Per cinque anni, venti restauratori saranno impegnati in un intervento fondamentale
Vaticano, via al restauro della Loggia di Raffaello. Per cinque anni, venti restauratori del Laboratorio Restauro Dipinti e Materiali Lignei dei Musei Vaticani, sotto la direzione di Paolo Violini, saranno impegnati con il risanamento della Loggia di Raffaello, situata al secondo piano del Palazzo Apostolico. La Loggia ha una superficie di circa 1300 metri quadrati; è divisa in 13 campate, ognuna decorata da quattro episodi biblici sulla volta, 12 dell’Antico Testamento e l’ultima dedicata al Nuovo.
La storia in pillole
Progettata dall’Urbinate e decorata tra il 1517 e il 1519 dai suoi allievi per papa Leone X de’ Medici (1513-1521), fu da subito considerata una tra le più alte espressioni dell’arte rinascimentale applicata all’architettura. Nel 1813-1814 le arcate del lato est della Loggia sono state chiuse da vetrate, con un lavoro supervisionato da Antonio Canova. La chiusura ha modificato il microclima della Loggia, impedendo nel corso degli anni il ricambio d’aria e provocando la stagnazione dell’umidità proveniente dal piano superiore. Dunque, l’ambiente è stato esposto per secoli agli agenti atmosferici. Inoltre, le tecniche pittoriche utilizzate – stesure a secco su stucco romano, finiture a tempera o a calce su basi ad affresco, i fondi in azzurrite – sono molto delicate. Il tutto ha contribuito alla precarietà dello stato di conservazione.
Alcuni problemi conservativi
Spiega Paolo Violini, Capo Restauratore del Laboratorio di Restauro Dipinti e Materiali lignei dei Musei Vaticani, a Vatican News: “Ci siamo resi conto di alcuni problemi conservativi che erano ancora in atto e si stavano aggravando ulteriormente. Probabilmente ci può entrare anche il cambiamento climatico perché l’aumento delle temperature stava provocando una contrazione dei materiali stesi nei precedenti interventi di restauro sulle pareti. Queste sostanze organiche st stavano contraendo e creando dei distacchi della pellicola pittorica. Questo significava mettere a rischio la conservazione stessa di quello che a oggi è rimasto”.
La tecnologia laser per il restauro
Dopo circa mezzo secolo dall’ultimo parziale restauro è stato intrapreso, sulla VI campata della Loggia, un cantiere pilota di studio. Suddiviso in due fasi, da gennaio 2019 a settembre 2020 e da gennaio 2023 a dicembre 2024, esso ha consentito di mettere a punto un’idonea metodologia di intervento. Prosegue Paolo Violini: “L’osservazione della superficie ha evidenziato la necessità di adottare una metodologia di pulitura a secco, in modo da preservare le delicate stesure originali e i loro labili resti, oltremodo sensibili all’azione di procedure per via chimica. A questa esigenza ha risposto egregiamente la tecnologia laser. Dopo una serie di test con varie tipologie e con diverse modalità, si è scelto un modello a fibra attiva, molto versatile nella gestione del livello di pulitura, consentendo un controllo accurato e dettagliato”.
Una rete per restaurare la Loggia
Un’équipe di oltre venti restauratori dei Musei Vaticani – grazie all’accordo con il World Monuments Fund, reso possibile dal prezioso supporto della Stephen A. Schwarzman Foundation – interverrà sulla delicata e mirabile superficie decorata (circa 1.300 metri quadri) della Loggia: un lavoro corale in stretta sinergia con la Direzione dei Musei Vaticani, il Reparto per l’Arte dei secoli XV-XVI, il Gabinetto di Ricerche Scientifiche e l’Ufficio del Conservatore dei Musei Vaticani.
Previsto anche un nuovo impianto di illuminazione e l’installazione di nuove vetrate
A completamento del restauro è prevista – grazie al supporto dei Patrons of the Arts in the Vatican Museums – la realizzazione di un nuovo impianto di illuminazione e l’installazione di nuove vetrate che garantiranno un’adeguata conservazione degli spazi, filtrando i raggi ultravioletti e assicurando l’abbattimento del calore in ingresso, garantendo al contempo un’ottima qualità sotto il profilo ottico ed estetico.
Barbara Jatta: “Momento determinante nella storia del restauro”
La direttrice dei Musei Vaticani, Barbara Jatta, spiega: “Da sempre percorsa da cardinali, alti prelati, e ambasciatori in visita al Papa, ammirata e copiata dai più grandi artisti italiani e stranieri e meta imprescindibile del Grand Tour, la Loggia è situata negli ambienti della Santa Sede e della Segreteria di Stato. L’intervento conservativo del capolavoro raffaellesco – grazie all’accordo con il WMF, reso possibile dal prezioso supporto della Stephen A. Schwarzman Foundation – segnerà un momento determinante nella storia del restauro così come nella storia dell’arte del Rinascimento italiano. Siamo grati al WMF e alla Stephen A. Schwarzman Foundation per il generoso sostegno di 5,5 milioni di dollari devoluto a questo progetto dei Musei Vaticani. Il progetto di restauro si avvale anche del supporto dei Patrons of the Arts in the Vatican Museums, da oltre 40 anni sostenitori dei Musei Vaticani”.
Bénédicte de Montlaur: “La Loggia di Raffaello è uno dei complessi artistici più importanti e più delicati al mondo”
Dichiara Bénédicte de Montlaur, Presidente e CEO del World Monuments Fund: “La Loggia di Raffaello è uno dei complessi artistici più importanti e più delicati al mondo. È un luogo in cui si può ammirare, in magnifici dettagli, tutta l’ambizione creativa del Rinascimento, il genio di Raffaello e della sua bottega. Insieme al Governatorato dello Stato della Città del Vaticano e alla Stephen A. Schwarzman Foundation, il WMF vuole condividere con il mondo questa straordinaria eredità attraverso un innovativo intervento di conservazione, una vasta attività di documentazione per il grande pubblico e un programma formativo sulla conservazione delle pitture murali rivolto a professionisti del patrimonio culturale provenienti da tutto il mondo. Per questo progetto saranno destinati 5,5 milioni di dollari al restauro dell’ala ovest della Seconda Loggia, la cosiddetta Loggia di Raffaello. Mentre l’intera iniziativa del WMF, Legacy of Raphael: The Vatican and Beyond, che comprende il restauro, attività di formazione, documentazione digitale, divulgazione e ulteriori progetti in corso in Vaticano, è resa possibile grazie a una generosa donazione di 14,275 milioni di dollari della Stephen A. Schwarzman Foundation”.
Stephen Schwarzman: “L’eredità più duratura di questo progetto non sarà costituita soltanto dai capolavori restaurati, ma anche dai restauratori che verranno formati lungo il percorso”
Aggiunge Stephen Schwarzman, Presidente della Stephen A. Schwarzman Foundation: “L’eredità più duratura di questo progetto non sarà costituita soltanto dai capolavori restaurati, ma anche dai restauratori che verranno formati lungo il percorso. La Loggia di Raffaello appartiene all’intera umanità e, investendo nelle persone che apprenderanno presso il Vaticano e la Villa Imperiale di Pesaro le metodologie scientifiche di conservazione, contribuiamo a tutelare non solo quest’opera, ma anche innumerevoli altri tesori artistici nel mondo per le generazioni future. La formazione di queste competenze rappresenta uno degli investimenti più duraturi che possiamo compiere per il nostro patrimonio culturale comune”. Dunque, l’intervento darà atto a un percorso che porterà alla trasmissione di competenze fondamentali nel futuro.
L’attività del Laboratorio di Restauro Dipinti e Materiali lignei dei Musei Vaticani
Le attività a cura del Laboratorio di Restauro Dipinti e Materiali lignei dei Musei Vaticani sono intense, poiché riguardano le collezioni esposte nei Musei, ma anche gli ambienti che li ospitano, essi stessi patrimonio artistico della Santa Sede: ne sono un chiaro esempio l’Appartamento Borgia, le Stanze di Giulio II dipinte da Raffaello e, non da ultima, la Cappella Sistina. Proprio il restauro di quest’ultima (1979 – 1993) è annoverato tra i più lunghi interventi mai realizzati dai restauratori del Vaticano e rappresenta uno degli eventi culturali più significativi della fine del XX secolo.
In particolare, il personale del Laboratorio è impegnato costantemente nello studio, nella gestione e realizzazione di interventi di restauro (sia opere mobili su tavola sia imponenti cantieri), nella manutenzione ordinaria delle collezioni dei Musei e nel controllo preventivo dei manufatti oggetto di prestiti temporanei. Nel caso di opere interessate da un prestito, vengono effettuati sopralluoghi di verifica delle loro condizioni e successivamente elaborati condition reports riepilogativi di tutti i dati necessari a stabilire il consenso o meno al prestito. La preziosa collaborazione con l’Ufficio Mostre prevede per i restauratori anche la partecipazione alle esposizioni in qualità di ‘corrieri’, ruolo che implica sia il controllo delle condizioni dell’opera prima e dopo l’imballaggio, sia il controllo delle fasi di allestimento nella sede espositiva.
Il Laboratorio dedica un’estrema attenzione al recupero dei manufatti dorati e al settore dei supporti lignei, in particolare al risanamento e all’evoluzione dei sistemi di contenimento. Massima considerazione si rivolge poi al restauro delle superfici storiche decorate. Specialmente negli ultimi anni, il Laboratorio si è adoperato per una revisione tecnica della metodologia di analisi e intervento: l’introduzione di innovative tecniche di biorestauro ne è un chiaro esempio. L’utilizzo di microorganismi non patogeni selezionati nelle operazioni di pulitura e manutenzione di dipinti risulta, infatti, più efficace e sicuro dell’uso di solventi tradizionali, con enormi vantaggi sia per chi svolge il lavoro che per le superfici trattate.






