L’esposizione è aperta fino al 3 maggio 2026
‘Degas – Matisse – Picasso – Renoir – Van Gogh, Impressionismo e oltre. Capolavori dal Detroit Institute of Arts’. A Roma, al Museo dell’Ara Pacis, in mostra cinquantadue capolavori dell’arte moderna europea. L’esposizione è aperta dal 4 dicembre al 3 maggio 2026.
52 capolavori dell’arte europea dal Detroit Institute of Arts al Museo dell’Ara Pacis
Dal Detroit Institute of Arts arriva al Museo dell’Ara Pacis una selezione straordinaria di cinquantadue capolavori, dei grandi maestri dell’arte europea dal XIX al XX secolo. In mostra i pionieri dell’impressionismo Degas e Renoir, i protagonisti delle avanguardie parigine Matisse e Picasso, passando per le innovazioni di Van Gogh e infine arrivando agli sperimentatori dell’arte tedesca come Kandinsky e Beckmann.
Una mostra internazionale
Da giovedì 4 dicembre 2025 a domenica 3 maggio 2026, il Museo dell’Ara Pacis ospita la grande mostra ‘Impressionismo e oltre. Capolavori dal Detroit Institute of Arts’, promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, coprodotta e organizzata dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e da MondoMostre, con il supporto di Zètema Progetto Cultura. Radio Partner Dimensione Suono Soft, Mobility Partner Atac e Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane. L’esposizione, curata da Ilaria Miarelli Mariani e Claudio Zambianchi, presenta gli straordinari dipinti provenienti dal Detroit Institute of Arts, una delle maggiori istituzioni museali degli Stati Uniti.
Con ‘Impressionismo e oltre. Capolavori dal Detroit Institute of Arts’, Roma accoglie un nucleo di opere che raramente lascia gli Stati Uniti, un viaggio attraverso cinquant’anni di creatività europea che riunisce i protagonisti della modernità. Una mostra che non solo restituisce la ricchezza delle collezioni americane, ma ricostruisce l’intreccio di visioni, sperimentazioni e rivoluzioni che hanno definito la pittura tra Ottocento e Novecento europeo.
Strada aperta alle rivoluzioni artistiche del Novecento
La selezione riunita al Museo dell’Ara Pacis comprende un insieme di capolavori europei realizzati tra gli anni Quaranta dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, alcuni dei quali entrati nelle collezioni del museo statunitense già poco dopo la loro esecuzione e oggi finalmente in Italia, che documentano una fase cruciale della storia dell’arte, attraversata da trasformazioni profonde che contribuirono a ridefinire il linguaggio pittorico moderno. Attraverso il dialogo tra luce e colore, natura e città, realtà e astrazione, la mostra ripercorre un arco temporale in cui la pittura europea mette in discussione i modelli accademici e, sperimentando nuove modalità di osservazione, apre la strada alle rivoluzioni artistiche del Novecento.
La mostra si apre con il rinnovamento dell’arte francese
La mostra si apre con il rinnovamento dell’arte francese a partire dalla metà del XIX secolo, quando realisti e impressionisti si concentrano sulla rappresentazione della vita moderna, sulla verità del quotidiano e sulla resa immediata della percezione della luce. È il momento in cui la pittura europea comincia a mettere in discussione i codici tradizionali e a interrogare il rapporto tra percezione e realtà, inaugurando una trasformazione profonda che porterà, nel giro di pochi decenni, alle avanguardie del primo Novecento. Seguendo l’invito di Charles Baudelaire, a rivolgere lo sguardo alla vita contemporanea, i pittori francesi trovano nella modernità urbana e nella luce naturale la materia nuova della loro ricerca.
La prima sezione, ricca di opere emblematiche, restituisce con chiarezza questo passaggio epocale attraverso cinque dipinti di Edgar Degas, il celebre Bagnanti di Paul Cézanne e il raffinato Donna in poltrona (1874) di Pierre-Auguste Renoir, scelto come visual della mostra, ai quali si affiancano due opere più tarde di Pissarro e Alfred Sisley e un dipinto di Max Liebermann che, pur realizzato nel 1916, testimonia la persistenza e la vitalità della poetica impressionista oltre i confini della Francia.
Le ricerche dopo il 1886
Il racconto espositivo prosegue con le ricerche sviluppate dopo il 1886, anno dell’ultima mostra impressionista, quando la pittura francese si avvia verso una crescente solidificazione della visione, una costruzione più stabile della forma e una trasformazione del colore in elemento espressivo autonomo. La Sainte-Victoire di Cézanne esposta, databile ai primi Novecento, mostra con evidenza questa evoluzione; mentre, le opere di Renoir restituiscono un artista profondamente trasformato dalla rilettura della tradizione. I due dipinti di Vincent Van Gogh interpretano la realtà attraverso una pennellata ritmica e vibrante, comunicando con forza lo stato emotivo dell’artista. In questi anni, come osservava il critico inglese Roger Fry coniando il termine “postimpressionismo”, l’opera d’arte si emancipa dal rapporto diretto con il reale e si configura come un’armonia autonoma, parallela al mondo visibile.
La Parigi dei primi due decenni del Novecento
La parte centrale del percorso è dedicata alla Parigi dei primi due decenni del Novecento, quando la capitale francese si afferma come centro artistico mondiale e vede emergere figure decisive come Pablo Picasso e Henri Matisse. Le sei opere di Picasso esposte in mostra restituiscono la complessità del suo percorso: un dipinto del periodo rosa, due della fase cubista e tre ritratti di donne sedute, dipinti dopo il 1920, segnano tappe fondamentali della sua maturità. I tre dipinti di Matisse, realizzati tra il 1916 e il 1919, testimoniano invece un’evoluzione sorprendente, dal rigore geometrico delle prime ricerche a una pennellata più sensuale e dilatata, influenzata dall’opera di Renoir. Completano questo panorama parigino le opere cubiste di María Blanchard, unica artista donna presente nella selezione proveniente dal DIA, e di Juan Gris, insieme ai dipinti espressionisti di Amedeo Modigliani e Chaïm Soutine, figure centrali della Scuola di Parigi.
L’avanguardia tedesca
In chiusura una ricca selezione dedicata all’avanguardia tedesca, acquisita dal Detroit Institute of Arts grazie alla lungimiranza del suo direttore Wilhelm R. Valentiner, in carica tra il 1924 e il 1945, e al sostegno di importanti mecenati. Tre dipinti — di Max Pechstein, Wassily Kandinsky e Lyonel Feininger — appartengono ai grandi movimenti d’anteguerra, Die Brücke e il Blaue Reiter. La maggior parte delle opere risale infatti al dopoguerra e restituisce la drammaticità della Germania sconfitta, raccontata attraverso la durezza delle figure di Erich Heckel e Karl Schmidt-Rottluff, e attraverso i lavori intensi di Emil Nolde, Oskar Kokoschka e Max Beckmann, il cui Autoritratto del 1945 riflette l’incertezza profonda dell’artista e del suo Paese nel difficile momento successivo al conflitto.
Una mostra inclusiva
La mostra ‘Impressionismo e oltre. Capolavori dal Detroit Institute of Arts’ è progettata per essere accessibile attraverso percorsi multisensoriali, visite integrate, laboratori creativi. I dispositivi di accessibilità e i video LIS sottotitolati, posizionati all’interno del percorso mostra, sono stati realizzati in collaborazione con l’Istituto dei ciechi Francesco Cavazza e Rai Pubblica Utilità. Per tutto il periodo di apertura dell’esposizione è inoltre previsto un servizio di visite tattili e visite con interpreti LIS gratuite, in collaborazione con il Dipartimento Politiche sociali e Salute – Direzione Servizi alla Persona di Roma Capitale, la Cooperativa Segni d’Integrazione Lazio e Zètema Progetto Cultura.
I progetti per i visitatori non vedenti e ipovedenti
Per i visitatori non vedenti e ipovedenti è stato predisposto un percorso integrato audio- tattile composto da una mappa tattile del percorso della mostra, 5 audiodescrizioni di sezione fruibili tramite QR code, 6 dispositivi multisensoriali posizionati lungo il percorso mostra in corrispondenza delle opere di riferimento e 6 audiodescrizioni delle opere che accompagnano il visitatore nell’esplorazione delle opere più significative della mostra, fruibili tramite QR code. A completamento dei servizi di accessibilità, il Museo dell’Ara Pacis, in collaborazione con Zètema Progetto Cultura, offre un calendario di visite tattili condotte da un operatore specializzato. Le visite sono gratuite con prenotazione obbligatoria. I giorni previsti sono domenica 28 dicembre alle ore 16:00, domenica 11 gennaio alle ore 11:30, il 22 febbraio alle ore 11:30, il 22 marzo alle ore 11:30 e domenica 19 aprile alle ore 11:30. I laboratori multisensoriali sono realizzati in collaborazione con Istituto dei ciechi Francesco Cavazza.
Servizi di accessibilità per i visitatori sordi
Per i visitatori sordi sono previsti 5 video LIS di sezione con sottotitoli che accompagnano l’utente nel percorso espositivo, fruibili tramite QR code. Sono inoltre presenti 7 video LIS delle opere con sottotitoli, che accompagnano il visitatore nell’esplorazione delle opere più significative della mostra, fruibili tramite QR code. A completamento dei servizi di accessibilità, il Museo dell’Ara Pacis – in collaborazione con il Dipartimento Politiche Sociali e Salute – Direzione Servizi alla Persona, con la Cooperativa sociale onlus Segni d’Integrazione Lazio e con Zètema Progetto Cultura – offre un calendario di visite guidate con interprete LIS. Le persone sorde possono prenotare la visita tramite il servizio multimediale gratuito CGS – Comunicazione Globale per Sordi di Roma Capitale all’indirizzo https://cgs.veasyt.com/ dal lunedì al venerdì dalle ore 8:30 alle ore 18:30 e il sabato dalle ore 8:30 alle ore 13:30. I giorni previsti sono domenica 28 dicembre 2025 alle ore 16:00, domenica 04 gennaio 2026 alle ore 11:00 e domenica 15 febbraio 2026 ore 11:00.
Massimo Smeriglio: “Occasione unica per apprezzare uno degli snodi artistici più importanti della storia pittorica”
L’assessore alla Cultura di Roma Capitale, Massimiliano Smeriglio, commenta: “Un’occasione unica per apprezzare uno degli snodi artistici più importanti della storia pittorica. Ci sono passaggi della storia delle arti figurative che hanno cambiato per sempre il nostro modo di intendere la raffigurazione, la luce, i colori, l’irrompere del paesaggio cosiddetto ‘en plein air’. L’impressionismo è stato questo: un’evoluzione pittorica, una piccola rivoluzione, che ha sfidato convenzioni e canoni, dando corpo con la sua pittura ad un movimento composto da artisti da una sensibilità visiva fino ad allora sconosciuta: da Pierre-Auguste Renoir a Edgar Degas, da Paul Cézanne a Camille Pissarro. L’esposizione riunisce 52 opere provenienti dal Detroit Institute of Arts e c’è tempo fino al 3 maggio per godere di questa opportunità che ci racconta anche come, per la prima volta, è cambiato il rapporto pittorico tra natura e città”.
Info. Orari: tutti i giorni dalle ore 09:30 alle ore 19:30; il 24 e il 31 dicembre, dalle ore 09:30 alle ore 14:00; il 1° gennaio 2026, dalle ore 11:00 alle ore 20:00. Giorni di chiusura: 1° maggio e 25 dicembre.
Immagine in evidenza: Vincent Van Gogh, Rive dell’Oise a Auvers,1890, Detroit Institute of Arts Bequest of Robert H. Tannahill 70.159.







