I Bronzi di Riace provengono dalla Sicilia?

da | 12 Nov 2025 | Archeologia, Arte e Cultura

Pubblicato su Italian journal of Geosciences uno studio che proverebbe che i Bronzi sarebbero stati per due millenni in fondali differenti da quelli di Riace

 

Pubblicato su Italian journal of Geosciences, la rivista scientifica internazionale della Società geologica italiana, uno studio che proverebbe che i Bronzi di Riace sarebbero stati per due millenni in fondali differenti da quelli di Riace. La ricerca sposa l’ipotesi siciliana, proposta negli anni Ottanta dall’archeologo americano Robert Ross Holloway, secondo il quale i Bronzi sarebbero stati ritrovati nel mare della Sicilia, dove affondarono durante i trafugamenti dei romani a Siracusa nel 212 a.C.

La rete di ricercatori

Al lavoro scientifico hanno partecipato 15 studiosi: geologi, archeologi, storici, paleontologi, biologi marini, esperti di leghe metalliche e di archeologia subacquea, molti dei quali sono professori ordinari o associati di università italiane. I loro nomi: Rosolino Cirrincione, Carmelo Cantaro, Stefano Columbu, Salvatore Critelli, Valeria Indelicato, Emilia Le Pera, Carmelo Monaco, Rosalba Panvini, Fabio Portella, Rosalda Punturo, Rossana Sanfilippo, Saverio Scerra, Giovanni Scicchitano, Carmela Vaccaro e Anselmo Madeddu.

I Bronzi di Riace

I Bronzi di Riace sono una coppia di statue greche in bronzo del V secolo a.C., scoperte nel 1972 al largo della costa di Riace Marina, nella Calabria sud-orientale (Italia). Alte 197 e 198 centimetri, raffigurano guerrieri nudi e barbuti che in origine erano dotati di scudi, lance ed elmi. Le statue sono attualmente conservate nel Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria (Museo Nazionale della Magna Grecia di Reggio Calabria).

L’ipotesi più accreditata sul ritrovamento fino a ora

Si ritiene generalmente che facessero parte di un monumento più complesso, probabilmente raffigurante eroi guerrieri. Per quanto riguarda le circostanze del loro ritrovamento, l’ipotesi più accreditata è che fossero trasportati su una nave proveniente da una città greca, probabilmente diretta a Roma, quando l’imbarcazione affondò; tuttavia, nessuna prova concreta di un naufragio è mai stata trovata a Riace Marina. Le statue sono state sottoposte a un ampio restauro. Questi interventi hanno rivelato dettagli straordinari sulla loro costruzione e hanno fornito numerosi campioni del materiale utilizzato sia per la fusione che per la saldatura delle varie parti.

Lo studio

In questo lavoro gli studiosi hanno confrontato la composizione chimica del materiale di saldatura, rinvenuto all’interno delle statue durante i restauri con quella dei sedimenti presenti nell’area di produzione dell’antica colonia greca di Siracusa, una delle città più potenti del Mediterraneo, seconda solo ad Atene nel V secolo a.C. La scelta di Siracusa è stata suggerita da numerosi indizi storici e archeologici. Campioni di questi sedimenti sono stati prelevati da un carotaggio effettuato nella pianura alluvionale a sud di Siracusa, in località Pantanelli, nei pressi della foce dei fiumi Anapo e Ciane. La ricerca è stata estesa anche a una revisione dei dati bibliografici riguardanti le ipotesi sulla provenienza del materiale di fusione dei due bronzi, riconducibile alla piana di Sibari, nella Calabria nord-orientale.

Infine, è stato condotto uno studio di plausibilità sull’ipotesi siracusana per la provenienza dei Bronzi di Riace, inclusa quella relativa all’originaria ubicazione subacquea delle statue. Quest’ultimo studio si è concentrato sui processi geochimici che hanno interessato la superficie dei bronzi e le loro patine, al fine di ricostruire le dinamiche dell’interazione tra le due statue e il loro ambiente deposizionale. L’analisi è stata completata con uno studio della flora marina insediata sulla superficie dei Bronzi, che fornisce informazioni sull’habitat e sulla batimetria del contesto di rinvenimento.

Le evidenze

Gli studiosi sono partiti da varie evidenze. Prima di tutto, l’analisi radioisotopica delle leghe rivela che il rame utilizzato per il Bronzo B non proveniva dalle solite miniere della Grecia orientale, ma, cosa insolita, dalle miniere tirreniche che, dopo le vittorie di Himera (480 a.C.) e Cume (474 a.C.) sui Cartaginesi e sugli Etruschi, erano passate sotto il controllo totale dei Deinomenidi. La datazione al radiocarbonio rivela che le statue furono realizzate nel V secolo a.C. e contemporaneamente, escludendo qualsiasi ipotesi di differenza di età tra le due statue, entrambe attribuibili alla fase pre chiasmatica di Policleto. Inoltre, l’analisi radioisotopica dei metalli rivela che i tenoni (i perni di ancoraggio) delle due statue sono state realizzate con lo stesso lotto di piombo, il che suggerisce che le statue siano state collocate insieme nello stesso gruppo monumentale nello stesso periodo. La differenza geochimica nelle argille di fusione di A e B suggerisce che queste siano state prelevate da cave distinte (della stessa regione o di due regioni diverse), mentre le lievi differenze nelle tecniche di costruzione delle due statue suggeriscono due artisti distinti, senza escludere a priori l’ipotesi, sebbene meno probabile, di due fasi evolutive dello stesso artista.

Le ipotesi

La ricerca ha avuto l’obiettivo di verificare la possibile corrispondenza tra la composizione geochimica del materiale di saldatura delle famose statue e i sedimenti dell’area di Siracusa, al fine di confermare l’ipotesi della loro collocazione originaria nell’antica città siciliana; l’ipotesi alternativa sulla loro provenienza, attribuita nella letteratura all’area del Peloponneso attraverso l’analisi del materiale di fusione interno; infine, la plausibilità complessiva dell’ipotesi siracusana riguardo all’origine delle statue, in relazione alla coerenza scientifica della teoria di un naufragio originario non a Riace ma al largo delle coste siciliane (come sostenuto dall’archeologo Robert Ross Holloway), attraverso lo studio delle prove geomorfologiche del fondale marino, e in particolare delle caratteristiche tafonomiche dei Bronzi e delle caratteristiche microstratigrafiche delle loro patine superficiali.

L’origine dell’ipotesi siracusana

Il primo archeologo a ipotizzare una probabile origine siciliana dei Bronzi di Riace fu Robert Ross Holloway, che nel 1988 scrisse di aver raccolto voci secondo cui le famose statue furono originariamente rinvenute al largo della costa ionica della Sicilia sud-orientale e poi nascoste da trafficanti di reperti archeologici al largo della costa calabrese. L’archeologo non ha escluso la loro origine siracusana, scrivendo “Se l’esportazione degli Eroi di Riace fosse dovuta ai Romani, una sola città sarebbe stata capace di fornire loro statuaria del quinto secolo: Siracusa, che rimase indenne fino alla presa di Marcello nel 212 a.C.”.

L’ipotesi siracusana

Secondo l’ipotesi siracusana, i Bronzi facevano parte di un gruppo scultoreo più ampio, ampiamente citato da fonti antiche (Aeliano, Plutarco, Favorino), che raffigurava gli eroi della storia di Siracusa. Questo gruppo sarebbe stato commissionato tra il 470 e il 466 a.C. dai Deinomenidi, probabilmente da Pitagora di Regio (e da un altro scultore?) e sarebbe infine stato rimosso dalla città dopo il sacco romano del 212 a.C. Più recentemente, sono emersi vari indizi storici, letterari, archeologici e archeometrici a sostegno di questa teoria.

Il confronto tra il materiale di saldatura e i sedimenti

È stato effettuato uno studio sulla compatibilità tra il materiale di saldatura dei Bronzi di Riace e i sedimenti della zona di Pantanelli a Siracusa. Numerosi indici storici e letterari e le analisi suggeriscono che le statue erano originariamente situate a Siracusa. Così è stato effettuato un confronto con i sedimenti affioranti nell’area di Siracusa. Questo confronto ha esaminato la composizione geochimica delle argille di saldatura e sedimenti provenienti dalla pianura alluvionale del fiume Anapo vicino al Tempio di Zeus Olimpio, un’antica zona di produzione della Siracusa greca.

L’analisi ha rivelato una corrispondenza significativa tra i campioni prelevati da un livello della sezione stratigrafica e un campione di materiale di saldatura della Statua A. I risultati suggeriscono quindi che, indipendentemente dal luogo in cui sono state realizzate le singole sezioni, la statua sarebbe stata poi assemblata e installata a Siracusa. Per quanto riguarda il Bronzo B, le caratteristiche macroscopiche delle argille interne provenienti dal restauro del braccio destro sembrano essere compatibili sia con il campione prelevato da Pantanelli sia con le argille di saldatura del Bronzo A. Ciò suggerisce che, al momento del restauro, il Bronzo B si trovasse nella stessa posizione del Bronzo A, che era stato saldato a Siracusa. Inoltre, l’analisi radioisotopica del piombo nei tenoni di entrambe le statue e del piombo utilizzato nella lega del braccio restaurato mostra che le due statue erano collocate (o ricollocate) nello stesso gruppo monumentale al momento del restauro. In definitiva, solo un’analisi delle argille all’interno del braccio restaurato potrà fornire ulteriori informazioni sulla vera ubicazione del restauro del Bronzo B.

La patina sui Bronzi di Riace

Sono state studiate anche le caratteristiche tafonomiche e delle patine dei Bronzi con la possibilità di un millenario deposito sui fondali di Riace. Le statue presentano schematicamente tre tipi principali di patina: la prima consiste in uno strato di cuprite, che aderisce alla lega di bronzo e ricompare anche nella stratificazione; questa patina si forma in ambienti a basso contenuto di ossigeno a medie profondità (50-100 m); la seconda è una patina scura (grigio-nerastra), compatta e di spessore uniforme, composta da solfuro di rame a base di calcocite, che aderisce allo strato precedente; la sua formazione richiede un ambiente parzialmente anaerobico (70-100 m di profondità) che favorisca lo sviluppo di microrganismi solfato-riduttori; la terza è una patina più superficiale composta da cloruri di rame di varie sfumature verdastre; questa patina è piuttosto irregolare e sottile, tipica di ambienti poco profondi e altamente ossigenati (meno di 10 m di profondità), ed è intervallata da incrostazioni di conglomerato sabbioso molto più recenti.

La storia post affondamento dei Bronzi secondo gli studiosi

L’analisi geochimica delle patine dei Bronzi di Riace ha permesso agli studiosi di concludere che la loro storia post affondamento sarebbe stata caratterizzata da una prima fase millenaria (legata alla genesi delle prime due patine e delle croste coralline) durante la quale le statue hanno riposato su un fondale marino di profondità medio-alta, tra i 70 e 100 m. Questa lunga fase iniziale di deposito in fondali profondi, a bassa energia e ricchi di sedimenti fangosi molto protettivi sarebbe stata seguita da una seconda fase molto breve (uno o pochi anni). Questa fase sarebbe stata caratterizzata da un drastico cambiamento dell’habitat, verso fondali sabbiosi poco profondi, altamente ossidanti e soggetti a un’intensa idrodinamica, perfettamente corrispondenti ai fondali sabbiosi e poco profondi di Riace. Questo cambiamento ha generato evidenti fenomeni corrosivi (con la patina di cloruro di rame) e le più recenti incrostazioni di conglomerato sabbioso.

Le conclusioni dei ricercatori

Scrivono gli studiosi: “Le prove scientifiche derivanti da un’attenta revisione della letteratura disponibile escludono la possibilità che i Bronzi abbiano potuto riposare sul fondale al largo di Riace per più di pochi mesi o anni. Dimostrano invece che il loro stato di conservazione e le caratteristiche tafonomiche e geochimiche della loro patina sono legate a un millenario deposito in fondali molto più profondi e di diversa natura geologica. Ciò è compatibile con il fondale marino presente al largo a nord di Siracusa, che nella banca di Brucoli raggiunge una profondità di 70-90 m. Esso è fangoso e ricco di coralligeni lungo le sue pareti, ed è sede di una sorgente idrosolforosa”.

Gli studiosi confermano l’ipotesi siracusiana sulla base dei vari campi esaminati: “L’immensa collezione di statue della città, secondo le fonti; il potere economico e politico della polis siciliana durante gli anni in cui furono creati i Bronzi di Riace; il potere politico ed economico degli stessi Deinomidi (i più importanti mecenati della statuaria in bronzo del loro tempo); la plausibilità storica e stilistica degli scultori che erano allora al servizio dei Deinomenidi; la coerenza storica e documentaria dei probabili eroi guerrieri raffigurati nelle statue; le circostanze storiche del loro furto (cioè il sacco di Roma del 212 a.C.); la compatibilità del possibile luogo di affondamento delle statue con le circostanze storiche e geografiche. Alla luce delle prove scientifiche risultanti da questo complesso lavoro di analisi di nuovi dati e di revisione critica dei dati esistenti, possiamo concludere che l’ipotesi siracusana trova un sostegno significativo sia in termini di plausibilità scientifica che storico-logica”.

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