Un team legato al progetto Vesuvius Challenge dell’Università del Kentucky ha letto per intero il papiro PHerc. 1667 senza aprirlo, utilizzando intelligenza artificiale e scansioni a raggi X ad altissima risoluzione. Il testo è un trattato filosofico sull’etica, tra i rotoli più antichi della Villa dei Papiri.
Un rotolo carbonizzato dall’eruzione del Vesuvio del 79 dopo Cristo è stato letto per la prima volta nella sua interezza, senza che nessuno lo aprisse. Si tratta del papiro PHerc. 1667, uno dei circa 1.800 conservati nella Villa dei Papiri di Ercolano, decifrato da un team collegato al progetto Vesuvius Challenge dell’Università del Kentucky grazie a una combinazione di microtomografia a raggi X e intelligenza artificiale. Il testo che ne emerge è un trattato filosofico sull’etica, tra i più antichi mai rinvenuti nella villa.
Un trattato sulla natura umana
Le 22 colonne del rotolo affrontano il tema del progresso morale, chiedendosi in che misura gli esseri umani possano avvicinarsi a una condotta virtuosa e come si distingua il bene dal male. L’ultima colonna cita Aristocreone, allievo e parente dello stoico Crisippo, un riferimento che secondo gli studiosi potrebbe aiutare a collocare il testo in un dibattito filosofico più ampio tra stoici ed epicurei, le due scuole di pensiero che si contendevano l’attenzione degli intellettuali dell’epoca. La grafia utilizzata dall’autore, più arcaica rispetto a quella riscontrata in altri rotoli della villa, colloca la stesura del testo tra il III e il II secolo a.C., un’epoca precedente a Filodemo di Gadara, il filosofo epicureo a cui si deve la maggior parte della biblioteca ercolanese. Una delle ricercatrici del team, Alessia Lavorante, ha osservato che nella villa sono presenti anche opere di Epicuro e dello stesso Crisippo, per cui l’autore potrebbe essere uno di loro oppure una figura finora sconosciuta.
Come si legge un rotolo senza aprirlo
Il metodo alla base della scoperta è quello sviluppato da Brent Seales, informatico dell’Università del Kentucky e fondatore della Vesuvius Challenge, che dall’inizio degli anni Duemila lavora a una tecnica per srotolare virtualmente i papiri di Ercolano. Il procedimento parte da una scansione tridimensionale degli strati interni del rotolo, ottenuta tramite tomografia a raggi X, che un software poi segmenta e appiattisce per restituire una superficie leggibile. Nel caso del PHerc. 1667, la risoluzione è stata ottenuta grazie a un sincrotrone, un acceleratore di particelle impiegato in Francia e nel Regno Unito, che ha permesso di raggiungere un dettaglio molto più elevato rispetto alle prime scansioni.
Seales ha dichiarato che il software del team è stato perfezionato in modo significativo dal 2024, quando la Vesuvius Challenge assegnò il primo premio da 700mila dollari per la lettura di alcuni passaggi di un rotolo. L’intelligenza artificiale, in particolare, viene impiegata per riconoscere le tracce di inchiostro a base di carbone, spesso indistinguibili dal resto del materiale carbonizzato.
Due secoli di tentativi
La Villa dei Papiri, che secondo gli studiosi apparteneva a Lucio Calpurnio Pisone Cesonino, suocero di Giulio Cesare, fu scoperta nel 1750 durante gli scavi archeologici di Ercolano. Da allora gli studiosi hanno cercato più volte di aprire fisicamente i rotoli, ricorrendo a metodi oggi giudicati rischiosi, come l’iniezione di mercurio o l’uso di sostanze per ammorbidire il papiro. Il PHerc. 1667 venne trattato in questo modo per tre volte tra l’Ottocento e gli anni Ottanta del Novecento, e ogni tentativo danneggiò gli strati esterni del rotolo, che oggi conserva solo la parte inferiore delle sue colonne originarie.
La papirologa Federica Nicolardi, che guida un’altra squadra di ricerca attiva sugli stessi materiali, ha raccontato a National Geographic che i rotoli superstiti rappresentano l’anima di una collezione unica al mondo, l’unica biblioteca greco-romana giunta fino a oggi, e che ogni intervento fisico comporta il rischio di perdere per sempre informazioni che nessuna tecnologia potrà più recuperare.
Dal 2023 a oggi
La lettura del PHerc. 1667 si inserisce in un percorso che su questo quotidiano è stato seguito sin dagli albori. Nell’ottobre 2023 un algoritmo sviluppato dal team di Seales aveva permesso di individuare la prima parola in un papiro ercolanese, “porpora”, scritta in greco antico. Pochi mesi dopo, nel febbraio 2024, tre giovani ricercatori vincitori del primo premio della Vesuvius Challenge erano riusciti a leggere quindici colonne di un altro rotolo, aprendo la strada a un metodo di decifrazione più sistematico. Nel 2025 il progetto ha assunto anche una dimensione più squisitamente filologica, con l’avvio di una collaborazione internazionale guidata dal professor Christian Vassallo, dell’Università di Torino, per la realizzazione di un’edizione critica del trattato “Sulla Provvidenza” di Crisippo di Soli, sostenuta da un finanziamento della Commissione Europea.
Al momento sono circa ventisette i rotoli oggetto di studio da parte dei diversi team internazionali, un numero che potrebbe crescere ulteriormente, dato che l’area della Villa dei Papiri non è mai stata scavata nella sua interezza. Seales si aspetta che nei prossimi anni i tempi di trascrizione si riducano sensibilmente, mentre Nicolardi sottolinea che la disciplina della papirologia sta attraversando una trasformazione profonda, resa possibile dall’incontro tra i metodi tradizionali e le nuove tecnologie di analisi.






