È il 60esimo sito italiano. Prima candidatura promossa dal MiC. Oggi, l’evento celebrativo al Mausoleo di Cecilia Metella
Si svolgerà oggi, mercoledì 31 luglio, alle ore 19:00 a Roma, al Mausoleo di Cecilia Metella (via Appia Antica, n. 161) l’evento celebrativo per l’iscrizione della Via Appia nella Lista del Patrimonio dell’Umanità Unesco.
Eccellente prototipo del sistema viario romano, ma anche e soprattutto crocevia di culture, la Regina Viarum entra ufficialmente nella lista del Patrimonio Mondiale, iscritta dal Comitato Unesco riunito a Nuova Delhi nella 46esima sessione: è il 60esimo sito italiano, a consolidare il nostro primato.
Si tratta della prima candidatura promossa direttamente dal Ministero della Cultura, che ha coordinato tutte le fasi del processo e ha predisposto tutta la documentazione necessaria per la richiesta d’iscrizione nella Lista del Patrimonio Mondiale.
Il risultato è il frutto di un lavoro di squadra che ha visto il coinvolgimento di molteplici istituzioni: 4 Regioni (Lazio, Campania, Basilicata e Puglia), 13 Città metropolitane e Province, 74 Comuni, 14 Parchi, 25 Università, rappresentanze delle comunità territoriali, associazioni, nonché il ministero degli Esteri e la Pontificia Commissione di Archeologia Sacra della Santa Sede: l’Appia è la strada dove sorse la prima catacomba, fu percorsa da Paolo per arrivare Roma e poi da Pietro e fu una delle prime ‘viae peregrinorum’.
Durante l’evento interverranno: il Ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano; il Sottosegretario alla Cultura, Gianmarco Mazzi; il sindaco di Roma Capitale, Roberto Gualtieri; il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, in videocollegamento; i rappresentanti delle istituzioni pubbliche e private coinvolte nel percorso di candidatura. La diretta delle celebrazioni sarà trasmessa sul canale YouTube del MiC al seguente link: https://www.youtube.com/live/meQX1ADO0Cs?feature=share
Il ministro Sangiuliano: “Soddisfazione e orgoglio”
“Esprimo tutta la mia soddisfazione e il mio orgoglio per il grande risultato ottenuto. L’Unesco ha colto l’eccezionale valore universale di una straordinaria opera ingegneristica che nei secoli è stata essenziale per gli scambi commerciali, sociali e culturali con il Mediterraneo e l’Oriente – ha dichiarato in un’intervista a Rainews24 il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano -. Congratulazioni a tutte le istituzioni e comunità che hanno collaborato con il Ministero della Cultura per arrivare a questo prestigioso traguardo. È un punto di partenza – ha sottolineato ancora il ministro- e non di arrivo: inizia una grande opera di valorizzazione con le amministrazioni locali affinché questo riconoscimento sia un’occasione di sviluppo socio-economico per le tante comunità che vivono su questi territori”.
“Da Nuova Delhi una notizia che ci riempie di orgoglio. Per l’Italia un’ulteriore prestigiosa conferma dell’eccezionale valore universale della bellezza che caratterizza i territori della Penisola, straordinariamente unica. Con l’iscrizione del sito “Via Appia. Regina viarum” nella Lista del Patrimonio mondiale si rafforza il nostro primato di Paese con il maggior numero di siti riconosciuti dall’Unesco come patrimonio dell’umanità, che sale così a sessanta. Un’immensa soddisfazione per una candidatura (la prima) promossa direttamente dal MiC con il coinvolgimento di numerosi altri enti istituzionali”, ha aggiunto il Sottosegretario alla Cultura Lucia Borgonzoni.
La storia della Via Appia
L’Appia fu la prima delle grandi strade di Roma costruite con tecniche innovative, veri e propri capolavori di ingegneria civile che si affiancarono alle vie naturali e che costituiscono i monumenti più durevoli della civiltà romana.
Il tracciato della Regina Viarum, iniziato nel 312 a.C. dal censore Appio Claudio Cieco per collegare Roma a Capua, fu poi prolungato fino a Benevento, Venosa, Taranto e Brindisi, testa di ponte verso la Grecia e l’Oriente.
L’Appia iniziava a Porta Capena, nei pressi del Circo Massimo, e proseguiva fino a destinazione secondo un percorso lineare e agevole, che si interrompeva solo nei pressi di Terracina, dove era necessario attraversare un canale navigabile che fiancheggiava la via: chiamato decennovium perché era lungo 19 miglia, vi si procedeva tramite chiatte trainate da animali da tiro. Testimone illustre il poeta Orazio, che in una delle sue satire descrive il viaggio verso Brindisi lamentandosi delle zanzare che infestavano le paludi pontine.
Solo sotto Traiano si provvide a bonificare la zona e a lastricare anche questo tratto di strada. Largo circa 4,10 m, una misura che rendeva facile la circolazione nei due sensi, il tracciato era affiancato da marciapiedi laterali contornati da monumenti funerari che i passanti potevano ammirare, spezzando la monotonia del viaggio. Stazioni di posta, alberghi, osterie, piccoli impianti termali e servizi per i viaggiatori scandivano il percorso.
Concepita per esigenze militari, la Via Appia divenne da subito asse di comunicazioni commerciali e culturali, modello delle successive vie pubbliche romane e, in un certo senso, origine del complesso sistema viario dell’Impero, alla base dell’attuale rete di comunicazione del bacino del Mediterraneo.
La creazione di questa rete stradale ha permesso la strutturazione di rotte di scambio anche con le vie d’acqua, permettendo così, nel corso dei secoli, un flusso praticamente ininterrotto di persone, idee, civiltà, merci, religioni e idee, percorsi che sono ancora vivi e sentiti da chi abita questi territori.
Tutela e valorizzazione
Regina Viarum, la definì il poeta Stazio nel I secolo d.C. Ma anche insignis, nobilis, celeberrima: gli appellativi con cui gli stessi autori antichi la definirono, testimoniano la valenza politica, economica, commerciale, sociale e religiosa che valsero alla Via Appia la sua millenaria fortuna. Fortuna che oggi più che mai necessita di un’accurata tutela.
“Quando governammo la capitale salvammo il parco dell’Appia Antica da un milione di metri cubi di cemento, simbolo della grandezza dell’impero e del popolo romano”, ha ricordato il presidente della commissione Cultura della Camera, Federico Mollicone (FdI).
Ma la battaglia per la tutela dell’Appia ha radici lontane: il giornalista Antonio Cederna fu tra i primi a denunciare gli abusi edilizi con un articolo del 1953, intitolato ‘I gangster dell’Appia’, puntando il dito contro palazzi e villette sorti a ridosso dei monumenti antichi.
L’ingresso dell’Appia nella lista del patrimonio Unesco “è l’attribuzione di un valore, ma abbiamo anche l’impegno e la responsabilità di questo valore, perché bisogna prendersene cura. È quello che faremo: far sì che questa grande Via possa essere anche un percorso turistico che immerga i visitatori nella storia e nel passato”, ha sottolineato il ministro Sangiuliano.
Le iniziative di Touring Club e Legambiente
“Siamo estremamente orgogliosi che la Via Appia sia stata riconosciuta dall’Unesco come sito del Patrimonio Mondiale – ha dichiarato Franco Iseppi, presidente del Touring Club Italiano- Questo traguardo è il risultato di anni di dedizione e impegno nella valorizzazione del nostro patrimonio culturale da parte di tutti: Ministero, Regioni, enti locali, enti parco, organizzazioni del Terzo settore come il Touring. La Via Appia non è solo una strada antica- conclude Iseppi- ma un ponte tra passato e presente del Mediterraneo, un simbolo della nostra eredità culturale condivisa che, oltre a essere elemento di appartenenza deve anche essere trasformato in un motore di sviluppo turistico in chiave sostenibile per i territori che attraversa”.
“Il riconoscimento che arriva dall’Unesco lo dedichiamo a tutti quei volontari che hanno dedicato il loro tempo all’Appia insieme a noi” ha aggiunto in una nota Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente che insieme a Touring Club, Coopculture e altre organizzazioni del Terzo settore, ha stretto nel 2019 un protocollo di comune lavoro sulla valorizzazione dell’Appia.
Tanti gli appuntamenti e le iniziative messe in campo in questi anni con l’obiettivo di difendere la Regina Viarum dal degrado e dal cemento illegale, e per farla conoscere e valorizzare, come ad esempio l’Archeograb, le attività di Puliamo il mondo, da Roma e provincia, alla provincia di Latina, Caserta, Benevento, Brindisi e Potenza.
Il prossimo 22 settembre è in programma l’Appia Day 2024, il festival diffuso lungo l’antica consolare, con eventi organizzati lungo il suo percorso da Roma a Brindisi con aperture straordinarie dei beni culturali.
Un’iniziativa nata nel 2016 e portata avanti da un comitato promotore – di cui fanno parte Legambiente e Touring Club Italiano – con molti comuni, Enti Parco e tante realtà organizzatrici di un cartellone che ha appassionato oltre 200mila persone.
Tra i temi portati avanti nelle varie edizioni la mobilità sostenibile, a partire dalla pedonalizzazione del tratto romano dell’appia antica, il patrimonio storico-archeologico, monumentale e paesaggistico esistente, una nuova idea di utilizzo degli spazi e dei beni comuni disseminati lungo la Regina Viarum.







