“Il non finito: fra poetica e tecnica esecutiva” ai Musei Capitolini 



da | 16 Gen 2026 | Arte e Cultura, Mostre ed Eventi

Fino al 12 aprile il progetto espositivo che svela – attraverso indagini di diagnostica non invasiva – il processo creativo e i segreti della tecnica “nascosti” dietro alcuni dipinti incompiuti della Pinacoteca Capitolina

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Ospitato nelle sale della Pinacoteca dei Musei Capitolini il progetto espositivo “Il non finito: fra poetica e tecnica esecutiva”, ha aperto al pubblico il 15 gennaio 2026; curato da Costanza Barbieri e Claudio Seccaroni resterà aperto al pubblico fino al 12 aprile 2026.
L’esposizione popone un approfondimento inedito sul processo creativo di alcuni dipinti incompiuti conservati presso la Pinacoteca Capitolina accompagnando il visitatore alla scoperta delle fasi di ideazione e realizzazione delle opere, mettendo in luce ripensamenti, modifiche e soluzioni tecniche adottate dagli artisti e invisibili all’occhio umano.

Sottoposte ad analisi scientifiche attraverso strumenti di imaging, riflettografia e spettroscopia, le opere rivelano i segreti della tecnica con cui sono state realizzate. È il caso del dipinto Cristo e l’adultera (1525-1528) di Jacopo Palma il Vecchio, con le varianti lasciate a vista per il gesto della mano di Cristo o della tela di Guido Reni raffigurante l’Anima beata (1640-1642), che l’autore ha modificato in corso d’opera variando la posizione delle gambe e delle ali o delle varie fasi di realizzazione nei dipinti del Garofalo.

All’inizio del percorso espositivo il visitatore viene accolto da installazioni multimediali che illustrano le fasi di indagine propedeutiche al progetto, condotte con metodi non invasivi sui dipinti scelti dall’equipe del progetto EAR WP2 dell’Accademia di Belle Arti di Roma per “mostrare l’opera in corso di realizzazione, come se l’artista fosse ancora al lavoro”.

Una possibilità ben illustrata dalle opere custodite all’interno della Pinacoteca Capitolina, a partire dalla SALA II, dove è esposto l’incompiuto di Benvenuto Tisi detto il Garofalo, messo a confronto con un’analoga opera proveniente dalla Galleria Cantore di Modena. Grazie alle cornici digitali giustapposte alle opere è possibile sfogliare in modo virtuale le fotografie del disegno preparatorio, ottenute attraverso le tecniche di diagnostica non invasiva, e comprendere le varie fasi di realizzazione dei due dipinti, forse differenziate fra maestro e bottega.

Proseguendo nella Sala III, il visitatore incontrerà Cristo e l’adultera di Jacopo Palma il Vecchio. Un’opera che costituisce un caso studio particolare: più che a un semplice non finito, qui siamo infatti al cospetto di un’opera ridipinta per modificarne l’originario significato. Rimasta incompiuta alla morte del pittore, è stata parzialmente ridipinta in epoca successiva lasciando irrisolte alcune parti. Il visitatore potrà osservare, sfogliando le immagini digitali, i risultati forniti dalla radiografia digitale, dalla riflettografia infrarossa, dalla fluorescenza UV e dalla MA-XRF, che evidenziano le modifiche subite dall’opera e i cambiamenti apportati – nello sguardo dell’adultera, nei suoi capelli e nella posizione della mano del Cristo.

La Sala VI, è interamente dedicata a Guido Reni; riunisce il gruppo più cospicuo di opere non finite della Pinacoteca. Qui la prima cornice digitale illustra le fasi di lavorazione del giovanile dipinto Silvio, Dorinda e Linco: mentre la riflettografia infrarossa mostra un abbozzo eseguito con un medium liquido a pennello per i contorni delle figure, la radiografia evidenzia una materia pittorica ricca di biacca. Le dissolvenze progressive tra immagini riflettografiche, radiografie e visibile permettono di seguire le varie fasi di realizzazione dell’opera. La seconda cornice digitale illustra la realizzazione dell’Anima beata, di cui in Pinacoteca si conserva, caso eccezionale per Guido Reni, anche il bozzetto. Significativo è stato, infine, il confronto delle riflettografie del dipinto finale con un disegno preparatorio per un Crocifisso, sempre di Guido Reni; la stretta corrispondenza della figura e delle modifiche ad essa apportate porta a ipotizzare che il pittore sia partito da questo disegno per sviluppare il progetto finale dell’Anima beata. Accompagna l’opera di Guido Reni una realizzazione in 3D del dipinto, con lo scopo di renderla fruibile anche a persone con disabilità visiva e ipovedenti.

“Il non finito: fra poetica e tecnica esecutiva” consente dunque al visitatore una prodezza: addentrarsi nel processo artistico in fieri grazie all’uso di strumenti e metodologie comunemente impiegati per interventi di restauro. Muovendo però da un’intuizione: la diagnostica non si esaurisce nel campo della conservazione, ma offre strumenti preziosi per indagare i processi creativi e, in particolare, il tema del non finito.

Il progetto espositivo rappresenta uno dei principali risultati del progetto EAR – ENACTING ARTISTIC RESEARCH (Work Package 2, diretto da Costanza Barbieri), finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca attraverso i fondi PNRR .Il progetto EAR riunisce le Accademie di Belle Arti di Roma (capofila) Firenze e Brera, i Conservatori di L’Aquila e Roma, in partenariato con la sezione INFN dell’Università di Roma Tre e con l’Università Politecnica delle Marche, con l’obiettivo di promuovere l’interazione fra ricerca artistica e ricerca scientifica.
Il progetto è promosso da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria di Roma Capitale, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali ed è organizzato dall’Accademia di Belle Arti di Roma nell’ambito del Progetto EAR – Enacting Artistic Research, finanziato dall’Unione europea – NextGenerationEU, con fondi a valere sul PNRR. I servizi museali sono di Zètema Progetto Cultura. Catalogo edito da Artemide Edizioni accoglie una serie di saggi di specialisti sul non finito e sulla diagnostica non invasiva.