Totò è protagonista nella sua Napoli. La mostra a Palazzo Reale

da | 29 Ott 2025 | Appuntamenti, Arte e Cultura, Mostre ed Eventi, Persone e Carriere

La nipote di Totò, Elena Anticoli de Curtis: “Napoli è stata la sua tavolozza, la sua ispirazione interiore e artistica”

 

Dal 31 ottobre 2025 fino al 25 gennaio 2026 Palazzo Reale a Napoli, nella Sala Belvedere, ospiterà la mostra ‘Totò e la sua Napoli’, l’inedita esposizione che celebra il grande legame inscindibile tra Totò e Napoli in occasione delle celebrazioni per i 2500 anni della fondazione di Napoli. Il progetto è a cura di Alessandro Nicosia e Marino Niola ed è organizzato e prodotto da C.O.R. Creare Organizzare Realizzare.
La nipote di Totò, Elena Anticoli de Curtis: “Totò è Napoli e Napoli è Totò. Napoli è stata la sua tavolozza, la sua ispirazione interiore e artistica, il suo duale discernimento con cui ha dipinto alcune delle pagine più belle del panorama artistico teatrale e cinematografico italiano ed europeo”.

Prima tappa di un progetto che proseguirà a New York

Nella città da lui tanto amata, la mostra omaggia uno dei suoi figli più illustri e simbolo universale di napoletanità e genialità comica. L’esposizione è la prima tappa di un progetto che proseguirà a New York nella prossima primavera, proseguendo idealmente quel ponte culturale tra Napoli e il mondo che l’attore ha sempre rappresentato.

Uno, nessuno, centomila

Totò e la sua Napoli si propone di far affiorare quel legame tra Antonio De Curtis e la città dove si è formato il suo sguardo, affinato il suo linguaggio comico e costruito quel volto inconfondibile ma provvisorio, pronto a cambiare fattezze, come ogni maschera che si rispetti. Come emerge dall’esposizione, è impossibile parlare di Totò senza parlare di Napoli, la grande sorgente della sua attorialità ma anche della sua personalità. Della sua capacità di essere uno, nessuno e centomila.

Niola: “Simbolo che rappresenta tutti coloro che in ogni paese del mondo si sentono vesuviani”

Spiega Marino Niola: “Di fatto Totò riassume le mille identità di una Napoli che diventa teatro universale, grande metafora della condizione umana. La città lo ha amato moltissimo e incondizionatamente perché ciascun napoletano si è riconosciuto in una delle mille sfaccettature di questa maschera interclassista. Personaggio e persona nel senso letterale del termine che significa appunto maschera. In effetti Totò e la sua Napoli vuole mostrare come Partenope ha modellato Totò e come Totò ha rimodellato Partenope, in tutta la sua miseria e nobiltà, facendone un simbolo che rappresenta tutti coloro che in ogni paese del mondo si sentono vesuviani”.

Il legame tra Totò e Napoli

Il legame tra Totò e Napoli si ritrova, come i curatori evidenziano, in tutta la sua arte: nel teatro, con gli spettacoli della Compagnia Stabile Napoletana e le collaborazioni artistiche con i grandi fratelli De Filippo; nel cinema, con molteplici film tra i quali Miseria e nobiltà e L’oro di Napoli, che rappresentano la napoletanità a tutto tondo; nella poesia attraverso versi che celebrano la bellezza e lo spirito della città. Tra le più emblematiche, ’A livella e Napule, tu e io, nelle canzoni con Margellina blu e il suo capolavoro Malafemmena, espressione di quel lirismo quasi sacrale che hanno i napoletani verso “l’ammore”.

Totò come “maschera perfetta di Napoli”

Così ogni volta il principe de Curtis si nascondeva dietro il personaggio che lui era e non era, tanto che parlava di sé in terza persona. “Uno snobismo plebeo e insieme una sprezzatura aristocratica – dice Marino Niola– come quella dei grandi attori della Commedia dell’Arte che si facevano ritrarre con la maschera in mano e mai sul volto, per sottolineare quell’impercettibile abisso che li separa. Per far capire che il personaggio non è la persona, ma il suo doppio. E in questo, Totò era la maschera perfetta di Napoli, una città-mondo che è facile riconoscere ma che è difficile conoscere”. Popolata com’è di marionette stralunate, di parole in libertà, di caratteristi h24, di personaggi in cerca di autore “ricchi di guai, di beffe subite, di appetiti arretrati”.

Totò, tra filmati e testimonianze

Il visitatore potrà ripercorrere il suo mondo e la sua storia attraverso documenti originali, manufatti, ricordi, fotografie, filmati, costumi, installazioni mediali, ricostruzioni scenografiche, manifesti e locandine, giornali, testimonianze di coloro che lo hanno amato. La mostra si articola in sezioni tematiche che ripercorrono la vita e la carriera dell’artista: Le origini, Il Rione Sanità, Il teatro, Le canzoni, Il cinema, Le poesie, Un maestro insostituibile, Totò e le bellezze della sua Napoli, Il saluto della sua Napoli. Ci sarà spazio anche per i focus su Il Principe di Bisanzio e Gli amori di Totò. Un momento particolarmente emozionante dell’esposizione sarà l’ascolto dell’orazione funebre tenuta il 17 aprile 1967 da un Nino Taranto che non riesce a trattenere il pianto in piazza del Carmine davanti a centomila persone in lacrime.

Tanti i prestiti

Tanti i generosi prestiti: l’Archivio centrale dello Stato di Roma, l’Archivio di Stato di Napoli, l’Archivio Fotografico Riccardo Carbone, l’Archivio Fotografico Parisio, la Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele III, Lucchesi Palli di Napoli, la Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia – Archivio Cesare Zavattini, la Collezione Domenico Livigni, la Collezione degli eredi Tina Pica, la Collezione degli eredi Totò, il Museo Biblioteca dell’Attore di Genova, Gino Campolongo, l’Archivio Storico Luce, le Rai Teche, la Sartoria Teatrale Sorelle Ferroni. Fondamentale la partecipazione degli eredi di Totò, che hanno messo a disposizione i loro ricordi e i tanti documenti di proprietà.

Tra i promotori, anche il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale

La mostra ‘Totò e la sua Napoli’ è promossa dal Comitato Nazionale Neapolis 2500 con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Palazzo Reale di Napoli (Ministero della Cultura), con la partecipazione degli Eredi Totò. Il progetto è a cura di Alessandro Nicosia e Marino Niola ed è organizzato e prodotto da C.O.R. Creare Organizzare Realizzare.

La nipote di Totò, Elena Anticoli de Curtis: “Totò è Napoli e Napoli è Totò”

La nipote di Totò, Elena Anticoli de Curtis, racconta: “Da oltre dieci anni ho l’opportunità di portare avanti la memoria di mio Nonno, Antonio de Curtis di Bisanzio, in arte Totò; ed è a mia madre, Liliana de Curtis, che devo questo mio percorso nel continuare sulla scia da lei iniziata negli anni Ottanta, quella di mantenere viva la sua memoria contribuendo a preservare l’inestimabile patrimonio artistico e umano alle future generazioni. Come nipote di Totò, non posso che essere fiera e orgogliosa di questo ennesimo omaggio alla sua figura immensa e intramontabile, con questa mostra ‘Totò e la sua Napoli’, che accompagna i visitatori tra le pieghe del suo particolare rapporto e legame con Napoli. E in totale adesione con quanto viene sentito e condiviso dal popolo napoletano non siamo fuori pista nell’affermare che Totò è Napoli e Napoli è Totò”.

Prosegue Elena: “Doppiamente cittadino, doppiamente napoletano, mio nonno viveva la dualità che da sempre accompagna e contraddistingue la storia di questa millenaria città, Napoli. Mio nonno nasce nel cuore del quartiere Vergini-Sanità, in quella via che porta il nome di Santa Maria Antesaecula, definizione che porta in sé l’idea di un’origine che supera il tempo, antica e labirintica strada che quando la percorsi all’età di sedici anni accompagnando mamma tra una folla in visibilio mi fece prendere coscienza che nonno non era un personaggio qualunque. E raccontarlo, spiegarlo, sarebbe un percorso fatto di sovrapposizioni, stratificazioni, intersecazioni e congiunzioni tra vita privata e vita artistica, pensiero e follia, consuetudine e sovversione”.

E ancora: “A distanza di 58 anni dalla sua morte continua a essere presente, e questa presenza elegge Napoli a residenza dell’anima, a luogo metafisico dove il mito e l’umano si fondono, vivendo nei cuori e nel quotidiano dei napoletani, non solo per un diritto topografico o anagrafico. Totò, mio nonno, viene ancora oggi vissuto come uno di famiglia, con il senso di un’appartenenza, quasi parentale, e in parte lo è. Ma è un rapporto che va al di là degli schemi… Mio nonno non solo è nato a Napoli, ma è anche nato da una storia millenaria che nei primi anni della sua vita ha respirato, assorbito, formato, e a volte segnato. Infine, lo ha trasformato nel genio che tutti conosciamo. C’è un senso dell’essere napoletano che è un modo di esistere, un farsi abitare dalla città più che abitarla, nel suo canto e nel suo grido, nel rapporto duale di luci e ombre, e tenerla nelle vene è come un privilegio”.

Continua Elena: “Il rapporto di nonno con Napoli mi fa pensare alla duplice idea che ne traggono quasi tutti, tra l’essere Totò e l’aristocratico principe Antonio de Curtis, sintesi ed espressione di un dualismo sempre presente anche nella lettura della città come della vita, dove abbiamo un sotto e un sopra, miseria e nobiltà, bene e male, vita e morte, uomini e caporali… Se Napoli è una città mondo, dove lo ‘schema’ è per secolare attribuzione un ambito e non un perimetro o una cornice, dove la forza creativa di un’attitudine alla sopravvivenza, declinata nell’arte di arrangiarsi, è elemento costituente di un modo di vedere e inventarsi la vita, allora è possibile intuire come mio nonno nell’arte e nella vita ha saputo incarnare l’anima e la grandezza di un popolo. Ed è qui che si dipana il mito, che si intreccia realtà e leggenda”.

Conclude Elena: “Ha rappresentato la fame con grande dignità, tutti ricordano la scena di Miseria e Nobiltà mentre salta su un tavolo imbandito per mettersi delle manciate di pastasciutta in tasca… Tutta la storia della grande comicità cinematografica è la storia di gesti esagerati che incarnano sentimenti reali, riconoscibili da tutti, ultimi e primi. Egli aveva una capacità inesauribile di spiattellare l’ipocrisia implicita nel ventaglio dei comportamenti sociali, adoperando una ricorrente messa in crisi di ogni norma, dell’autorità e della regola, assumendo quasi i contorni di una funambolica e fantasiosa forma di vita giunta sulla terra con la missione di destrutturare i saperi costituiti… Napoli è stata la sua tavolozza, la sua ispirazione interiore e artistica, il suo duale discernimento con cui ha dipinto alcune delle pagine più belle del panorama artistico teatrale e cinematografico italiano ed europeo. Un uomo che attraversando la notte della vita, ha saputo essere il sole di un palcoscenico dove forza e fragilità danzavano incessantemente tra la pelle e il costume di scena”.

Alessandro Nicosia: “Straordinaria testimonianza identitaria della storia del Novecento partenopeo”

Alessandro Nicosia, ideatore e curatore della mostra, spiega: “In occasione delle celebrazioni per i 2500 dalla Fondazione di Napoli, alla luce del mio grande amore per Totò, ho ritenuto che una mostra inedita sul Principe della Risata potesse rappresentare, grazie alla sua napoletanità, una straordinaria testimonianza identitaria della storia del Novecento partenopeo. L’artista ha sempre portato la sua città nel cuore e Napoli lo ha riconosciuto come uno dei suoi figli più illustri, celebrandolo nei vicoli e nelle piazze con murales che ne immortalano il volto iconico e statue che ne rendono eterna la memoria. Le sue battute e i suoi sketch mettono in luce i problemi della città, come le difficoltà a trovare lavoro, l’emigrazione, l’amore per la tradizione e la cultura napoletana e molti dei suoi film e delle sue performance sono caratterizzate da un forte senso di solidarietà e lotta contro l’ingiustizia sociale, un elemento che lo ha reso un’icona popolare tra i concittadini”. Prosegue Nicosia: “Alla luce di tutto questo è nata l’idea di costruire una mostra inedita Totò e la sua Napoli che raccontasse al grande pubblico questa straordinaria storia in una prospettiva diversa, ricca di spunti e di curiosità e un’opportunità di scoperta per le generazioni più giovani. Ho presentato il progetto espositivo al mio amico Pupi Avati, membro del Comitato Nazionale Neapolis 2500, che l’ha accolta con grande entusiasmo”.

Il ricordo

Dice il regista: “Mi sembra che sia sempre stato considerato soltanto un comico, nonostante la sua cinematografia straordinaria. Non è mai stato sufficientemente apprezzato, se non negli ultimissimi tempi. È stato relegato alla figura di commediante, anche se firmava le sceneggiature dei film in cui recitava ed era dotato di una capacità poetica rara. Per questo mi sembrava giusto riconoscere il suo talento e ricordarlo. Totò raccontava Napoli in una maniera unica, esprimeva l’essenza della città e del suo popolo alla stregua di Edoardo De Filippo. I napoletani devono essere orgogliosi di essere rappresentati da una figura tanto creativa: le scene più memorabili dei suoi film sono frutto della sua improvvisazione, questo ci dà un’idea del suo talento. Io ebbi la fortuna di vederlo a teatro da bambino. Conservo dei ricordi indelebili di lui, che è stato anche il primo a fare un film a colori in Italia”.

Un catalogo che raccoglie storia e testimonianze

Totò e la sua Napoli, sarà accompagnata da un importante catalogo pubblicato da Gangemi Editore, un volume che raccoglie storia, immagini e un ricco repertorio di straordinarie testimonianze, offrendo una profonda comprensione del suo spirito eclettico in cui molti giovani si ritrovano condividendo la sua voglia di libertà.

 

Info. Palazzo Reale a Napoli, Sala Belvedere. Orari: dalle ore 09:00 alle ore 20:00. Chiuso il mercoledì.

Clicca sul Banner per leggere Territori della Cultura n° 61