Vittorio Sgarbi assolto per la vicenda del quadro di Manetti

da | 18 Feb 2026 | Arte e Cultura, Persone e Carriere

Il critico d’arte: “Certo che la vicenda ha influenzato il mio umore, ma non sono interessato alle vendette”.

 

Vittorio Sgarbi assolto nel procedimento che ruotava attorno al quadro di Rutilio Manetti, ‘La cattura di San Pietro’. L’accusa era di riciclaggio. Il critico d’arte: “Certo che la vicenda ha influenzato il mio umore, ma non sono interessato alle vendette”. I legali: “Assolto perché il fatto non costituisce reato”.

L’assoluzione

Come riporta l’Ansa, Vittorio Sgarbi è stato assolto a Reggio Emilia, con rito abbreviato. Le principali testate giornalistiche scrivono che l’assoluzione è stata effettuata con la vecchia formula dell’insufficienza di prove, ma i legali di Sgarbi ribadiscono che la motivazione dei giudici è che il fatto non costituisce reato. La Procura guidata dal procuratore Gaetano Calogero Paci aveva chiesto una condanna a tre anni e quattro mesi di reclusione.

Le indagini

Le indagini erano partite a Macerata, città del domicilio del noto critico d’arte; precisamente a San Severino Marche, di cui Sgarbi fu sindaco. Poi la vicenda è stata trasferita a Reggio Emilia. Il tutto ha avuto inizio con le dichiarazioni del pittore reggiano Lino Frongia, che raccontò a Report, al Fatto Quotidiano e agli investigatori, di aver aggiunto una candela al dipinto su incarico del critico. Sgarbi era indagato per riciclaggio di beni culturali, contraffazione di opere d’arte e autoriciclaggio di beni culturali, ma le ipotesi di accusa di autoriciclaggio e di contraffazione di beni culturali erano state già archiviate. Di conseguenza, l’imputazione rimasta era solo quella di riciclaggio. Nel frattempo, Sgarbi si era dimesso dall’incarico di sottosegretario alla Cultura nel febbraio 2024.

Il quadro trafugato nel 2013

Secondo l’accusa, la vicenda avrebbe riguardato un dipinto del 1600. Dopo gli accertamenti preliminari, i Carabinieri TPC hanno ipotizzato che il quadro potesse corrispondere a quello censito nella Banca Dati delle opere d’arte illecitamente sottratte, in uso al Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, quale provento del furto commesso da ignoti il 14 febbraio 2013 presso un castello di Buriasco (TO) in danno di un privato cittadino. Il quadro trafugato nel 2013 era di proprietà della signora Margherita Buzio. La tela era stata ritagliata con un taglierino e poi sostituita nella cornice con una fotografia. Non si conoscono gli autori del furto.

Le ipotesi dell’accusa

L’opera sarebbe poi riapparsa nel 2021: una riproduzione 3D realizzata, secondo i carabinieri del Nucleo Tutela patrimonio culturale di Roma, da un laboratorio grafico di Correggio, nel Reggiano. Il dipinto è stato presentato come inedito di Manetti e di proprietà di Sgarbi alla mostra organizzata a Lucca ‘I pittori della luce’, da lui curata. I servizi televisivi avevano evidenziato la somiglianza tra il quadro trafugato e quello attribuito al Manetti. Inoltre, avevano sostenuto che il dipinto esposto a Lucca non sarebbe stato l’originale. Sgarbi ha sempre respinto ogni dubbio, ribadendo pubblicamente che le due opere fossero diverse.

Il passo indietro della proprietaria del quadro trafugato

Vicenda che si è appunto risolta con l’assoluzione per Vittorio Sgarbi. Come riporta ‘Il Fatto Quotidiano’, in un articolo pubblicato il 16 febbraio a firma di Thomas Mackinson, la presunta vittima e proprietaria del dipinto, la signora Margherita Buzio, ha deciso di non costituirsi più parte offesa. L’avvocato Giovanni Fontana ha dichiarato alla testata giornalistica: “Mi ha revocato l’incarico all’ultimo. Ha detto che era malata, che non poteva seguire questo caso, che il medico la sconsigliava di seguirlo perché si affannava troppo”.

La questione della titolarità dell’opera

Come sottolinea ‘Il Fatto Quotidiano’, la difesa – fra i vari elementi – ha sottolineato nel corso del procedimento che il quadro rientrasse nell’eredità del marito della donna che aveva lasciato al figlio tutti i beni. Figlio che poi sarebbe stato dichiarato inabilitato, lasciando l’eredità a uno zio e poi a un tutore. Non sono però emerse tracce dello zio e neppure del figlio. Di conseguenza, i legali hanno posto il dubbio riguardo il fatto che l’anziana donna fosse l’unica legittima proprietaria dell’opera, evidenziando dubbi sulla titolarità. La Procura ha però evidenziato che comunque alla donna spettasse comunque parte dell’eredità, rendendola perlomeno comproprietaria. Inoltre, le indagini erano già chiuse al momento del passaggio a Reggio-Emilia e non sono stati effettuati ulteriori accertamenti. Fatto sta che Sgarbi è assolto e ora si attendono le motivazioni.

Vittorio Sgarbi: “Il giudice ha capito e giudicato in maniera opportuna”

Sgarbi ha affidato ai social i suoi pensieri, riportati anche da ‘Roma. Corriere.it’ in u  articolo di Fabrizio Caccia del 17 febbraio: “So quello che ho fatto e grazie all’opera dei miei difensori, il professor Alfonso Furgiuele e il mio storico avvocato Gianpaolo Cicconi, il giudice ha capito e giudicato in maniera opportuna, assolvendomi non per ‘insufficienza di prove’, come qualche persona poco informata sostiene (dato che è da 40 anni che lo Stato italiano ha ritenuto quella formula di eredità fascista incompatibile col principio costituzionale della non colpevolezza), ma perché il fatto non costituisce reato”. Ancora: “Certo che la vicenda ha influenzato il mio umore, ma non sono interessato alle vendette. Diciamo che in questa circostanza non c’è stato uno Sgarbi a difendermi dalla macchina del fango. Ma ciò non è necessariamente un male: vuol dire che un altro Sgarbi non c’è, nel bene e nel male”.  E facendo riferimento anche ad altre vicende apparse sui giornali che però non citiamo poiché riguardano la sfera privata del critico, Sgarbi ha sottolineato: “Ma non sono stato certo io a volere lo spettacolo. Io voglio essere solo lasciato in pace”.

I legali di Sgarbi: “Sgarbi assolto perché il fatto non costituisce reato”

I difensori di Vittorio Sgarbi, il prof. Avv. Alfonso Furgiuele e l’avvocato Giampaolo Cicconi, commentano la sentenza di assoluzione di Vittorio Sgarbi: “Dopo un giudizio regolare, innanzi agli organi giudiziari, il Prof. Vittorio Sgarbi è stato assolto perché il fatto non costituisce reato anche dall’imputazione residua; dopo l’archiviazione, per altri due reati originariamente contestati, già conseguita all’esito delle indagini preliminari. Ciò dimostra – ancora una volta – come la macchina del fango attivata con gli strumenti mediatici provochi ingiusti – e difficilmente riparabili – danni morali e materiali, per un cittadino innocente”.