Tradizionale appuntamento con ‘La storia siete voi’, l’incontro pubblico dedicato al racconto della campagna di scavo del Santuario Ritrovato del Bagno Grande
San Casciano dei Bagni (Siena) ha accolto nei giorni scorsi a Piazza della Repubblica il tradizionale appuntamento con ‘La storia siete voi’, l’incontro pubblico dedicato al racconto della campagna di scavo del Santuario Ritrovato del Bagno Grande. Dal tempio romano al Medioevo: nuove scoperte dal Santuario Ritrovato raccontate alla comunità.
Studenti e ricercatori in campo
Durante la serata a San Casciano dei Bagni, archeologi, ricercatori, studentesse e studenti dell’Università per Stranieri di Siena hanno condiviso con la comunità i risultati emersi nelle prime sei settimane di lavoro, confermando ancora una volta il forte legame che unisce la ricerca scientifica al territorio e ai suoi cittadini. Come ormai avviene ogni estate, l’iniziativa ha rappresentato un momento di restituzione pubblica del lavoro svolto nel cantiere archeologico, coinvolgendo direttamente coloro che ogni giorno partecipano allo scavo. A raccontare le novità sono stati infatti gli studenti provenienti da tutto il mondo, impegnati insieme ai ricercatori in un’esperienza di formazione sul campo che ha trasformato San Casciano dei Bagni in uno dei principali laboratori internazionali dedicati all’archeologia. Una presenza sempre più stabile, resa possibile anche dal percorso avviato con l’Università per Stranieri di Siena e destinato a consolidarsi ulteriormente grazie alla realizzazione del nuovo hub universitario, attualmente in corso, e all’attivazione, a partire dall’anno accademico 2026-2027, dei nuovi corsi di laurea in patrimoni culturali, archeologia e storia dell’arte.
Le nuove scoperte
Durante la serata sono stati illustrati i principali risultati emersi dall’attuale campagna di scavo, che proseguirà fino al prossimo 7 ottobre. Tra le scoperte più significative figura il progressivo affiorare del sistema di copertura del tetto del tempio romano, con il ritrovamento di preziose antefisse decorate con teste di Gorgone, databili al I secolo avanti Cristo. Si tratta di una fase fondamentale della storia del santuario, immediatamente precedente al rito del fulmine che determinò la chiusura del complesso e la straordinaria conservazione dei celebri bronzi. Nuovi fulmini in bronzo sono stati inoltre rinvenuti anche all’esterno del tempio, contribuendo a definire il perimetro sacro dell’area e offrendo ulteriori elementi per comprendere l’organizzazione del santuario.
Particolarmente rilevanti sono anche i risultati ottenuti nell’area esterna al complesso monumentale. Gli archeologi hanno infatti portato alla luce un grande edificio realizzato alla fine del Trecento, precedente all’ingresso di San Casciano dei Bagni nella Repubblica di Siena. Sebbene la funzione della struttura sia ancora oggetto di studio, il rinvenimento testimonia una significativa ripresa delle attività termali nel tardo Medioevo. Accanto a questa scoperta, lo scavo sta restituendo materiali databili tra il VI e il XII secolo, che documentano una continuità di frequentazione del sito anche dopo la chiusura del santuario romano. Le indagini hanno inoltre individuato alcune sepolture medievali, appartenenti ad adulti e giovani, che confermano come l’area del Bagno Grande abbia continuato a rappresentare un luogo di riferimento per la comunità locale, mantenendo nel tempo il proprio legame con le acque termali.
Un modello di collaborazione
L’incontro ha confermato ancora una volta il valore di un progetto che unisce ricerca scientifica, alta formazione e partecipazione della comunità. Il Santuario Ritrovato continua infatti a rappresentare non solo uno dei più importanti cantieri archeologici europei, ma anche un modello di collaborazione tra istituzioni, università e territorio, capace di trasformare la conoscenza in un patrimonio condiviso e di costruire nuove opportunità culturali e formative per San Casciano dei Bagni. Proprio dall’esperienza maturata negli anni di scavo sono nati i nuovi percorsi di laurea dell’Università per Stranieri di Siena, ulteriore testimonianza di come il Bagno Grande sia ormai diventato un punto di riferimento internazionale per la ricerca, la didattica e la valorizzazione del patrimonio culturale.
Agnese Carletti: “Grazie di cuore da parte di tutta la comunità”
Commenta la sindaca Agnese Carletti: “Una serata tanto consueta ormai, quanto incredibile, sia per l’energia trasmessa dagli archeologi e dalle archeologhe che ci hanno raccontato le sei settimane di scavo, sia per le scoperte che lo scavo continua a restituire. Un grazie di cuore da parte di tutta la comunità sancascianese va proprio ai ragazzi e alle ragazze che, tramite l’università per Stranieri di Siena, dedicano a noi il loro tempo, la loro formazione e professionalità”.
La campagna di scavi 2024
Durante la campagna di scavi 2024 nel santuario etrusco e romano del Bagno Grande è stato rinvenuto il temenos – il muro di recinzione dello spazio sacro – che racchiudeva più edifici tra i quali il tempio costruito attorno alla grande vasca sacra. Un edificio più antico, o forse un grande recinto, costruito in blocchi di travertino, già in età etrusca circondava la sorgente del Bagno Grande, definendo lo spazio sacro del culto, almeno dal III secolo a.C. Lo scavo ha messo in luce gran parte della vasca più antica, che fu poi ricostruita tra i regni degli imperatori Tiberio e Claudio, forse a seguito di un prodigio associato alla caduta di un fulmine. Se all’esterno del tempio sono stati portati alla luce gli strati di vita e, soprattutto, i resti di doni e cerimonie che avvennero nel corso dei secoli, con deposizioni di lucerne, unguentari di vetro, bronzetti votivi, ex voto anatomici in terracotta dipinta e perfino foglie d’oro, è all’interno della vasca sacra che la stratificazione dei doni votivi continua a restituire un contesto assolutamente unico, protetto dall’acqua termale e dal fango argilloso. Dopo un complesso lavoro di gestione dell’acqua proveniente dalla sorgente, alla profondità di quasi 5 m, lo scavo ha raggiunto nuove sequenze stratigrafiche.
Le offerte in metallo pregiato costituiscono l’elemento caratterizzante del deposito votivo. Quattro statue e poi braccia, teste votive e gambe iscritte, assieme a strumenti del rito, come un’elegante lucerna, o un piccolo toro in bronzo, a richiamare quel mondo agro-pastorale così importante in questo contesto e già rappresentato dal bassorilievo all’interno della vasca sacra. E ancora monete di età repubblicana e imperiale, ormai più di 10.000, rinvenute nel santuario del Bagno Grande. Ma accanto al bronzo, il rinvenimento di una corona e di un anello d’oro si associa alla moltiplicazione di aurei romani. Sono metalli preziosi, tra cui gemme, ambra e altri gioielli, che legano il dono per le capacità terapeutiche delle acque calde alle pratiche divinatorie che nel santuario dovevano certamente trovare il loro fulcro.
Le iscrizioni rinvenute sono in Etrusco e in Latino. Appaiono voti che recano il nome etrusco di Chiusi, Cleusi, accanto a dediche alle Ninfe e alla Fonte calda, Flere Havens in Etrusco, giuramenti sulla Fortuna e sul Genio dell’Imperatore. Un eccezionale corpo nudo maschile è offerto esattamente a metà, come reciso dal collo ai genitali da un taglio chirurgico. Dedicato da un Gaio Roscio alla Fonte Calda, questo mezzo corpo testimonia forse la guarigione della parte immortalata nel bronzo. Un bimbo augure, un piccolo sacerdote della fine del II secolo a.C., con una lunga iscrizione in etrusco sulla gamba destra, reca nella mano sinistra una palla, con i classici pentagoni cuciti, che ancora ruota tra le dita: forse un elemento divinatorio, da far ruotare in un rito. Il gesto dell’offerente è reso da una statua femminile, quasi identica a quella rinvenuta nel 2022, con eleganti trecce che ricadono sul petto e deposta su un lato. Le teste votive sono ritratti eleganti proto imperiali, con la prima dedica in Latino alla fonte, sul collo di una testa, i cui tratti sembrano quasi ricordare Cesare, che menziona anch’essa la Fonte.
Nella stratificazione del deposito – che fu rapida, come ci suggerisce la conservazione di migliaia di frammenti di uova in alcuni casi rinvenute intere o praticamente integre con il tuorlo ancora visibile all’interno, la cui deposizione rimanda ai riti di rinascita e rigenerazione – si alternano strati di offerte, scaglie di travertino e piani d’argilla. E ancora pigne, rametti tagliati e decorati con intrecci vegetali. Alla base di grandi tronchi lignei, infissi in verticale nel deposito, in uno dei punti focali della vasca più antica, lo scavo ha portato alla luce una serie di serpenti in bronzo, concentrati nella profondità del deposito. Di forme diverse, presentano misure di scale differenti: dai piccoli serpentelli ad un esemplare di oltre 90 cm, quasi la mensura honorata, la misura perfetta di tre piedi romani, barbuto e cornuto. Si tratta, con ogni probabilità, di un serpente agatodemone, il più grande a oggi rinvenuto, protettore della sorgente e detentore di un ruolo fondamentale nelle pratiche divinatorie, come si può osservare in molti altri contesti del Mediterraneo antico. La varietà delle offerte votive, che ricalca quanto già emerso nel 2022 e lo arricchisce, offre uno squarcio ulteriore sul significato e suo ruolo di questo luogo di culto e cura, dove il rapporto col sacro, tra umano e divino, è forse percepito come diretto, quasi affidato allo continuo scorrere delle acque calde e al genius loci nella forma del serpente agatodemone.
Le statue di bronzo nel 2022
Nel 2022 sono state ritrovate oltre 20 statue di bronzo in perfetto stato di conservazione, ex voto e altri oggetti, ma anche cinquemila monete in oro, argento e bronzo. I bronzi di San Casciano raffigurano le divinità venerate nel luogo sacro, assieme agli organi e alle parti anatomiche per le quali si chiedeva l’intervento curativo della divinità attraverso le acque termali. Dal fango caldo sono riemerse effigi di Igea e di Apollo, oltre a un bronzo che richiama il celebre Arringatore, scoperto a Perugia e nelle collezioni storiche del Museo Archeologico Nazionale di Firenze.
L’eccezionale stato di conservazione delle statue all’interno dell’acqua calda della sorgente ha permesso anche di preservare meravigliose iscrizioni in etrusco e latino che furono incise prima della loro realizzazione. Nelle iscrizioni si leggono nomi di potenti famiglie etrusche del territorio dell’Etruria interna, dai Velimna di Perugia ai Marcni noti nell’agro senese. Accanto a onomastica e forme dedicatorie in etrusco troviamo iscrizioni in latino, che menzionano anche le aquae calidae, le fonti calde del Bagno Grande, dove le statue furono collocate.
La gran parte di questi capolavori dell’antichità si data tra il II secolo a.C. e il I secolo d.C, un periodo storico di importanti trasformazioni nella Toscana antica, nel passaggio tra Etruschi e Romani. In quest’epoca di grandi conflitti tra Roma e le città etrusche, ma anche di lotte all’interno del tessuto sociale dell’Urbe, nel santuario del Bagno Grande le nobili famiglie etrusche, in una fase in cui l’espansione di Roma significa anche osmosi culturale, dedicarono le statue all’acqua sacra. Un contesto multiculturale e plurilinguistico assolutamente unico, di pace, circondato da instabilità politica e guerra.







