Le opposizioni sferrano i loro attacchi
MiC, licenziati Emanuele Merlino ed Elena Proietti. Se dal Governo cercano di arginare il terremoto politico, le opposizioni sferrano i loro attacchi. Scoppia il caso.
I motivi dei licenziamenti
Lo aveva annunciato qualche giorno fa il Corriere della Sera. Secondo le anticipazioni della testata giornalistica a essere licenziati dal Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, sono Emanuele Merlino – responsabile della segreteria tecnica – ed Elena Proietti, a capo della segreteria personale del Ministro. Lunedì 11 maggio Giuli è stato a Palazzo Chigi per incontrare il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. I motivi? Come sottolineano le varie testate, fra le quali Il Sole 24 ore, il licenziamento di Emanuele Merlino sarebbe dovuto al fatto che il dirigente sarebbe stato a conoscenza della mancanza concessione dei fondi da parte del MiC al documentario su Giulio Regeni, rapito e ucciso in Egitto dieci anni fa. Sulla questione era scoppiato un caso politico. Elena Proietti, esponente di fratelli d’Italia in Umbria, sarebbe rea di non aver partecipato alla missione del Ministro Giuli a New York il mese scorso.
L’incontro tra Giuli e la Meloni
Secondo quanto riferito da Il Fatto quotidiano, Giorgia Meloni ha mostrato piena solidarietà al Ministro Giuli. Dopo il caso di Regeni e quello sulla presenza della Russia alla Biennale, solo per citare qualche esempio, le domande sul Governo da parte delle forze politiche di minoranza non sono mancate. Ma come riferisce Il Fatto, le fonti dell’Esecutivo ribadiscono il sostegno a Giuli: “Da parte della presidente del Consiglio è stata ribadita la piena volontà di sostenere l’azione di un Ministero centrale per l’Italia. È emersa, anche sul piano formale, la solidità di un rapporto cordiale e proficuo tra il capo del governo e il ministro Giuli, relegando le polemiche emerse nelle ultime settimane alla normale dialettica politica, in un contesto reso particolarmente complesso dall’attuale scenario internazionale”. Ci sarebbe pieno sostegno, dunque.
Prosegue la testata con le dichiarazioni delle fonti interne: “Il Ministro Giuli ha espresso la propria gratitudine nei confronti della presidente del Consiglio, confermando il suo totale sostegno al programma della coalizione di governo; l’incontro ha consentito di approfondire i principali dossier di competenza di un dicastero strategico per il Paese, nonché di analizzare gli sviluppi del contesto nazionale e internazionale che incidono sul settore di riferimento. Il Ministro ha inoltre illustrato le attività svolte e la programmazione in corso”. Tuttavia, il Corriere della Sera, in un ulteriore articolo firmato da Simone Canettieri e ripreso poi da varie testate giornalistiche, fra le quali Nicolaporro.it, Giuli avrebbe cercato di alleggerire le tensioni, dicendo di aver capito di avere sbagliato, mentre la Meloni gli avrebbe detto: “Così fai un favore alla sinistra, ora cerchiamo di ripartire, ma basta con questi errori”. Insomma, pare che perlomeno una tirata d’orecchi ci sia stata.
Lollobrigida: “Suo diritto modificare l’assetto della sua segreteria”
Il Sole 24 Ore riporta le dichiarazioni del Ministro dell’Agricoltura e capodelegazione di Fratelli d’Italia al Governo, Francesco Lollobrigida: “Giuli ha ritenuto, come è d’altronde suo diritto, modificare l’assetto della sua segreteria. Non è né la prima volta che accade in questo come nei governi che ci hanno preceduto. Il gabinetto deve corrispondere alle esigenze funzionali, almeno per alcuni ruoli direttamente dipendenti dal Ministro, a un rapporto di totale sintonia. Anche per questo la legge consente modifiche basate esclusivamente sul rapporto fiduciario nell’incarico specifico. Sono certo che il collega Giuli saprà individuare le persone più idonee a ricoprire i ruoli in linea con il presupposto fiduciario, oltre che di competenza, che è proprio, lo sottolineo, degli uffici di diretta collaborazione”.
Matteo Renzi: “Si dimetta subito”
Matteo Renzi (Iv) non le manda a dire: “Nelle ultime settimane il Ministro Giuli ha dimostrato tutta la propria arrogante incompetenza. E dopo essere riuscito a farsi dare dell’assenteista persino da uno come Salvini, dopo aver dichiarato guerra al cinema e agli intellettuali, dopo aver mandato i commissari ovunque a cominciare da Venezia Giuli oggi licenzia i suoi collaboratori. Che peraltro lui stesso aveva scelto. In questa furia distruttiva a Giuli, cavallo scosso di un palio inutile, rimane solo un ultimo gesto da compiere: licenziare se stesso, non gli altri. Si dimetta subito questo Ministro incompetente e porti la sua tracotante incapacità lontano dal Collegio romano. Il ministero della Cultura non merita un tale scempio”.
Sandro Ruotolo: “Abbiamo il dovere di costruire un’alternativa credibile”
Sandro Ruotolo, responsabile Cultura nella segreteria nazionale del PD ed europarlamentare, dichiara in una nota dello scorso 10 maggio: “Ancora un terremoto nella destra di governo. Oggi la notizia riguarda il ministero della Cultura, dove il ministro Alessandro Giuli ha deciso l’azzeramento del suo staff. Revocati gli incarichi a Emanuele Merlino – vicino al sottosegretario Giovanbattista Fazzolari – e a Elena Proietti. Il primo non avrebbe vigilato sul documentario su Giulio Regeni, a cui il ministero ha negato i finanziamenti. La seconda non si sarebbe presentata all’aeroporto e non avrebbe quindi partecipato alla missione del ministro a New York lo scorso mese. L’elenco delle dimissioni e delle uscite nel governo Meloni ormai è lungo. Si parte dalle dimissioni di Vittorio Sgarbi, poi dall’uscita dell’ex ministro Gennaro Sangiuliano, travolto da uno scandalo personale. Poi ancora le dimissioni della ministra Daniela Santanchè, del sottosegretario Andrea Delmastro, della capa di gabinetto del ministro della Giustizia, Giusi Bartolozzi”.
Prosegue Ruotolo: “Non è più una somma di episodi isolati. È il segno di una maggioranza attraversata da guerre interne, regolamenti di conti, scontri tra correnti e leadership in competizione. Tutto questo dentro Fratelli d’Italia, ma anche negli altri partiti della coalizione: nella Lega con l’uscita del generale Roberto Vannacci e dentro Forza Italia con tensioni e fronde contro Antonio Tajani. E oggi questa destra si sta frantumando sotto il peso delle proprie contraddizioni, delle lotte interne e dell’incapacità di governare il Paese. Noi abbiamo il dovere di costruire rapidamente un’alternativa credibile. Il campo progressista deve accelerare il percorso unitario, mettere al centro legalità, giustizia sociale, diritti, pace e qualità della democrazia. Perché mentre loro si dividono per il potere, l’Italia ha bisogno di una classe dirigente capace di affrontare le disuguaglianze, la crisi sociale e il cambiamento epocale che stiamo vivendo”.
5 Stelle all’attacco
Il Fatto quotidiano riporta le dichiarazioni dei capigruppo del Movimento 5 Stelle in commissione Cultura al Senato e alla Camera, Luce Pirondini e Antonio Caso: “Forse credono che non abbiamo capito che c’è una guerra fratricida in corso che vede nel ministero della cultura un Vietnam non più sostenibile, soprattutto dopo 4 anni in cui la loro ‘egemonia’ ha prodotto solo amichettismo, faide e scandali”.
Piccolotti (Avs): “Tragicomico”
Elisabetta Piccolotti (Avs), dichiara: “Quanto sta accadendo in questi giorni al Ministero della Cultura è semplicemente tragicomico. Mentre il settore della cultura arranca, le maestranze del cinema sono a casa ad aspettare chiamate per produzioni che non partono, le polemiche travolgono i nostri principali eventi culturali a partire dalla Biennale, al Ministero della Cultura non hanno di meglio da fare che litigare tra di loro, portare avanti guerre ataviche e faide interne tra correnti che arrivano ai licenziamenti in tronco e alle polemiche interne alla maggioranza sugli stessi licenziamenti. Lo diciamo da mesi: se ne vadano il prima possibile perché hanno trasformato il Ministero della Cultura nel Ministero contro la Cultura”.
Proietti: “Licenziata attraverso una pec”
Ora iniziano a uscire i nomi per le successioni. Il Foglio, in un articolo dell’11 maggio a firma di Carmelo Caruso e Ruggiero Montenegro, scrive che è Donato Luciano a prendere il posto di Merlino. Il capo dell’ufficio legislativo del Mic. Intanto, Repubblica, in un articolo di Gabriella Cerami del 12 maggio, riporta le parole di Elena Proietti: “Sono stata ufficialmente licenziata attraverso una pec. Non me ne sono fatta una ragione”. Nell’interessante intervista condotta dalla giornalista, si chiede conto della mancata partecipazione della Proietti a New York: “È oggettivo che io stavo male, sono stata ricoverata d’urgenza all’ospedale Santo Spirito per una colica renale molto violenta. Ho le carte che possono dimostrare quanto è successo”. E ancora: “Dispiace per il lavoro che è stato fatto, però è nella facoltà del ministro decidere chi fa parte o no della sua squadra”.







