Itiner-e, via alla mappa digitale dell’antico sistema stradale
Via a Itiner-e, una mappa digitale delle strade romane. Mappate quasi 300mila chilometri dell’antico sistema stradale.
Mappate quasi 300mila chilometri di strade romane
Sono state mappate 299.171, 31 chilometri di strade romane, quasi il doppio dei 188.555 raccolti dalle risorse digitali fino a oggi. Il lavoro è stato guidato da ricercatori dell’Universitat Autònoma de Barcelona e dell’Università di Aarhus, in Danimarca. La ricerca è stato pubblicata sulla rivista ‘Scientific Data’ del gruppo Nature.
Itiner-e
Il sistema stradale dell’Impero Romano era fondamentale per strutturare il movimento di persone, merci e idee e per sostenere il controllo imperiale. Tuttavia, nonostante secoli di ricerca, fino a oggi è risultato essere mappato in modo incompleto e scarsamente integrato tra le fonti. Itiner-e offre ora informazioni dettagliate e complete. Il dataset digitale aperto sulle strade dell’Impero Romano è stato creato identificando le strade da fonti archeologiche e storiche, localizzandole utilizzando mappe topografiche moderne e storiche e telerilevamento; poi, sono state digitalizzate con metadati a livello di segmento stradale e categorie di certezza.
Il dataset quasi raddoppia la lunghezza nota delle strade romane grazie a una maggiore copertura e precisione spaziale; inoltre, rivela che solo il 2,737 per cento delle strade è noto con certezza. Scrivono i ricercatori nello studio: “Questa risorsa è trasformativa per comprendere come la mobilità abbia plasmato la connettività, l’amministrazione e persino la trasmissione delle malattie nel mondo antico e per studiare lo sviluppo millenario della mobilità terrestre”.
Il doppio delle risorse digitali fino a oggi
La mappa risultante include, in totale, 299.171,31 km di strade in un’area di quasi 4.000.000 km², ovvero quasi il doppio della lunghezza di altre risorse. Per esempio, il dataset stradale dell’Atlante Digitale delle Civiltà Romane e Medievali è di 188.555 km. Scrivono i ricercatori: “Questo aumento è dovuto a una maggiore copertura stradale, ma anche alla decisione di creare un dataset spazialmente esplicito che adatta i percorsi alla realtà geografica (ad esempio, per attraversare una montagna, le nostre strade seguono un passo tortuoso anziché una linea retta), con conseguente maggiore numero di vertici per le linee stradali e maggiore lunghezza totale”. Il set di dati include 14.769 segmenti stradali ed è costituito da 14 componenti interconnessi, che riflettono le masse continentali contigue (tra cui l’Europa continentale, la Britannia, l’Asia-Nord Africa e varie isole del Mediterraneo). Il nucleo della rete di trasporto terrestre romana era costituito da strade classificate come strade principali documentate tramite pietre miliari o fonti storiche.
Tra strade principali e secondarie
I dati rivelano che le strade principali coprivano 103.477,9 km (34,58 per cento). Questo numero è improbabile che aumenti in modo significativo, poiché si tratta delle strade romane più documentate e studiate. Lo studio include inoltre 195.693,3 km (65,42per cento) di strade secondarie che possono essere studiate per comprendere la struttura della mobilità più locale. Specificano gli studiosi: “Una futura raccolta di dati incentrata su aree poco studiate potrebbe aumentare significativamente questo numero. Il set di dati rivela per la prima volta che solo il 2,737 per cento della posizione spaziale della lunghezza totale della strada è certa, mentre l’89,818per cento è congetturato e il 7,445 per cento ipotizzato.
Una sfida per la ricerca futura
Una sfida importante è l’assenza di prove cronologiche della creazione e del cambiamento delle strade, comparabili su scala imperiale. Ciò significa che l’attuale set di dati non può mostrare la crescita e il cambiamento nel tempo delle strade romane e il grado in cui esse si basavano su strade preesistenti e ne riutilizzavano altre. Scrivono gli studiosi: “Fonti storiche e archeologiche ci insegnano che le reti di trasporto crescono organicamente, nuove strade vengono costruite su quelle vecchie, cambiano funzione e caratteristiche fisiche e finiscono per essere abbandonate. Prove temporali dettagliate sulla costruzione, l’uso e il cambiamento delle strade sono disponibili solo per una manciata di casi, rendendo attualmente impossibile una ricostruzione basata su prove concrete di come il sistema stradale sia cambiato durante il periodo romano su scala imperiale. Questo dovrebbe essere oggetto di sforzi dedicati e su larga scala nella ricerca futura”.
Il metodo
Prima di tutto, sono state identificate le strade attraverso la letteratura pertinente, fonti storiche e archeologiche, dizionari geografici e pietre miliari; poi è avvenuta la localizzazione delle strade utilizzando fotografie aeree moderne e storiche, mappe topografiche moderne e storiche e immagini satellitari moderne e storiche; infine, è stata effettuata la digitalizzazione delle strade tramite GIS (Geographic Information Systems), verifica incrociata con le fonti e aggiunta di informazioni sugli attributi.
Le aree geografiche comprese nello studio
I limiti geografici della raccolta dati sono definiti dall’estensione dell’Impero romano durante la dinastia Antonina, intorno al 150 d.C., quando l’Impero raggiunse la sua massima estensione. L’inclusione di alcune regioni non segue rigorosamente questo schema cronologico e si basa piuttosto sul materiale di partenza disponibile e sui collegamenti naturali di queste regioni con le province romane nel II secolo d.C. Quindi, è incluso il sistema stradale sulla riva sinistra dell’Eufrate tra Samosata ed Edessa (le moderne Samsat e Şanlıurfa, Turchia), poiché il confine esatto tra l’Impero romano e il regno di Edessa è impossibile da definire con esattezza. Dura-Europos in Siria è inclusa, sebbene sia stata annessa definitivamente intorno al 165 d.C. Altre regioni a est (Armenia, Mesopotamia) non sono incluse, poiché furono annesse dai Romani solo per un breve periodo all’inizio del II secolo d.C. Sono incluse una serie di oasi del Sahara settentrionale (Jaghbub, al-Wahat, Marada, Zillah, Waddan e Fezzan in Libia, e Touggourt in Algeria) che, pur non facendo parte dell’Impero Romano, facevano parte della rete commerciale romana in Nord Africa. È inclusa anche la regione tra il Vallo di Adriano e il Vallo Antonino in Britannia, sebbene il controllo romano lì fosse solo effimero.
Le strade romane in Italia
Le strade dell’Italia centrale hanno Roma come punto focale, sono numerose, molte hanno un nome e sono ben conosciute. Le strade pubblicate nell’Atlante di Barrington sintetizzavano le informazioni precedentemente pubblicate e sono state utilizzate come punto di partenza. La documentazione digitale offerta dal progetto Appia Regina è stata utilizzata per ricostruire il percorso della Via Appia. La maggior parte delle strade romane di Puglia, Basilicata e Calabria è stata digitalizzata seguendo l’Atlante Barrington e altre fonti. Scrivono gli esperti: “Rispetto ai dataset precedenti, questo lavoro ha portato a una maggiore accuratezza spaziale e a una maggiore copertura nella zona pedemontana alpina”.
Per quanto riguarda la Campania settentrionale e la Media Valle del Volturno, i dati stradali si basano sul lavoro della professoressa Giuseppina Renda, che a sua volta si basa su una varietà di fonti: documentazione archeologica, ricognizioni sul campo e conoscenza diretta del territorio, combinate con itinerari letterari e antichi, fonti epigrafiche, cartografiche antiche e contemporanee, supportate da telerilevamento e analisi spaziale. Il set di dati deriva da rilievi sul campo dei tracciati, combinati con la digitalizzazione della cartografia antica e i risultati della fotointerpretazione e degli scavi archeologici. Anche in questo caso, “rispetto ai set di dati precedenti, questo lavoro ha portato a una maggiore accuratezza spaziale e a una maggiore copertura in Campania”.
La localizzazione delle strade romane in Sardegna è stata digitalizzata utilizzando il sistema stradale romano presentato da Attilio Mastino e digitalizzato. Le strade romane sono state identificate principalmente tramite dati di scavo e rilievi topografici. Dove possibile, sono stati utilizzati anche miliari in situ.
Il team di ricercatori
Ecco i nomi dei ricercatori: Pau de Soto, Adam Pažout, Tom Brughmans, Peter Bjerregaard Vahlstrup, Álvaro Auir, Toon Bongers, Jens Emil Bødstrup Christoffersen, Maël Crépy, Mathias Holland Johansen, Joseph Lewis, Louis Manière, Michele Rüzgar Massa, Louise Matilde Harreby Møller, Bérangère Redon, Giuseppina Renda, Hamdi Şahin, Adéla Sobotková, Amanda Leighton Spatzek, Philip Verhagen e Barbora Weissova.


