La Madonna con Bambino di Francesco Verla, dispersa dalla chiesa di Villa Lagarina alla fine del Settecento e approdata a New York nel 1963, è stata acquistata nel 2025 dalla Provincia autonoma di Trento. Ora è nel laboratorio della Soprintendenza, dove i restauratori stanno riportando alla luce i colori originali.
Una telefonata e un ritrovamento
Tutto è cominciato con una telefonata. Gli eredi della proprietaria americana, leggendo il nome del pittore sul dipinto, si sono messi a cercare chi lo avesse studiato. Hanno trovato Aldo Galli, storico dell’arte e docente all’Università di Trento, che nel 2017 aveva curato insieme a Domizio Cattoi la prima mostra monografica mai dedicata a Francesco Verla, allestita al Museo Diocesano Tridentino. «Sono stato contattato dagli eredi della proprietaria che hanno letto il nome del pittore sul dipinto», ha spiegato Galli. «Si sono informati su chi lo avesse studiato: Verla era stato oggetto di una mostra qui a Trento che avevo curato con il dottor Cattoi, mi hanno cercato e da lì è iniziata questa vicenda». Era il 2024. L’identificazione dell’opera fu fortunosa ma non improvvisata: bastava sapere dove cercare.
La pala e il suo pittore
L’opera è una tavola di grandi dimensioni realizzata nel 1517 per la chiesa parrocchiale di Villa Lagarina, in val Lagarina. Raffigura la Madonna con il Bambino in trono, i santi Giovanni Battista e Pietro, quattro angeli e il committente don Ettore da Salerno, cappellano al servizio dei conti Lodron di Castel Noarna. La pala appartiene alla fase tarda del pittore, che morì quattro anni dopo, nel 1521.
Francesco Verla era nato a Villaverla, nel Vicentino, intorno al 1470. La sua fu una carriera itinerante: nel 1513 si trasferì in quello che era allora il Tirolo, l’attuale Trentino, dove operò in vari centri prima di stabilirsi definitivamente a Rovereto. Come hanno sottolineato i curatori della mostra del 2017, fu proprio Verla a dare una svolta in senso rinascimentale all’arte del territorio, traghettando una cultura ancora fortemente tardogotica verso il Rinascimento italiano. Un ruolo storico di primo piano, rimasto a lungo nell’ombra: la perdita di molti dei suoi lavori e il successivo arrivo alla corte clesiana di artisti come Romanino, Dosso Dossi e Marcello Fogolino ne avevano a lungo oscurato i meriti.
Due secoli fuori dal Trentino
Anche la pala di Villa Lagarina conobbe il destino di tanta parte dell’opera di Verla, allontanandosi dal luogo per cui era stata concepita. Lasciò la chiesa alla fine del XVIII secolo, una stagione segnata dalle soppressioni e dalle dispersioni del patrimonio ecclesiastico che, tra fine Settecento e primo Ottocento, interessarono buona parte d’Europa. Passò quindi per diverse raccolte private lombarde, finché nel 1963 approdò a New York, nella collezione di una proprietaria privata presso la quale rimase per oltre sessant’anni. Luca Gabrielli, direttore dell’Ufficio per i beni storico-artistici della Provincia, ha ricostruito l’intera vicenda, definendola «una storia da raccontare» che accresce il valore stesso dell’acquisizione.
L’acquisizione e le indagini scientifiche
Nel 2025 la Provincia autonoma di Trento ha acquisito la pala, che è entrata a far parte del patrimonio provinciale. I primi risultati delle indagini e delle attività in corso sono stati presentati il 23 giugno 2026 presso il laboratorio di restauro dei beni storico-artistici della Soprintendenza, in via San Marco a Trento, alla presenza dell’assessore provinciale alla cultura Francesca Gerosa. Dopo una prima campagna fotografica con riprese macro dei dettagli, sono state avviate analisi diagnostiche mirate a comprendere la tecnica pittorica di Verla e lo stato conservativo dell’opera. Le indagini hanno anche rivelato tracce di un restauro precedente, condotto probabilmente tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento.
I colori che riemergono
La sfida principale per i restauratori è la rimozione di uno strato di vernice scura steso sulla superficie, probabilmente in occasione del vecchio intervento ottocentesco. I risultati delle prime prove di pulitura sono già visibili. «Come si vede qui dove abbiamo il colore come l’abbiamo trovato adesso e il colore come ritornerà una volta pulito e restaurato nuovamente il dipinto», ha spiegato la restauratrice Francesca Raffaelli, illustrando i campioni di pulitura. Sotto la patina scura stanno riemergendo i colori originali e numerosi dettagli che erano stati occultati per decenni.
La destinazione finale
Al termine dei lavori, la pala sarà restituita alle collezioni provinciali e destinata al Castello del Buonconsiglio, principale sede museale della Provincia. L’assessora Gerosa ha inquadrato l’acquisizione in una prospettiva più ampia: «Qui non abbiamo solo un’importante opera che torna in Trentino, ma abbiamo anche la storia di questa opera e del suo percorso, una storia da raccontare che dà ulteriore valore a questa acquisizione». Per un pittore a lungo dimenticato, è anche il ritorno nel territorio che ne aveva accolto gli ultimi anni di attività.






