivolti a bambini, famiglie e scuole, con supporti visivi e visite guidate.







