Algoritmo umano: una soluzione all’Overtourism

da | 8 Gen 2026 | Persone e carriere, Promozione e valorizzazione, Turismo

Dal palco del TEDx di Verona, Elisabetta Faggiana – la founder di Unexpected Italy – lancia una riflessione su turismo, Intelligenza Artificiale e aspetto umano

 

Il dibattito pubblico sul futuro del turismo è acceso su questioni fondamentali: l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale e l’Overtourism. La prima è spesso celebrata come soluzione miracolosa, mentre il secondo è percepito come una delle crisi più urgenti del nostro tempo. Tuttavia, è davvero sufficiente affidare esclusivamente all’Intelligenza Artificiale la cura per il settore del turismo? Dal palco del TEDx di Verona, Elisabetta Faggiana – la founder di Unexpected Italy – tech travel, startup premiata all’Onu – lancia una riflessione e introduce il concetto di “algoritmo umano”.

Il rischio dell’uso esclusivo dell’Intelligenza Artificiale

Spiega Elisabetta Faggiana: “Affidarsi esclusivamente all’AI non basta. È necessario integrare la tecnologia con un sapere umano verificato. L’overtourism non è un evento improvviso, ma il risultato di anni di politiche turistiche assenti o miopi, concentrate sulla promozione ripetuta di poche destinazioni iconiche”. Prosegue la Faggiana: “Oggi l’AI viene spesso presentata come lo strumento capace di personalizzare il viaggio e redistribuire i flussi e il potenziale dell’AI in questo è immenso. Ma, se l’Intelligenza Artificiale viene alimentata con milioni di dati costruiti negli anni su una promozione parziale e massificata del territorio, il rischio non è ridurre i flussi, ma amplificarli. In altre parole: un algoritmo che impara da dati sbagliati produce decisioni sbagliate. La tecnologia, se non guidata, rischia di ottimizzare un sistema già distorto”.

L’importanza delle scelte dei turisti

Nel suo speech, Elisabetta Faggiana parte da una presa di coscienza personale maturata a Genova: ogni scelta di viaggio – dal luogo in cui dormiamo a dove mangiamo, da cosa acquistiamo a come ci comportiamo – incide sulla qualità della nostra esperienza, ma contribuisce anche a modellare i territori che attraversiamo. Dunque, le scelte individuali, sommate, possono produrre effetti concreti sulle comunità locali? Secondo la Faggiana sì, poiché scelte del singolo possono per esempio portare alla chiusura di attività storiche e artigianali, sostituite da esercizi standardizzati pensati esclusivamente per il consumo turistico. Commenta Elisabetta Faggiana: “Ogni volta che prenotiamo una vacanza stiamo votando e questo voto andrà a impattare direttamente sulle comunità che andremo a visitare: sulla loro qualità di vita, il loro lavoro, la sopravvivenza delle loro tradizioni. Il nostro è un invito a comprendere come l’overtourism non si argina solo dall’alto, con politiche e regolamenti, ma anche dal basso, attraverso le scelte quotidiane di milioni di viaggiatori e residenti”.

Necessario un cambio di paradigma

Durante l’intervento vengono richiamati dati che delineano un quadro critico. Il settore turistico, nel suo complesso, è responsabile di circa l’8% delle emissioni globali di gas serra, un peso ambientale che cresce di pari passo con l’aumento dei flussi e della mobilità internazionale. A colpire è anche l’impatto delle grandi navi da crociera: una sola imbarcazione è in grado di produrre, in un solo giorno, una quantità di polveri sottili equivalente a quella generata da un milione di automobili, oltre a emettere fino a quattro volte il quantitativo di ossidi di zolfo. Non sorprende, allora, che proprio il traffico crocieristico sia responsabile circa del 25% dei rifiuti presenti nei nostri mari. Sul piano sociale e urbano, il sovraffollamento assume contorni altrettanto allarmanti. A Firenze si contano mediamente 25 turisti per ogni residente, a Venezia il rapporto sale a 47, mentre a Bolzano raggiunge quota 69. Dati che raccontano città sempre più sbilanciate, in cui la presenza turistica rischia di erodere la vita quotidiana, i servizi e l’identità stessa dei luoghi. Numeri che, da soli, basterebbero a imporre un cambio di paradigma e a interrogarsi su quale modello di viaggio e di accoglienza si voglia davvero sostenere.

L’Italia come una grande biblioteca

Elisabetta Faggiana utilizza una metafora per spiegare il concetto: l’Italia come una grande biblioteca. Sugli scaffali più bassi ci sono i libri che leggono tutti: città d’arte, spiagge iconiche, mete iper-promosse. Libri con pagine consumate, annotate, a volte strappate. Sul palco, la Faggiana compie un gesto forte e simbolico: strappa una pagina da un libro intitolato ‘Italia’. Un atto volutamente disturbante, che solleva una domanda: perché inorridiamo davanti a un libro strappato, ma restiamo immobili mentre le nostre città e comunità subiscono strappi ogni giorno? L’invito è chiaro: alzare lo sguardo, addentrarsi nella biblioteca, scegliere il libro giusto per sé, non quello che leggono tutti.

L’algoritmo umano

Spiega Elisabetta Faggiana: “Da qui nasce il concetto chiave del talk: l’algoritmo umano. Un sistema che utilizza la tecnologia, sì, ma che mette la conoscenza, la professionalità e l’etica umana al centro. Unexpected Italy sta infatti sviluppando e testando un modello che combina due fattori chiave. Da un lato un software di screening sottoposto a business locali che spaziano dall’artigianato, al settore ricettivo, ai produttori locali e ristorativi, basato su impatto sociale, ambientale, identità e qualità dell’ospitalità, dall’altro un sistema di messa a terra del sapere locale verificato. Solo esperti e professionisti possono segnalare e raccomandare luoghi in tutta Italia, sulla base di conoscenze reali e professionali, costruendo così comunità locali verificate di professionisti, capaci di tradurre il sapere territoriale in indicazioni concrete e affidabili. Ed è qui che l’Intelligenza Artificiale può dare il suo meglio, costruendo itinerari e suggerimenti personalizzati, basati su dati verificati e profilati. Un approccio che non punta a ‘spostare masse’, ma a portare le persone giuste nei luoghi giusti, nel rispetto della loro fragilità”.

Unexpected Italy

Elisabetta Faggiana, vicentina e CEO di Unexpected Italy,  assieme al barlettano Savio Losito da anni lavorano da nomadi digitali, girando l’Italia per sviluppare Unexpected Italy, il loro progetto traveltech. È una ‘Lonely Planet’ 3.0 geolocalizzata e targetizzata, nella quale il viaggiatore ha accesso a itinerari digitali che permettono di personalizzare il viaggio entrando in contatto diretto con posti locali. A oggi, girando fisicamente luogo per luogo, conoscendo ogni singola persona e realtà, hanno mappato 12 aree territoriali italiane: Barletta, Firenze, Genova, Macerata, Matera, Milano, Modena, Roma, Torino, Valle d’Itria, Venezia e Vicenza; adesso stanno lavorando sulla guida segreta di Maranello.

L’App

L’utente può scegliere la tipologia di viaggiatore che meglio lo rappresenta, per esempio il wine lover, l’esploratore, la preferenza per una vacanza in famiglia o romantica. Attraverso la mappa interattiva, è possibile scoprire punti iconici, ristoranti, hotel, artigiani, produttori locali, mercati e negozi, all’insegna delle storie dei luoghi e delle persone. L’App offre una parte freemium, ma include anche funzionalità premium in una guida digitale avanzata. La guida completa fornisce informazioni utili prima dell’arrivo, itinerari digitali filtrabili per mezzo di trasporto, comune, condizioni meteo e interessi personali. Una volta sul posto, il turista può attivare la navigazione live con GPS e ascoltare il racconto di ogni tappa. L’App include anche una guida enogastronomica per scoprire i prodotti locali tipici della stagione, promuovendo così il consumo di prodotti a chilometro zero provenienti da produttori selezionati. L’App è bilingue, in italiano e inglese.