Ora si discute sulla necessità di rafforzare ulteriormente la sicurezza
L’ormai noto furto messo a segno al Louvre di Parigi sta facendo discutere, sia per quanto riguarda i gioielli della Corona rubati, del valore di circa 88 milioni di euro, sia in merito al tema della sicurezza. Intanto, sono stati fermati due uomini sospettati di essere membri della banda.
Il furto
Siamo al 19 ottobre e sono circa le 9:30. Quattro persone hanno messo in atto un furto spettacolare che ha duramente colpito il museo, dove sono in corso dei lavori. Due erano a bordo di uno scooter, mentre due indossavano vestiti da operai con gilet gialli e, attraverso un montacarichi, si sono introdotte nella Galleria d’Apollo del museo del Louvre di Parigi e rubato otto gioielli appartenenti alla collezione di Napoleone e dell’imperatrice in pochi minuti. Un bottino stimato in circa 88 milioni di euro.
Una cifra che, come sottolinea la procuratrice di Parigi, Laure Beccuau, “è estremamente spettacolare” sebbene ovviamente non abbia “nulla di comparabile al danno storico”. Secondo il quotidiano Le Parisien, due dei gioielli rubati sono stati recuperati all’esterno del museo, tra questi la corona dell’imperatrice Eugenia, che però risulterebbe danneggiata. Il gioiello recuperato è incastonato con 1.354 diamanti, 113 rose e 56 smeraldi. La procuratrice ha inoltre sottolineato che i ladri “non guadagneranno questa somma se avessero la pessima idea di fondere questi gioielli”. Infatti, il valore culturale e storico è inestimabile e un’operazione di questo tipo diventerebbe antieconomica.
I gioielli rubati
In soli sette minuti i ladri hanno rubato un diadema della parure della regina Marie-Amélie e della regina Ortensia; un collier della parure di zaffiri della regine Marie-Amélie e della regina Ortensia; orecchini fabbricati con due pietre della parure di zaffiri della regina Marie-Amélie e della regina Ortensia; un collier di smeraldi della parure di Marie-Louise; un paio di orecchini di smeraldo della parure di Marie-Louise; una spilla detta spilla reliquia; un diadema dell’imperatrice Eugenia; un grande gioiello da corsetto dell’imperatrice Eugenia. Come riportano le varie testate, la procura di Parigi ha aperto un’inchiesta per furto organizzato e associazione a delinquere finalizzata alla commissione di un reato. L’inchiesta è stata affidata alla Brigata di Repressione del Banditismo della Polizia Giudiziaria (Brb) con il supporto dell’Ufficio centrale per la Lotta al traffico di beni culturali (Ocbc). Sono già stati effettuati i prelievi del Dna.
La dinamica
Come riporta RaiNews, il ministro Nunez, ex prefetto di Parigi, ha evidenziato che “alcuni individui sono entrati dall’esterno con una piattaforma mobile” e che i ladri avrebbero fatto parte “di una squadra che prima era andata in ricognizione”. I vetri sarebbero stati tagliati con piccole motoseghe a mano. I ladri hanno aperto le vetrine con una smerigliatrice angolare. La scena è stata parzialmente filmata con un cellulare e trasmessa dai notiziari. Ovviamente, le persone presenti sono state evacuate in modo da permettere alle indagini di fare il loro corso. Il Louvre è rimasto chiuso per tre giorni prima di riaprire. Alcuni addetti alla sicurezza sono intervenuti prontamente, mettendo in fuga i ladri prima che questi potessero terminare il colpo e ripulire totalmente la scena del crimine. Durante la fuga, i malviventi hanno perso vari oggetti, fra i quali un walkie-talkie, un gilet giallo, una fiamma ossidrica, un casco e una tanica di benzina.
Fermati due sospettati
Gli scorsi giorni la polizia francese ha fermato due uomini di circa trent’anni sospettati di fare parte della banda di ladri. A evidenziarlo per primo il settimanale Paris Match. Il primo è stato fermato all’aeroporto Charles de Gaulle, mentre stava per salire su un aereo diretto in Algeria. A bloccare l’uomo sono stati gli agenti della Direzione nazionale della polizia alle frontiere (Dnpaf). Il secondo è stato bloccato nel dipartimento della Seine-Saint-Denis, nella banlieue a nord di Parigi. Secondo Le Figaro era in partenza per il Mali. Sarebbero ladri esperti nel furto su commissione. Come riporta La Stampa, Laure Beccuau ha specificato che la divulgazione della notizia dei due fermi “non può che nuocere agli sforzi delle indagini del centinaio di inquirenti mobilitati nella ricerca dei gioielli e dell’insieme dei malfattori”, aggiungendo che “è troppo presto per fornire precisazioni”.
La questione della sicurezza
Secondo quanto riportato da Open, il critico d’arte Didier Rykner avrebbe rivelato al Corriere della Sera che l’allarme avrebbe suonato quando ormai i ladri erano all’interno del museo. Tuttavia, Laure Beccuau avrebbe confermato che gli allarmi fossero in funzione. La direttrice del Louvre, Laurence Des Cars, ha sottolineato la necessità di rafforzare la sicurezza con una “stazione di polizia all’interno del museo”. Durante un’audizione al Senato la direttrice ha specificato che “nonostante i nostri sforzi e il nostro lavoro siamo stati sconfitti”, riferendosi al fatto di non essere riusciti a proteggere gioielli che “rappresentano la Francia nel mondo”. Ancora ha sottolineato: “L’attacco di domenica ci ricorda che la violenza criminale non si fermerà. Il Louvre, come molti altri musei nel nostro Paese e nel mondo, non è immune alla crescente brutalizzazione della società”. LA des Cars ha sottolineato come begli ultimi dieci anni sia stata garantita “una forte sicurezza” ma ha ribadito la necessità di ristrutturare le varie zone del museo in modo da renderle sempre più sicure.
Macron: “Attacco a un patrimonio che è la nostra storia”
Il presidente francese Emmanuel Macron ha commentato il furto al Louvre sottolineando come esso sia “un attacco a un patrimonio a noi caro perché è la nostra storia. Ritroveremo le opere e gli autori saranno portati davanti alla giustizia”. Ha aggiunto: “Tutto viene fatto, ovunque, per riuscirci, sotto la guida della procura di Parigi”. Inoltre, Macron ha precisato che la sicurezza verrà rafforzata e che il progetto “sarà garante della preservazione e della protezione di quello che costituisce la nostra memoria e la nostra cultura”.


