Ben tre le dimissioni di membri della Commissione
Esclusione dai finanziamenti pubblici del documentario scritto da Emanuele Cava e Matteo Billi e diretto da Simone Manetti, ‘Giulio Regeni – Tutto il male del mondo’, dalla Commissione Cinema selettivi del Mic. Dopo le dimissioni di Massimo Galimberti e Paolo Mereghetti – se ne va anche la direttrice e fondatrice del MedFilm Festival, Ginella Vocca. La Vocca lo ha comunicato con una lettera al ministro della Cultura Alessandro Giuli. Il caso ormai è scoppiato.
La vicenda in pillole
Giulio Regeni era un ricercatore rapito, torturato e ucciso al Cairo nel 2016. Scomparso il 25 gennaio 2016, è stato ritrovato senza vita il 3 febbraio seguente. Stava svolgendo una ricerca sul campo sui sindacati autonomi in Egitto, tema ritenuto sensibile dal regime egiziano. La vicenda giudiziaria è lunga e complessa. La Corte costituzionale, con una sentenza emessa il 27 settembre 2023, ha stabilito che il processo vero e proprio sarebbe potuto cominciare anche in assenza degli imputati. Un’eccezione alla legge italiana, per cui i processi non possono partire senza la notifica degli atti agli imputati.
Il processo per l’omicidio di Giulio Regeni, iniziato il 20 febbraio 2024 presso la prima Corte d’Assise di Roma, ha visto diverse udienze. All’udienza del 18 marzo 2024 la Corte d’Assise di Roma ha rigettato le questioni pregiudiziali e preliminari sollevate dalle difese, riconducendo le condotte al reato di tortura. Durante le udienze del 9 aprile 2024 e del 20 gennaio 2025 hanno testimoniato i genitori di Giulio, Claudio Regeni e Paola Deffendi. Il processo sul sequestro, le torture e l’omicidio di Giulio Regeni è ripreso nel febbraio 2026 e dovrebbe arrivare a sentenza entro la fine dell’anno.
Il docufilm
Il film ‘Giulio Regeni – Tutto il male del mondo’, di Simone Manetti, è il primo documentario che ricostruisce la verità giudiziaria sul sequestro, le torture e l’omicidio del ricercatore italiano. A raccontare la storia di Giulio, per la prima volta, sono i suoi genitori. Presente anche la testimonianza di Alessandra Ballerini, l’avvocato che li ha assistiti nella battaglia legale che nel 2023, a distanza di otto anni dalla scomparsa di Giulio, ha portato al processo contro quattro agenti della National Security egiziana. Il film non è stato ammesso al finanziamento per i documentari. Aveva chiesto 131mila euro al ministero, a fronte di un budget totale di 328mila euro.
Le dimissioni
Dopo il mancato finanziamento, le prime dimissioni sono state rassegnate da Massimo Galimberti, consulente editoriale e story editor per progetti cinematografici e televisivi, che come sottolinea Sky tg24 – faceva parte della prima sezione della Commissione incaricata di esaminare film per la tv e il cinema, le serie e le produzioni di giovani autori. Poi, sono arrivate le dimissioni di Paolo Mereghetti, critico cinematografico e componente della seconda sezione della Commissione, che si occupa delle sceneggiature per schermo, web e cortometraggi. Infine, Ginella Vocca.
Come riporta l’Ansa, la Vocca scrive a Giuli di essersi opposta all’esclusione del documentario. Scrive: “Non è stata l’unica volta in cui mi sono trovata in disaccordo ma è comprensibile in una pluralità di visioni. E dunque ho ritenuto che fosse possibile continuare e provare a far sentire la mia voce dall’interno, difendendo, anche con successo, altri progetti che rischiavano di essere bocciati per motivi che, almeno a me, apparivano incomprensibili. Ho resistito, guidata dal pensiero che mettere in crisi la Commissione, con ancora tutta la seconda sessione da esaminare, fosse un atto grave e irresponsabile verso le centinaia di operatori del settore in attesa delle nostre delibere. Avevo accettato la nomina perché credo nel valore delle Commissioni e delle scelte selettive e ho messo al servizio la mia lunga esperienza professionale nell’ambito cinematografico. Auspicando un veloce superamento della crisi, ringraziando ancora per la fiducia, rimetto nelle sue mani la mia nomina”.
La nota del MiC
Un breve comunicato da parte del MiC risponde alle dimissioni: “Il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ringrazia Ginella Vocca per il lavoro svolto nella Commissione cinema degli esperti per l’attribuzione dei contributi selettivi e per la sensibilità espressa attraverso la sua scelta, certo che la collaborazione già avviata nel tempo proseguirà”. Prosegue la nota: “Per quanto riguarda il sistema delle commissioni, il Ministero sta lavorando a una revisione complessiva delle regole di costituzione e funzionamento mediante apposito decreto”.
Irene Manzi (PD): “Scelta discutibile”
Il caso politico è scoppiato. Il PD ha chiesto chiarimenti attraverso un’interrogazione presentata alla Camera, chiedendo le motivazioni “che avrebbero determinato l’esclusione del documentario ‘Giulio Regeni, tutto il male del mondo’ dai finanziamenti pubblici, tali da chiarire in modo inequivocabile che la decisione sia stata assunta esclusivamente sulla base di criteri tecnici e oggettivi, escludendo qualsiasi condizionamento di natura politica”. Nella seduta dell’8 aprile, Irene Manzi si rivolge a Giuli: “Ministro, quanta paura può fare un film? Secondo noi, può farne molta quando scuote le coscienze. Noi oggi siamo qui a chiedere una spiegazione, chiarezza in ordine alla scelta fatta da una delle sottocommissioni ministeriali di non finanziare il docufilm dedicato proprio a Giulio Regeni: una scelta discutibile”. E ancora: “Noi riteniamo quella scelta, oltre che discutibile, fondata su motivazioni politiche. E proprio per questo oggi siamo qui a chiedere a lei, che è il responsabile politico di quel Ministero, le motivazioni e le ragioni di quella scelta. Noi chiediamo chiarezza, verità e anche giustizia rispetto a quella scelta”.
Riccardo Magi (+Europa): “Torto alla memoria di Giulio Regeni”
Riccardo Magi, segretario di +Europa e deputato, scrive in una nota pubblica: “Negare la valenza culturale di un documentario già premiato e che sarà proiettato in numerosi atenei italiani oltre che al parlamento europeo è l’ennesimo capolavoro del governo Meloni, che invece che fare di tutto per avere giustizia, arreca l’ennesimo torto alla memoria di Giulio Regeni”.
Elisabetta Piccolotti (AVS): “Inaccettabile”
Elisabetta Piccolotti, di AVS e deputata alla Commissione Cultura alla Camera, dichiara fra le altre cose: “La decisione sul documentario dedicato a Giulio Regeni è l’ennesima prova di un sistema che proclama il merito a parole e lo calpesta nei fatti. Si riempiono la bocca di qualità e indipendenza ma poi ogni scelta viene piegata a convenienze e logiche politiche, svuotando di credibilità le istituzioni culturali. È inaccettabile che un’opera già riconosciuta come di valore sociale e culturale venga liquidata con valutazioni opache e indifendibili”.
Alessandro Giuli: “Il tragico caso di Giulio Regeni ha una rilevanza politica, sociale e culturale che prescinde da qualsiasi prodotto audiovisivo lo riguardi”
Intanto, sia il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, sia il Sottosegretario alla Cultura, Lucia Borgonzoni, prendono le distanze dalla scelta della Commissione. L’intervento di Giuli è lungo e netto: “Il Ministro della Cultura, per legge, non esercita e non può esercitare alcuna influenza sulla Commissione chiamata a valutare i contributi selettivi, né a monte nella formazione dei giudizi, né a valle rispetto agli esiti delle valutazioni. Ed è giusto che sia così, perché proprio l’autonomia della Commissione costituisce la garanzia fondamentale di imparzialità, trasparenza e oggettività”.
Riguardo alla vicenda Giuli prosegue: “Quanto al mio giudizio sulla vicenda, sulla tragica vicenda di Giulio Regeni, faccio mie le parole del Presidente del Consiglio – e direi anche le sue, onorevole Manzi -, il quale ha ribadito che il Governo non ha interrotto e non intende interrompere la ricerca della verità sul caso di Giulio Regeni. Proprio per rispetto della memoria di Giulio Regeni, è necessario attenersi ai fatti. I contributi selettivi previsti dalla legge del 2026 non sono attribuiti sulla base di valutazioni politiche, ma all’esito di una procedura tecnica, pubblica e predeterminata; essi sono assegnati sulla base di bandi e vengono valutati da una Commissione composta da 15 esperti, articolata annualmente in sezioni, con un criterio di rotazione, proprio per garantire l’imparzialità, la trasparenza e l’oggettività delle valutazioni”.
Ancora: “I criteri sono stabiliti dal bando e riguardano profili tecnico-artistici e produttivi ben definiti. Nel caso del documentario in questione, ‘Giulio Regeni, tutto il male del mondo’, una prima domanda di contributo selettivo – badate bene – era stata presentata nel 2024 e non aveva ottenuto il contributo richiesto, non avendo raggiunto la soglia minima di punteggio prevista dal bando; una nuova domanda per il medesimo importo è stata poi presentata nel 2025 e, anche in questo caso, il progetto non ha raggiunto il minimo punteggio. È significativo che il progetto sia stato valutato in due annualità diverse da sezioni diverse della Commissione: questo conferma che ci troviamo di fronte a un giudizio tecnico reiterato nel tempo, che, come sapete, perché lo avete letto sui giornali, ma lo ripeto, non condivido né sul piano ideale, né sul piano morale, ma che non è il frutto di una scelta politica”.
Prosegue Giuli: “Occorre dirlo con chiarezza: il Ministero non può intervenire sulle determinazioni di una Commissione tecnica indipendente, né orientare i giudizi in un senso o nell’altro, senza violare proprio quei principi di autonomia e terzietà che la legge impone di garantire. Va inoltre osservato che, a fronte del primo mancato finanziamento del 2024, non risultano essersi sviluppate polemiche pubbliche di analoga portata e su questo invito a riflettere. Il caso è stato trasformato, dunque, in terreno di scontro politico-mediatico soltanto dopo il secondo esito negativo, pur in presenza della stessa cornice normativa precedente. Per completezza, segnalo infine che per la medesima opera è stata presentata, a fine dicembre, anche una domanda di tax credit, che è tuttora in fase di istruttoria. In conclusione, attribuire al Ministero della Cultura una volontà di censura, un condizionamento politico è una rappresentazione priva di fondamento e il tragico caso di Giulio Regeni, ripeto, confermo, sottolineo con forza, ha una rilevanza politica, sociale e culturale che prescinde da qualsiasi prodotto audiovisivo lo riguardi; ben fatto o mal fatto”.
Lucia Borgonzoni: “Ci aspettiamo le dovute dimissioni degli esperti responsabili di tali valutazioni”
Il Sottosegretario alla Cultura, Lucia Borgonzoni, dichiara: “Ribadendo la totale indipendenza della Commissione ministeriale incaricata di valutare i progetti cinematografici per l’attribuzione dei selettivi, molte scelte ritengo non siano condivisibili. Diversi titoli, tra gli ammessi e non ammessi al contributo, sono discutibili e non parliamo nel dettaglio solo del documentario sul caso Regeni. In particolare, sono profondamente colpita dalla bocciatura dell’ultima sceneggiatura di uno dei più grandi maestri italiani, Bernardo Bertolucci. Queste scelte sicuramente non rispecchiano in alcun modo la linea del Ministero. Nella prossima riunione con le associazioni, infatti, come primo punto all’ordine del giorno verrà condivisa una proposta di revisione complessiva del sistema delle commissioni, idea già concordata con il Ministro della Cultura Alessandro Giuli. Nel frattempo, alla luce di quanto accaduto negli ultimi giorni, ci aspettiamo le dovute dimissioni degli esperti responsabili di tali valutazioni”.







