Numeri in crescita rispetto agli anni precedenti e una nuova stagione espositiva dedicata alla ricerca e ai grandi maestri: dalle mostre dossier alla grande esposizione ispirata alle Metamorfosi di Ovidio.
Nonostante il contingentamento degli ingressi, per il 2025 la Galleria Borghese raggiunge il dato più alto mai registrato: 630.000 visitatori. Un risultato che certifica il successo delle strategie di valorizzazione del museo e la sua forte attrattiva globale, frutto di una combinazione virtuosa tra la forza di una collezione unica al mondo, una programmazione scientifica attenta e riconoscibile e la crescita dei flussi di turismo culturale a Roma, rafforzata da una gestione degli ingressi che garantisce un’elevata qualità dell’esperienza di visita.
Zanabazar alla Galleria Borghese. Dalla Mongolia al Barocco globale
Il 2026 si apre con la mostra Dalla Mongolia al Barocco Globale, visitabile dal 20 gennaio al 22 febbraio 2026, realizzata in collaborazione con il MAO – Museo d’Arte Orientale di Torino. L’esposizione porta per la prima volta in Europa le opere del grande maestro mongolo Zanabazar. Al pubblico vengono presentate due opere dell’artista, pensate per instaurare un dialogo con il Barocco europeo e, in particolare, con l’eredità artistica di Gian Lorenzo Bernini, figura centrale della collezione Borghese.
Tra i nuclei più significativi della sua produzione spiccano le raffigurazioni delle Tara, manifestazioni femminili del Buddha legate alla protezione, alla liberazione e alle dimensioni interiori dell’essere. In particolare, le immagini della Tara verde si caratterizzano per l’altissima qualità formale e per il raffinato equilibrio tra idealizzazione spirituale e naturalezza della resa plastica.
Mostre dossier
La proposta del 2026 prosegue a marzo nel solco delle mostre dossier, progetti di ricerca dedicati a un numero selezionato di opere della collezione: con “Ritorno alla Galleria Borghese. Giovan Francesco Penni e la bottega di Raffaello” (10 marzo – 3 maggio 2026) e “Marcello Provenzale da Cento. Un genio del mosaico barocco nella Roma dei Borghese” (17 marzo – 10 maggio 2026), la Galleria Borghese si pone come obiettivo quello di restituire ai visitatori momenti fondamentali della propria collezione, osservata da nuovi e molteplici punti di vista. La prima delle due esposizioni pone sotto i riflettori il ritorno a casa di una preziosa allegoria, recentemente acquistata dalla Galleria Borghese, che nella collezione di Scipione Borghese era attribuita a Raffaello; la seconda, realizzata in collaborazione con la Pinacoteca di Cento, propone al pubblico i lavori di Marcello Provenzale, vero e proprio rivoluzionario della tecnica del mosaico durante il diciassettesimo secolo.
Metamorfosi. Ovidio e le arti
A cura di Francesca Cappelletti e Frits Scholten, Metamorfosi. Ovidio e le arti, è la punta di diamante nonché cuore espositivo del 2026 della Galleria Borghese. Realizzata in collaborazione con il Rijksmuseum di Amsterdam, dove sarà visitabile dal 6 febbraio al 25 maggio 2026, si mostrerà al pubblico nostrano a partire dal 23 giugno fino al 20 settembre 2026. Il progetto si sviluppa nella Capitale in una configurazione autonoma e originale, pensata per mettere in relazione con la collezione proposta, gli spazi e la storia della Galleria Borghese.
Ispirata alle Metamorfosi di Ovidio, uno dei testi fondativi e più duraturi dell’immaginario occidentale, la mostra esplora il tema della metamorfosi come principio universale e chiave di lettura del cosmo, della materia e della condizione umana. Dai grandi maestri del Rinascimento e del Barocco fino ad artisti più vicini a noi – tra cui Correggio, Michelangelo, Tiziano, Rubens, Poussin, fino a Gérôme, Rodin e Brancusi – l’esposizione restituisce la forza visiva e concettuale dei racconti ovidiani, capaci di dare forma a passioni, desideri, conflitti, violenza e redenzione. Al centro, le opere mitologiche di Gian Lorenzo Bernini, come Apollo e Dafne e Plutone e Proserpina, insieme agli altri capolavori a soggetto mitologico della Galleria, riaffermano l’attualità del mito e il suo ruolo centrale nella costruzione dell’immaginario europeo.
Un’opera che trascende il tempo
“La mostra si concentra sulle metamorfosi di Ovidio e sulla fortuna continua di questo libro – ha dichiarato Francesca Cappelletti -, un testo che non è mai scomparso, neanche durante il Medioevo e che ha sempre fatto parte sia del serbatoio iconografico degli artisti che della cultura stessa dell’epoca: Ovidio continua ad essere parte dei curricula delle scuole”.
Sostegno all’immortalità dell’opera Ovidiana è proprio la vitalità dei suoi scritti, che hanno attraversato il corso della storia prestandosi alla decorazione degli ambienti durante tutto il ‘500 e il ‘600, esplorando temi che trovano risonanza anche nel Romanticismo per addentrarsi nell’Ottocento e arrivare fino al mondo contemporaneo, perché il tema del cambiamento è inteso non solo come trasformazione dell’opera artistica grazie all’attività dell’artista, ma anche come capacità di affrontare la mutazione stessa.
Una mostra, prosegue Francesca Cappelletti, “che offre molti spunti anche per il mondo contemporaneo. Ciò che noi abbiamo colto maggiormente, proprio perché ci troviamo in questo luogo all’interno di Villa Borghese, dove la palazzina che ospita la collezione vive immersa nel parco, è il rapporto continuo tra l’essere umano e la natura. Tutte queste trasformazioni vanno lette anche in questo senso: la continuità all’interno del cosmo rende la morte meno temibile, perché esiste una circolarità della vita per cui, come dice Ovidio, nulla viene completamente distrutto”.







