Non tutte le strade portano a Roma!

da | 22 Set 2026 | Archeologia, Arte e Cultura

Lo studio che ha analizzato la rete viaria dell’antica Roma e che ha sfatato alcuni miti

 

Non tutte le strade portano a Roma. È questo uno dei risultati più importanti dello studio di un gruppo internazionale di ricercatori dell’Università di Aarhus, in Danimarca, della Queen Mary University di Londra e di altri istituti.  Lo studio pubblicato su Nature Communications ha esaminato in modo dettagliato la rete viaria dell’antica Roma, analizzando quasi 300.000 chilometri di strade distribuiti in tutto l’ex impero.

Le domande dello studio

L’analisi esplorativa della struttura topografica e di rete delle strade dell’Impero Romano fornisce risposte dettagliate dal punto di vista spaziale, a domande di lunga data: le strade romane erano rettilinee? Qual era il loro rapporto con l’ubicazione delle principali strade moderne? E quanto erano centrali le città nell’organizzazione dei flussi all’interno della rete stradale?

Addio al mito delle strade rettilinee

Lo studio si basa su Itiner-e, l’atlante digitale delle strade antiche che raccoglie dati sul sistema viario imperiale. I ricercatori hanno applicato alla rete un metodo chiamato centralità di rete, impiegato per misurare quanto un singolo punto sia importante per la connettività di un sistema. Il primo mito sfatato dai ricercatori riguarda la convinzione che le strade romane fossero perfettamente rettilinee. Si scrive nell’articolo: “I nostri risultati possono contribuire ai dibattiti in corso per rivalutare ciò che è stato tradizionalmente interpretato come il sistema stradale più rettilineo dell’antichità, evidenziando la variabilità di come la costruzione delle strade fosse influenzata dall’ambiente fisico e i casi in cui venivano preferiti percorsi più brevi ma più sinuosi”.

Scrivono i ricercatori: “Concludiamo che Roma abbia creato un sistema stradale in cui i tracciati rettilinei erano costantemente privilegiati quando il terreno lo consentiva, ma su scala dell’intero impero l’assunto comune secondo cui le strade romane fossero uniformemente rettilinee non è accurato”. Si sottolineano in questa ottica i limiti tecnologici e topografici e una pianificazione accurata volta a migliorare l’efficienza dei percorsi piuttosto che perseguire la linea retta a tutti i costi.

Le strade principali sono più rette di quelle secondarie

Spiegano gli studiosi: “La ‘rettilineità’ generale delle strade romane si spiega con il fatto che esse attraversavano aree in cui la topografia consentiva la costruzione di strade piuttosto rettilinee”. Le strade principali presentano valori di sinuosità leggermente inferiori rispetto alle strade secondarie. Pertanto, si potrebbe sostenere l’ipotesi di strade romane rettilinee per quanto riguarda le strade principali, che probabilmente rappresentano strade pubbliche e militari oppure assi di suddivisione dei terreni tracciati, progettati o adattati da specialisti.

Centrali monti, valli e la distribuzione degli insediamenti

Specificano i ricercatori: “Sebbene i Romani disponessero di ingegneri di grande competenza, capaci di costruire ponti e gallerie e, talvolta, di tagliare o livellare il terreno per mantenere tracciati praticabili, le tecnologie odierne consentono una modifica del paesaggio ben più estesa e sistematica. I moderni metodi di rilevamento e i lavori di movimento terra su larga scala consentono la realizzazione di corridoi stradali più rettilinei e ad alta velocità, meno vincolati dalla topografia locale, mentre le strade antiche più spesso si adattavano alla topografia circostante. Le catene montuose, le valli fluviali e la distribuzione degli insediamenti sono importanti elementi strutturanti per il tracciato delle strade romane”. Le montagne costituiscono le barriere più importanti. Le strade di montagna, infatti, “sono quelle in cui la differenza tra la sinuosità delle strade romane e quelle moderne è più marcata, poiché le strategie di salita a piedi (compresi gli animali da soma) su pendii ripidi comportano un uso considerevole di sentieri a tornanti”.

Alta densità stradale nelle aree urbane dell’Europa occidentale

Qual è stata la continuità delle strade romane fino ai giorni nostri? Scrivono i ricercatori: “Non sorprende trovare tracce della rete romana: molte città odierne hanno avuto origine nel periodo romano o esistevano già in quell’epoca e i collegamenti tra di esse hanno spesso profonde radici storiche. Nel corso dei secoli successivi, tuttavia, i mutamenti demografici, la formazione degli Stati e l’evoluzione delle priorità economiche hanno anche generato nuove motivazioni per la costruzione di infrastrutture dove prima non esistevano, favorito la nascita di nuovi nodi di comunicazione e, al contrario, ridotto l’importanza strategica o economica di altre regioni e corridoi”.

Secondo le indagini, è presente un aumento evidente della densità stradale nelle principali aree urbane e industriali dell’Europa occidentale (Italia settentrionale, bacino del Reno-Mosa, Gran Bretagna) e di un cambiamento altamente concentrato attorno ai grandi centri urbani (ad es. Parigi, Marsiglia, Madrid). Questo aumento è più marcato nei piccoli centri abitati antichi che sono cresciuti fino a diventare grandi aree metropolitane (ad es. Birmingham, Bruxelles, Parigi, Madrid). Le aree con una minore densità di strade moderne si trovano principalmente in Grecia, in Asia Minore e nel Nord Africa (Tunisia e Algeria), regioni che presentavano un’urbanizzazione eccezionalmente intensa. Si specifica nello studio: “Le nostre regressioni spaziali non hanno rivelato una forte relazione tra le strade romane e le densità di popolazione moderne”.

Non tutte le strade portano a Roma!

Quanto erano centrali le grandi città all’interno della rete? Secondo lo studio, i capoluoghi delle province romane godono di una posizione vantaggiosa per la mobilità terrestre all’interno della provincia, più delle città che non sono capoluoghi. I capoluoghi tendono ad avere una posizione particolarmente centrale come intermediari raggiungibili all’interno di una provincia rispetto alle altre città. Nonostante il proverbio ‘Tutte le strade portano a Roma’, città importanti come Antiochia, Ancira, Bisanzio e Corinto godono di una posizione migliore rispetto a Roma come punti di passaggio per la mobilità terrestre su scala imperiale. Roma è spazialmente centrale nella penisola italiana (che è essa stessa un’appendice del percorso con la più alta centralità di intermediazione su scala imperiale), ma non si trova sulla strada con la più alta centralità di intermediazione ponderata in base al tempo in Italia. Quindi, Roma non era il nodo più centrale della rete dei trasporti terrestri dell’impero.