Egadi, riemerso elmo risalente alla prima guerra punica

da | 15 Set 2025 | Archeologia, Arte e Cultura

Straordinario ritrovamento nelle acque delle Isole Egadi: recuperato un elmo in bronzo di tipo Montefortino, integro e con paraguance, testimone della battaglia navale del 241 a.C. tra Roma e Cartagine

Lo scorso agosto, nelle acque delle Isole Egadi, i subacquei altofondalisti della Società per la documentazione dei siti sommersi (Sdss), guidati da Mario Arena, hanno riportato alla luce un reperto eccezionale. Si tratta di un elmo risalente alla prima guerra punica, in bronzo e di tipo “Montefortino”, completo dei suoi paraguance. Le operazioni si sono svolte sotto la supervisione della Soprintendenza del Mare e con il supporto dell’Area Marina Protetta, del Comune di Favignana e della Capitaneria di Porto.

La datazione dell’elmo Montefortino

L’elmo appartiene a una tipologia in uso tra il IV e il I secolo a.C., tipica dell’equipaggiamento delle legioni romane e proviene dall’area dove si combatté la battaglia del 241 a.C., che segnò la vittoria della flotta romana guidata da Gaio Lutazio Catulo contro quella cartaginese di Annone. Lo scontro mise fine alla prima guerra punica e aprì la strada alla supremazia di Roma nel Mediterraneo occidentale. L’integrità del reperto, rarissima dopo oltre duemila anni trascorsi sui fondali, offre agli studiosi l’opportunità di analizzare in dettaglio le tecniche di fabbricazione, le soluzioni funzionali e gli elementi di protezione adottati dai soldati romani.

Le parole dell’assessore Scarpinato

“L’elmo Montefortino è uno dei più belli e completi mai recuperati” ha dichiarato l’assessore regionale ai Beni culturali, Francesco Paolo Scarpinato. “Questi reperti arricchiscono la conoscenza della battaglia del 241 a.C. e rafforzano l’immagine della Sicilia come custode di un’eredità unica. Continueremo a investire nella tutela e nella valorizzazione di questo patrimonio, risorsa identitaria fondamentale per la nostra Isola”, ha aggiunto Scarpinato.

Gli altri reperti rinvenuti

Il recupero dell’elmo si inserisce in una campagna di ricerca pluriennale che ha già restituito decine di altri reperti. Durante la stessa missione, i subacquei hanno recuperato anche una grande maniglia in bronzo proveniente dal cosiddetto “relitto del banco dei pesci”, datato al V secolo d.C., e sottoposto a pulizia il rostro romano numero 25, già recuperato in passato, con l’iscrizione “Ser.Solpicio C.F. Quaestor Probavit”. Quest’ultima, secondo gli studiosi, rimanda probabilmente a Servio Sulpicio, questore e figlio di Gaio, console nel 243 a.C. L’attività di ricerca, condotta dalla Sdss con la Soprintendenza del Mare, ha ricevuto nel tempo anche il sostegno della Rpm Nautical Foundation, fondazione statunitense che ha messo a disposizione risorse economiche e navi oceanografiche per l’esplorazione dei fondali.

Le attività di conservazione e restauro

Subito dopo il recupero, un team specializzato ha avviato un accurato trattamento conservativo sull’elmo e sugli altri reperti. Le operazioni sono state rese possibili grazie al sostegno del mecenate statunitense Michel Garcia, che ha finanziato le attività di conservazione e restauro. In parallelo, presso lo studio radiologico del dottor Giuseppe Perricone a Trapani, i ricercatori hanno sottoposto circa trenta reperti metallici a tomografie computerizzate. Le TAC hanno rivelato, all’interno delle incrostazioni, armi come spade, lance e giavellotti, rimasti sepolti per oltre duemila anni.