Tra i reperti spicca il tesoro di Tutankhamon
Con una superficie di 500.000 mq e una collezione di oltre 100mila reperti, il nuovo Grand Egyptian Museum è stato inaugurato lo scorso 1° novembre a Il Cairo, a pochi passi dalle Piramidi di Giza, offrendo un percorso immersivo tra storia, tecnologia e architettura contemporanea. Il nuovo museo è ufficialmente aperto da lunedì 3 novembre e tra i reperti risalta il tesoro di Tutankhamon, il faraone bambino, finalmente ricongiunto. Presente anche il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, che ha dichiarato: “Italia ed Egitto vantano rapporti millenari e una cooperazione culturale esemplare”.
La cerimonia
Ballerini, attori, musicisti, fuochi d’artificio e giochi di luce. Indimenticabile lo spettacolo realizzato per l’inaugurazione del nuovo Grand Egyptian Museum (Gem). Il presidente egiziano Abdel Fattah Al Sisi ha celebrato l’apertura in grande. Tante le figure di spicco giunte dal mondo, fra le quali: il presidente libanese Joseph Aoun, le delegazioni di Kenya, Azerbaigian, Gibuti, Cipro e Armenia. Presenti anche il principe ereditario del Bahrein e il capo del Consiglio presidenziale libico Mohamed al Menfi. Per gli Stati Uniti d’America era presente il consigliere per i rapporti con i Paesi arabi Mossad Boulos, mentre per il Giappone – che ha investito nell’opera – c’era Akihiko Tanaka, presidente dell’Agenzia giapponese per la cooperazione internazionale. Non è mancato neppure il presidente dell’Autorità palestinese Abu Mazen.
La storia in pillole
Il nuovo museo è il più esteso al mondo. Per questo motivo è stato consacrato come ‘la quarta piramide’, dopo quelle di Cheope, Chefren e Micerino, alle quali è ora collegata da un passaggio. Il progetto è stato ideato nel 1992 durante la presidenza di Hosni Mubarak. L’obiettivo era di alleggerire il Museo Egizio, ormai troppo piccolo per ospitare i tanti reperti accumulati nei secoli. Sono stati necessari oltre vent’anni di lavori, intrecciati a crisi economiche, rivoluzioni, pandemia e tensioni regionali. L’apertura è dunque un importante traguardo.
Il museo
La facciata è triangolare: in vetro e lunga 600 metri. Un omaggio alle piramidi e un modo per ammirare il complesso di Giza. L’atrio d’ingresso ospita il colosso di Ramses II, alto 11 metri, con un peso di 83 tonnellate e risalente a 3.200 anni fa. La statua è stata scoperta nel 1820 dall’esploratore ed egittologo genovese Giovanni Battista Caviglia nel Grande Tempio di Ptah, vicino a Menfi, la capitale dell’Egitto durante l’Antico Regno. È stata spostata dal centro del Cairo, dove per anni ha regnato su una rotatoria. Si possono ammirare anche le statue di Tolomeo II e Arsinoe II, collocate anch’esse nel foyer del museo. Una scalinata di sei piani accompagna alle gallerie e un ponte collega il museo alle piramidi. Il Grand Egyptian Museum è stato progettato da un team di architetti guidato da Heneghan Peng Architects (HPARC), uno studio di architettura con sede a Dublino e a Berlino. Fra i reperti, è presente la barca solare di Khufu (Cheope), lunga 43 metri e risalente a 4.600 anni fa.
La Galleria di Tutankhamon
L’attrazione di punta è la Galleria di Tutankhamon. La tomba del faraone è stata scoperta nel 1922 dall’archeologo britannico Howard Carter. È possibile ammirare fra i vari reperti la maschera funeraria in oro, quarzite, lapislazzuli e vetro colorato, ma anche una riproduzione della tomba a grandezza naturale, arricchita da proiezioni. Il tesoro è composto da oltre 5.500 reperti, fra i quali il sarcofago dorato e il trono d’oro, ora organizzati dall’Atelier Brückner ed esposti tutti insieme per la volta, in un’apposita galleria che occupa da sola 7.000 mq.
Al-Sisi: “Nuovo capitolo della storia”
Il presidente dell’Egitto, Abdel Fattah-Al-Sisi, ha commentato all’inaugurazione: “Oggi, mentre celebriamo l’apertura del Grande Museo Egizio, stiamo scrivendo un nuovo capitolo della storia del presente e del futuro, nel nome di questa antica patria”.
Il contributo dell’Italia
L’Italia ha fornito un importante contribuito alla realizzazione del Grand Egyptian Museum. Il GEM si è inoltre avvalso della collaborazione scientifica del Museo Egizio di Torino. La partecipazione italiana si è focalizzata su aspetti legati alla gestione, all’accessibilità del museo, alla consulenza sulla gestione e l’interpretazione dei reperti.
Giuli: “Italia ed Egitto vantano rapporti millenari e una cooperazione culturale esemplare”
All’inaugurazione ufficiale del Grande Museo Egizio (Grand Egyptian Museum) a Il Cairo era presente anche il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, in rappresentanza del Governo italiano. Con lui c’erano anche 79 esponenti internazionali invitati per l’occasione. Giuli ha dichiarato: “È una gioia e un onore rappresentare il governo italiano all’inaugurazione del Grand Egyptian Museum. Uno scrigno che esalta la magnificenza della civiltà egizia e il suo fascino senza tempo. Siamo lieti che questo straordinario patrimonio culturale, orgoglio dell’Egitto, abbia una nuova, monumentale casa. Investire nella cultura è essenziale per promuovere pace, stabilità e sviluppo nel Mediterraneo. Italia ed Egitto vantano rapporti millenari e una cooperazione culturale esemplare, che apporta benefici a entrambe le Nazioni e rappresenta un modello di riferimento per il dialogo euro-mediterraneo”.
La collaborazione tra Italia ed Egitto
La visita al Cairo del Ministro Giuli si inserisce in un quadro di rilevanti rapporti culturali tra Italia ed Egitto, culminati con lo scorso 23 ottobre 2025, quando alle Scuderie del Quirinale, alla presenza dello stesso Ministro della Cultura Alessandro Giuli e di Sherif Fathy, Ministro del Turismo e delle Antichità d’Egitto, si è aperta la mostra ‘Tesori dei Faraoni’. Attualmente la collaborazione tra Italia ed Egitto in ambito culturale spazia dall’archeologia, al cinema e audiovisivo.
L’importanza della diplomazia culturale
Le consolidate relazioni tra i due Paesi, testimoniano il successo e la rilevanza dei rapporti di diplomazia culturale nel contesto del Piano Mattei per l’Africa. In questa prospettiva generale lo sguardo del Ministero della Cultura abbraccia molteplici rapporti di collaborazione con diversi paesi africani. Segno di consapevolezza e attenzione della cultura italiana per la matrice del Mediterraneo allargato e per l’Africa.


