“Bernini e i Barberini, o la nascita del Barocco” apre la mostra a Palazzo Barberini

da | 19 Feb 2026 | Arte e Cultura, Mostre ed Eventi

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“Bernini e i Barberini, o la nascita del Barocco”, si legge in un pannello della grande mostra aperta a Palazzo Barberini, (fino al 14 giugno) curata da Andrea Bacchi e Maurizia Cicconi, in coincidenza con il quattrocentesimo anno della consacrazione della nuova Basilica di San Pietro.

Una mostra che racconta il rapporto fra Gian Lorenzo Bernini e papa Urbano VIII, fra l’artista e il mecenate, un rapporto intellettuale e profondo in un periodo, il Barocco, di grandi cambiamenti della storia dell’arte europea.
Una relazione privilegiata fra lo scultore, l’architetto, il pittore, l’urbanista, lo scenografo e costumista Bernini e il cardinale Maffeo Barberini divenuto papa col nome di Urbano VIII nel 1623 che ebbe l’intuizione di governare attraverso la cultura, puntando sui grandi artisti del suo tempo, da Francesco Borromini a Pietro da Cortona, da Guido Reni a Andrea Camassei. E soprattutto puntando su Gian Lorenzo Bernini, il preferito, “un figlio mancato” a cui affidare i grandi cantieri di San Pietro e la memoria del suo pontificato, dando inizio a una stagione artistica eccezionale, destinata a segnale in modo imperituro il volto di Roma.

Sono rimaste nella memoria, secondo il racconto di Domenico Bernini figlio e biografo del grande Gian Lorenzo, le parole dette dal papa appena eletto: “Gran fortuna è la vostra, o Cavaliere, di veder Papa il Cardinal Maffeo Barberino ma assai maggiore è la nostra che il Cavalier Bernino viva nel nostro pontificato”. Parole che sanciscono una volta di più lo straordinario rapporto di amicizia fra i due, ma soprattutto il sodalizio intellettuale, il legame, il dialogo continuo che portò lo scultore a divenire architetto, pittore e regista di quel linguaggio figurativo passato alla storia come barocco.
Un linguaggio visivo innovativo fatto di pathos, teatralità e rigore simbolico, di cui Bernini fu l’ideatore e il principale esponente: l’interprete privilegiato del programma ideologico dei Barberini che trova nel Palazzo della famiglia il suo palcoscenico. Un edificio nato dal loro ambizioso progetto di rinnovare il modello del palazzo rinascimentale.

E’ il luogo simbolo della nascita del barocco romano e centro della committenza dei Barberini. Una dimora che è un capolavoro corale con interventi di Carlo Maderno, Francesco Borromini e dello stesso Bernini. E ancora a Roma la Fontana del Tritone in Piazza Barberini, la Fontana dei Quattro Fiumi in Piazza Navona, l’Estasi di Santa Teresa nella Cappella Cornaro della Chiesa di Santa Maria della Vittoria.
Vertice del barocco romano, a ridosso del Giubileo che porta Roma al centro dell’attenzione dell’occidente, la mostra di Palazzo Barberini si offre come ulteriore approfondimento di un periodo storico di grande spessore culturale e artistico grazie anche a prestiti eccezionali e a opere mai esposte prima.

L’esposizione
Articolata in sei sezioni la mostra “Bernini e i Barberini” segue la parabola creativa di Bernini dagli esordi nella bottega del padre Pietro scultore, alla piena maturità di Gian Lorenzo artista universale, quindi anche architetto e pittore. Da Maffeo scopritore di Bernini che intuisce le potenzialità rivoluzionarie del giovane artista al cantiere di San Pietro, luogo simbolo dell’alleanza fra Urbano VIII e Bernini venticinquenne a cui il Papa commissiona il Baldacchino, una macchina scenica in cui si fondano architettura, scultura e decorazione.
Ma Bernini è anche ritrattista pontificio. Ritrasse infatti, in marmo o in bronzo, sette papi da Paolo V Borghese a Clemente X Altieri . Si trova nella collezione del Duca di Marlborough il busto di Urbano VIII presentato in mostra per la prima volta, viene dal Museo Diocesano di Spoleto un altro busto di Urbano VIII commissionato per suggellare il completamento dei lavori della Cattedrale di Spoleto voluti proprio da Urbano VIII che era stato vescovo della città. E ancora i putti dormienti, i busti dei membri della famiglia Barberini, il Busto di Michelangelo Buonarroti il Giovane, del cardinale Pietro Valier, di Carlo Barbieri. E i ritratti di Sisinio Poli, del Papa Urbano VIII…

E ancora l’ “Autoritratto in età giovanile” di Bernini (1623 circa). Un dipinto straordinario, acquistato nel 1919 dalla Galleria Borghese come opera di Sacchi. L’artista si autoritrae su uno sfondo indistinto, con la parte bassa e il colletto solo abbozzati con rapide pennellate. Il volto risalta con tutta la forza di una pittura a macchia e colpisce per l’intensità dello sguardo. A conferma di quanto riportato da Baldinucci secondo cui Bernini “con nulla più che col solo sguardo atterriva”.
Culmine della ritrattistica berniniana e uno dei vertici di tutta la ritrattistica occidentale dal Museo del Bargello il “Busto di Costanza Piccolomini Bonarelli” (1636 – 1637) eternata nel marmo in veste da camera, quasi spettinata. Ma viva e presente, con gli occhi sgranati, la bocca semiaperta, in atto di parlare. Una donna forte da sopravvivere all’internamento in una casa per ‘malmaritate’-, tornare dal marito e gestire dopo la morte di lui gli affari nel mercato dell’arte. Un capolavoro assoluto. A Firenze viene associato al “Bruto” di Michelangelo.

Gallerie Nazionali di Arte Antica – Palazzo Barberini
Via delle Quattro Fontane 13 Roma
Orari di apertura: martedì – domenica 10.00 – 19.00
Lunedì riservato scuole
Informazioni: barberinicorsini.org
Fino al 14 giugno 2026